Nella pelle di un uomo…o di una donna (Italian only)

Perché le donne si illudono sempre? Anche le sue amiche ci credono: le donne sono tutte uguali. (Stazioni, in Punti e Interrogativi, p. 61)

L’ho fatto una volta soltanto. È poco, lo so. Non prendetemi per una che non sa innovare, che non vuole provare niente di nuovo. Ma in prima persona, con voce di uomo, l’ho fatto davvero una volta soltanto. Con il racconto Stazioni, edito da Tombolini nella raccolta Punti e interrogativi. L’esperimento mi pare riuscito, pur non essendo un uomo. E ci dovrei riprovare.

Il fatto è che non mi è mai venuto spontaneo, il raccontare storie di uomini con voce di uomo. Del resto, sono una donna. E ci sono talmente tante storie da narrare con voce di donna, con una voce mia o che rappresenti altre donne, che la priorità è slittata altrove. Volevo rompere quel silenzio che da secoli appartiene alle donne, alle minoranze etniche e/o religiose, alle classi dominate, alle persone diversamente abili o omossessuali, e mi scuserete se ne ho tralasciate di altrettanto degne di nota. Ne parlo proprio oggi, nell’intervista rilasciata sul blog dello scrittore Massimo Lazzari.

Alcuni mesi fa sono entrata in libreria per farmi consigliare dei libri. Una libreria di quelle dove il libraio fa ancora il libraio, non il venditore. Ricordo che mi fu proposto un volume che narrava la storia di tre ragazzi. La mia prima reazione è stata, no, grazie, raccontateci storie di donne, per favore. Sono quelle, che voglio leggere.

Interessante sarebbe anche avere più uomini che si calano nei panni di una donna nei loro esperimenti letterari. Tolstoj e Flaubert ci sono riusciti incredibilmente bene, dopotutto. Di ciò parla anche Seba Marvin  in un post in cui sottolinea la mancanza cronica di personaggi femminili. Sì, perché le ragazze, nei libri di uomini, spesso esistono solo come appendice.

E quindi, se vi va di sentire tante voci di donna protagonista, leggete e consigliate il mio ultimo libro, Punti e Interrogativi. Non è scontato, non è mainstream, non è stato pubblicato perché sono cose che vendono. A parlare sono donne “vere”, quelle che quasi mai vengono ascoltate.

Io ho scelto di dar loro una voce.

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Ps: visto che di voce si parla… Punti e interrogativi è disponibile anche in audiobook!

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Nuove autrici visibili: letture per l’estate, al femminile

“Tutto ciò era considerato strano: in fondo cosa ci capiamo, noi donne, di cose importanti? Noi siamo brave soprattutto con ciò che pare sciocco o irrilevante. Quelle cose che si trascurano come la polvere, credendo che siano invisibili.” (Misure variabili, da Punti e interrogativi della collana Oceania di Antonio Tombolini Editore, p. 11)

Invisibili? Non sia mai. Dando seguito al mio ultimo post sull’invisibilità delle donne in letteratura, vi presento alcune autrici di Antonio Tombolini Editore, che ha pubblicato anche la mia raccolta di racconti: Punti e Interrogativi. E siccome ATE rompe gli schemi tradizionali in materia editoriale, ve le presento in ordine di titolo, e pure dis-alfabetico. Ce n’è per tutti i gusti: giallo, rosa, nero… rosso, viola, bianco, arancione, blu e verde. Mi sono divertita a attribuire a ciascuno un colore. Quale sarà il vostro? Per non sbagliare, sceglietene più d’uno.

Viola e verde di Pamela Dalla Mina, collana Officina Marziani (arancione.. se no era scontato)

Viola e verde, due colori contrastanti. Viola come metamorfosi, creatività, forza spirituale. Verde come solidità, perseveranza, azione, energia. E due ragazze, la viola Futura e la verde Giada, con tutti i problemi della loro giovane età. Giada la strana, la positiva, la brillante. Futura che malgrado il nome vive nel presente, pessimista e a detta sua noiosa. E poi ragazze di altri colori, tutte da scoprire. Tra sparizioni e uscite, tra amori e disillusioni, una scrittura pulita, decisa, eppure colorata e contemporanea come quelle che le nuove generazioni vaganti sui social network sanno offrirci. E a tratti si ha l’impressione di essere piombati proprio lì, a cercare il senso nei dialoghi senza senso che l’autrice sa riprodurre in modo fedele. Ma ha senso soprattutto la disperazione di Futura che di futuro non ne vede, che non vuole “restare in superficie a godere delle briciole”, che vuole scavare nel profondo. Dove ci porterà la sua esplorazione? A fare da sfondo, leggere o pesanti ma sempre colorate, le emozioni. Sofferenza, ira, rabbia, disperazione: le vere protagoniste di questo romanzo.

Tranne il colore degli occhi di Roberta Marcaccio – collana Amaranta (blu, o azzurro)

C’è un segreto che pulsa, in questo libro. Lo percepiamo fin dalle prime pagine, con il fiato sospeso, mentre impariamo a conoscere il luogo solitario di un entroterra di provincia in cui tutto, tanto tempo fa, è accaduto. E attorno a questo segreto l’autrice tesse una trama ben orchestrata che, tramite polifonia e analessi, lo fa tornare in superficie. È una storia di amicizia, quella tra Michela e Annamaria, bambine la cui forte amicizia è legata al colore dei loro occhi. Ma è anche una storia di amori, di dolori, di misteri, di ricongiungimenti, di sacrifici. E Roberta Marcaccio la sa narrare con abilità in uno stile sicuro, che tralascia il superfluo per dedicarsi all’essenziale e regala a questo romanzo un ritmo dolce e al contempo incalzante, tanto simile alle due amiche che lo animano. Tra tagli e pieghe (di capelli e di abiti) della fremente capitale e l’immobilità dello sperduto San Felice c’è l’abisso che le ha divise, un giorno, e che solo l’urgenza verrà a colmare. La strega l’aveva sempre saputo. Ora, il momento è arrivato. Anche per chi vuole un attimo di relax e di evasione. PS: da due settimane è disponibile anche il nuovo libro di Roberta Marcaccio, Ti raggiungo in Pakistan.

Squilibri di Milvia Comastri, collana Officina Marziani (rosso)

Se c’è un filo, è decisamente rosso. Rosso come il sangue, la passione, la violenza. Soprattutto contro le donne. Vive, morte o che sopravvivono. Voci femminili, spesso, e talvolta maschili, a spiegare perché, come, quando. Sono 25 racconti brevissimi, incisivi, ritmo e lessico studiati a uno a uno. Si leggono d’un fiato, complice la brevità. Che però non è sinonimo di superficialità. Non qui. Questa autrice riesce a parlare di cose scomode, a farlo con profondità senza perdere la grazia. Anche se alcuni possono strappare un breve sorriso, non è mai un sorriso di compiacimento.

Pane, marmellata e tè di Carla Casazza, collana Amaranta (giallo – ovviamente)

Avete presente La signora in Giallo? Questi tre brevi racconti mi fanno pensare a dei mini-episodi della famosa serie. Divertenti e senza pretese, ma con una trama ben architettata, con gli indizi al posto giusto, si leggono con piacere. Vi accompagneranno volentieri sui mezzi pubblici, sul divano, in spiaggia o prima di poggiare la testa sul guanciale. Dal serial killer di casa nostra ai castelli della Loira per l’assassinio di un principe, seguiamo le avventure dei due protagonisti, la giornalista Beatrice e il poliziotto Alessio che si incontrano casualmente a… un corso di panificazione. Un setting originale e retrò per un incontro che dal giallo di tinge di rosa. Due piccioni con una fava. Ma i personaggi di Pane marmellata e tè, a differenza della Signora in giallo, sono contemporanei, giovani, pieni di vita. Alla Castle, per intenderci. Come se tradizione e modernità si fondessero. Il titolo ci trasporta in un universo casalingo, la cui continuità semantica non lascia presagire il versante giallo. A meno che il pane sia di mais, la marmellata di susine e il tè al gelsomino. Gusti un po’ strani, sì. Ma lasciatevi sorprendere.

Il limite delle parole di Pia Levy, collana Oceania (verde)

Una vicenda quasi realmente accaduta, narrata con una scrittura sicura e ricca di pathos, morbida, caratterizzata da piani narrativi diversi dove si intrecciano le vite di un’infermiera e di Maria, una paziente vittima di un infarto che pare segnare la famiglia. Lei lo riconosce subito, quando arriva. E inizia una corrispondenza intima con la figlia, mettendo insieme pezzi della sua vita, rafforzando il legame alchemico che esiste tra loro tramite le parole. Deve parlare. Deve farlo ora. Perché prima che la luce si spenga per sempre, le cose importanti della vita tornano in mente. E sono proprio le parole a permetterci di raccontarle. Eppure, anche le parole hanno un limite. Alcune cose non si possono spiegare come siamo abituati a farlo. Ma servono per ricordare, per fissare sulla carta ciò che conta. Per far sì che il “granello di sabbia nella moltitudine delle dune possa sopravvivere nel ricordo”. Pia Levy ha la capacità di spingere le parole oltre il loro limite. Così ci regala un romanzo breve, intenso e intimistico. Da assaporare con calma, a piccoli sorsi.

Dietro lo steccato di Ilaria Vitali, collana Klondike (rosa e nero)

Una confessione alla sorella e Irene si mette a nudo: un uomo l’ha lasciata senza spiegazioni. È l’incubo di ogni donna, perché le donne vogliono capire. E per riuscirci Irene fa un percorso dentro se stessa che la porta lontano, fino all’incontro con Pietro e tutto ciò che una nuova relazione implica. Rimettersi in gioco, superare il dolore, andare avanti. Ilaria Vitali ci presenta questo dramma interiore in una scrittura fluida e riflessiva che ci guida verso le domande più segrete e dolorose: domande sulla vita, sulle relazioni, sulla dipendenza amorosa o sulla difficoltà degli uomini a impegnarsi. Il romanzo scorre tranquillo verso la fine, senza abbandonare il tono intimistico che lo caratterizza. E quando ormai non ci sia aspetta più una risposta, nelle ultime pagine le ragioni della diserzione di Vittorio dalla vita di Irene vengono svelate, rivelando un romanzo dai contorni politici. Siamo arrivati alla fine del viaggio, al confine tra amore e odio, separati solo da un fragile steccato.

Boris e lo strano caso del maiale giallo di Manuela Iannetti, collana Officina Marziani (viola, che è il complementare del giallo)

Questa raccolta inizia in modo graffiante, con quattro racconti ironici e contemporanei nei contenuti. Si parla di fatti quotidiani, di code agli sportelli, incontri in treno, disoccupazione. Poi l’autrice cambia tono, esso si fa più sommesso, più intimo. Affiorano ricordi e fiumi, mari, persino le carceri diventano luoghi da narrare. Quando ormai ce l’aspettavamo caustica, con lo sguardo affilato e la penna che non perdona, quando pensavamo che il suo intento fosse trasformare fatti della banale quotidianità in eventi straordinari, dar loro il giusto rilievo, ecco che Manuela Iannetti ci stupisce ed entra nella vita di gente al margine, tratteggiando ritratti impietosi di miserie o di assurdità. Dalla superficie alla profondità, e ritorno. Questo è il movimento. E no, il giallo non c’entra niente. L’intento è diverso. Rileggo il titolo. Sarà il mostrarci strani casi? Forse sì. Ma scordatevi i maiali.

Bianca come l’Africa di Clara Piacentini, collana Officina Marziani (bianco e nero)

È una pittrice o una fotografa? Nessuno dei due, è una scrittrice. Eppure, i racconti di questa raccolta “africana” sono istantanee di vita. Il suo sguardo fotografa, la sua penna descrive, con accuratezza, attenta alle sfumature di colore. Clara Piacentini ci regala gli odori, i colori e i sapori dell’Africa nella quale ha vissuto per diversi anni, in una serie di ritratti sapientemente descritti, con un lessico ricco e una forte padronanza della lingua. Se fosse una pittrice sarebbe rinascimentale, con l’attenzione al dettaglio e alla prospettiva. Guardando dentro ogni singolo racconto, ci immergiamo in uno spaccato di vita che vale la pena di conoscere.

PUNTI E INTERROGATIVI, nuovo libro/nouveau livre/new book by Manuela Bonfanti Bozzini

punti e interrogativi

Collana Oceania di Antonio Tombolini Editore, 2016, ISBN 9788893370554

Disponibile da subito in ebook e da fine novembre in versione cartacea.

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Donne in primo piano o sullo sfondo. Ieri, oggi, qui, altrove. Donne infine protagoniste, sempre, della loro vita. Uno sguardo che osserva e si interroga, traducendo dubbi e certezze. Donne diverse o uguali a ieri, impegnate oggi per i paradigmi di domani. Quesiti esistenziali, relazionali, materiali, che rincorrono il traguardo di quel rassicurante punto che, una volta raggiunto, si rivela solo linea di partenza per nuove domande. E il circolo vizioso si trasforma in virtuoso. Perché niente è. Ma sarà? Quattordici racconti grazie ai quali, cercando risposte, si scopre che esistono soltanto domande.

Una raccolta di racconti che spazia su argomenti in apparenza femminili, ma che non possono essere separati dalle analoghe esperienze maschili. La raccolta contiene alcuni scritti premiati negli scorsi anni e pubblicati in antologie di premi letterari, e diversi racconti più recenti. Anche grazie alla forma del racconto breve, il volume risulta agile, di lettura gradevole, pur affrontando temi e contenuti profondi. Il libro è edito dalla casa editrice Antonio Tombolini, prima casa editrice digital first, che crede fermamente nella distribuzione web. Grazie a un concetto innovativo e alla collaborazione di personale altamente qualificato, ATE si sta ritagliando uno spazio importante nel panorama letterario italiano. L’offerta in catalogo è già ben fornita, perciò non esitate a dare un’occhiata tra gli scaffali online. Il distributore ufficiale della versione cartacea è Amazon, ma anche tutti gli ebook sono ordinabili sul sito del gigante della distribuzione.

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Femmes sur le devant de la scène, ou derrière. hier, aujourd’hui, ici, ailleurs. Des femmes enfin protagonistes, pour toujours, de leur vie. Un regard qui observe et s’interroge, traduisant en mots doutes et certitudes. Des femmes qui ont ou n’ont pas changé, engagées aujourd’hui pour les paradigmes de demain. Des questions existentielles, relationnelles et matérielles, qui courent après un rassurant point d’arrivée qui, une fois atteint, se révèle le point de départ pour des nouvelles questions. Et le cercle vicieux se transforme en vertueux. Car rien n’est vraiment. Mais il le sera? Quatorze nouvelles grâce auxquelles, en cherchant des réponse, nous découvrons qu’il n’existe que des questions.

Women in the foreground or in the background, yesterday, today, here, elsewhere. Women who are finally main characters of their own lives. A penetrating look which observes and asks questions, translating them into short stories of doubts and certainties. Women who changed or stayed the same through time, engaged today for tomorrow’s way of life. Existential, material, relational questions which look for a reassuring finishing line which, once reached, is nothing else than a starting point. It’s a catch 22 race whose price is growth. Because nothing really is. Yet could be. Fourteen short stories which, looking for answers, help us discover that only questions exist.

BUON COMPLEANNO, VOCI DAL SILENZIO! /Joyeux anniversaire / Happy birthday

Spegnendo la prima candelina, ringrazio chi mi sta seguendo e continuerà a farlo, e in particolar modo chi ha speso un briciolo del suo prezioso tempo per commentare, perché proprio i commenti mi offrono la possibilità di riflettere ulteriormente ai temi che propongo e che ho abbordato nel mio romanzo. Ma questo non è un libro: è uno spazio di discussione. Sollecito quindi lettrici e lettori (che vedo connettersi quotidianamente) a partecipare non solo via email. Come ben dice un amico, alcuni dei commenti più intelligenti spesso si trovano nei pensieri di chi ha troppo pudore per esprimerli (mentre il web è inondato di sciocchezze di spudorati) e questa è una grande perdita.

Ora faccio il punto della situazione. Il filo rosso è costituito proprio dalle tematiche femminili, che spesso sono diverse tra loro. Questa scelta ha reso il blog meno ancorato a realtà precise (il lavoro, l’amore, i figli..). Ma così lo volevo: non una comunità di professioniste, di principesse o di mamme, perché le donne non sono uno stereotipo e basta. La complessità delle donne si svela nella corrispondente complessità delle tematiche che le riguardano e che sono spesso circondante dal silenzio. Parliamone, invece. Rompiamo il silenzio. Io ho voluto farlo a modo mio e chissà, qualcuno avrà pensato che sono le solite elucubrazioni di una pazza. Se ciò è accaduto, me ne rallegro, perché non si possono scoprire luoghi nuovi percorrendo strade già conosciute.

Allora eccomi, sono pronta. Mi metto in viaggio per un secondo anno di Voci dal Silenzio e sto tutta orecchie. Non vedo l’ora di sentire la vostra voce.

Joyeux anniversaire au blog

Merci aux personnes qui ont pris le temps de laisser un commentaire sur mon blog, cela m’aide à réfléchir ultérieurement aux thématiques abordées. Le fil rouge est constitué par une attention au féminin, dans plusieurs domaines. Je n’ai pas voulu discuter seulement de réalités très précises (travail, amour, enfants…) car je ne voulais pas de communauté de professionnelles, de princesses ou de mamans. Les femmes sont bien plus que tout cela. Je souhaitais rompre le silence qui entoure des thèmes bien plus larges et je l’ai fait à ma manière. Si quelqu’un a pensé que je suis folle, tant mieux. On ne peut pas découvrir de nouveaux lieux en suivant toujours la même route. J’attends donc de nouveaux commentaires : de nouvelles routes que j’ai envie de suivre.

Happy birthday, blog

Let me start the second year hoping that some English-speaking person will leave a comment on the blog. I can easily translate it so that discussion can follow. And thank you if you will. Any comment helps me deepen my knowledge of the chosen subjects. Those are, indeed, feminine ones. As there has always been a silence surrounding them, let us break the silence together!

Una vita da “lettera g”: sessant’anni con gli occhi di Gina

Giulia Maria Ciarpaglini in Rivista letteraria Leggere Donna n. 162 – gennaio 2014

Anche volendo, non risulta facile collocare  questo bel romanzo di Manuela Bonfanti all’interno di un genere narrativo né definirlo in breve. Un sessantennio del secolo scorso visto con gli occhi degli ultimi? Potrebbe, ma non è. Uno sguardo verista sulla fatica del vivere proletario nel ventesimo secolo? Anche questo potrebbe, ma non del tutto.

Innanzi tutto, chi è G?  «Voi oggi state per ascoltare la sua storia. È comunque mio dovere avvertirvi: se ve la immaginate straordinaria, richiudete pure questo libro e riponetelo in uno dei tanti scaffali della vostra biblioteca. Gettatelo. O rivendetelo su eBay. Se, invece, siete pronti a lasciare rivivere la storia di Gina così come è realmente stata, senza lustri o piccole menzogne, allora continuate». G, dunque, è Gina (Regina per l’anagrafe ma lo sapremo solo alla fine) e anche  se quasi tutti quelli della generazione nata all’inizio degli anni ’50 hanno di sicuro conosciuto una Gina nella persona della mamma, della zia, della vicina di casa o della domestica, questa è la sua storia, la sua e di nessun altro. Una storia emblematica alla cui protagonista la scrittura di Manuela, fluida  e incalzante, coerente e tesa, nega il difetto di stereotipia.

Il romanzo comincia negli anni ’30 con una donna di poco più di vent’anni che ama ballare e sogna il palcoscenico; sogna consapevole di sognare, convinta che quella sognata non sarà mai la sua vita. Un atto di coraggiosa autonomia l’ha già fatto, ottenendo dal padre il permesso di lasciare il paese e trovarsi un lavoro, ma è il primo e l’ultimo. Sottomettendosi al matrimonio e alla maternità G vivrà basandosi su una morale tanto più tenace quanto meno vicina alle sue aspirazioni più intime. E Gina non sgarrerà mai. Si manterrà sempre fedele a un marito, Guglielmo, cui la lega un dovere a prescindere; cinque gravidanze si susseguono, regolari e di sana prole, ma i frutti sono femmine, valgono poco nella contabilità contadina e minano l’autorevolezza della madre. La nascita di Gilberto è il coronamento di una carriera domestica ineccepibile ma non per questo il bambino sarà immune dal controllo materno né dalla filosofia che vi sottintende. Studiare è una perdita di tempo, lavorare bisogna e duramente. Il sudore riscatta e non lascia tempo a fantasie distruttrici. Nel frattempo il mondo cammina, eventi politici epici, tragici o anche solo di costume avvengono ai margini del mondo di G. che finisce dove finisce il campo, la strada della chiesa, la soglia di casa. La morte di Guglielmo significherà solitudine e rimpianto per quell’unico, vago sentimento simile all’amore provato per lui all’inizio della guerra, quando egli, spaventato, si era negato alla coscrizione. Gina tira avanti caparbia e coerente fino alla morte, per altro serena quanto può esserlo quella di una donna profondamente chiusa e stupita essa stessa delle sue improvvise illuminazioni. Stupito e suo malgrado tenero, infatti, è il rapporto con la giovane nuora, donna dei tempi, gli anni ’70, e con il tormentato nipote Patrizio.

Questo sarebbe tutto se un’altra narrazione non si affiancasse fin dall’inizio alla prima, inquietando non poco. Una narrazione senza tempo né luogo, un dialogo drammatico con il parroco di una vita, don Attila, incredulo e sconvolto. Una confessione i cui brani vengono inseriti con ossessiva cadenza all’interno del testo. Gina anela disperatamente al perdono, Gina ha ucciso. È un’assassina Gina? Lei lo sostiene con forza. Ma chi ha ucciso, quando, come? Che sia il rimpianto per i sogni perduti, cacciati in fondo alla coscienza tanto da essere percepiti come oggetto di cruenta soppressione? O è la ragazza che cantava e ballava su di un palco troppo a lungo immaginato ad essere stata dolorosamente eliminata? Nulla di tutto questo. I crimini sono stati pianificati, organizzati ed eseguiti a freddo. Le lettrici arriveranno al busillis un po’ prima dell’esterrefatto sacerdote, voglio sperare, ciò nonostante Gina ha ucciso brutalmente e senza pietà.

È un’assassina? Noi non abbiamo dubbi. Sì.

Giulia Maria Ciarpaglini