LIBRI/BOOKS

PUNTI E INTERROGATIVI – RACCOLTA DI RACCONTI

punti e interrogativi

PUNTI & INTERROGATIVI – Collana Oceania di Antonio Tombolini Editore, 10.10.2016 in ebook, febbraio 2017 in versione cartacea ISBN 9788893370554

Donne in primo piano o sullo sfondo. Ieri, oggi, qui, altrove. Donne infine protagoniste, sempre, della loro vita. Uno sguardo che osserva e si interroga, traducendo dubbi e certezze. Donne diverse o uguali a ieri, impegnate oggi per i paradigmi di domani. Quesiti esistenziali, relazionali, materiali, che rincorrono il traguardo di quel rassicurante punto che, una volta raggiunto, si rivela solo linea di partenza per nuove domande. E il circolo vizioso si trasforma in virtuoso. Perché niente è. Ma sarà? Quattordici racconti grazie ai quali, cercando risposte, si scopre che esistono soltanto domande.

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Risorse

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FB: brani, novità, idee sui miei libri su http://www.fb.me/bonfantibooks

 

Recensioni

http://www.robertamarcaccio.com – Recensione di Roberta Marcaccio, scrittrice e blogger letteraria, 15.12.2016

L’ora del tè, Chiacchierando in salotto con Manuela Bonfanti, intervista, 10.1.2017

Il colophon, Una vocazione alla short story, 4.2.2017

Upsidedown Magazine, Intervista, 23.3.2017

Bookavenue.it, Recensione di Carla Casazza, scrittrice e blogger letteraria, 16.4.2017

Voce di Blenio, maggio 2017

 

Incontri con l’autrice

Meyrin (GE), Cern, 18 maggio 2017, ore 10.30

Biasca (data da fissare)

 

 

LA LETTERA G – ROMANZO

COPERTINE_nuovo impianto_Layout 1Fine del secolo scorso in un villaggio senza storia. Gina è una donna che da tempo ha abbandonato una passione, perché su di lei pesano tre condanne che solo le conquiste sociali del dopoguerra riusciranno ad attenuare: è donna, è povera, non ha istruzione. Conduce una vita anonima, ordinaria, modellata sulle aspettative della società: una vita da lettera G, già iscritta nel suo nome. Non ci sono altre lettere in serbo per lei. Ma chi è veramente Gina? Solo una rispettabile cittadina, moglie e madre di famiglia, intrappolata in un’esistenza dalla quale si sente estraniata? O forse un’assassina? La sua maschera di conformismo nasconde troppi segreti. Perché l’insospettabile Gina ha ucciso a cuor leggero. E ora si confessa. Mentre la sua vita si snoda sull’arco del secolo, scandita dal ritmo impietoso della Storia, la confessione incalza. Otterrà l’assoluzione per il suo peccato?

Sorta di lettera scarlatta che predetermina l’esistenza della protagonista, la lettera G è un marchio dal quale è difficile liberarsi. Il racconto di tre quarti di secolo di una donna emblema di intere generazioni, ma soprattutto la storia di tutti quei sogni che, per impossibilità o paura, non saranno mai realizzati.

Luciana Tufani Editrice, Ferrara 2013, collana Elledi, n. 42, brossura 14×21, 216 p. – ISBN: 978-88-86780-87-2

Acquista online

 

Recensioni

Giulia Maria Ciarpaglini – Un sessantennio con gli occhi di Gina – in Rivista Letteraria Leggere Donna – gennaio 2014

Anna Trapani – Una storia inquietante – Mezzocielo.it – 31.1.2014

Elena Ciuti – Donne che non poterono ballare e sciogliere i capelli – Il Corriere del Verbano – 25.12.2013

Matteo Oleggini- Gina, una donna come tante – blog Il coraggio di osare – 27.5.2014

Viceversa Letteratura

Gabriele Ottaviani – La vita come sembra. E come è. Doculife. 2015

Recensioni online su siti acquisti: Cristiana, www.ibs.it 6.5.14

 

Presentazioni e incontri con l’autrice

31 ottobre 2013, Ferrara

2 aprile 2014, Ginevra

28 maggio 2014, S. Antonino

31 maggio 2014, Melano

26 giugno 2014, Meyrin

10 ottobre 2014, Biasca

 

LADAKH & RUPSHU – DIARIO DI VIAGGIO E REPORTAGE FOTOGRAFICO

cop ladakhIspirato da una delle mie innumerevoli e più emozionanti esplorazioni, il volume bilingue Ladakh & Rupshu, Reami del silenzio/Royaumes du silence, mostra un altro volto dell’India, quello del Nord tibetano e buddhista. Il Ladakh, chiamato Piccolo Tibet, e la regione dei laghi dalle acque azzurre, la Rupshu, popolata dai nomadi tibetani, riuniti in un appassionante diario di viaggio con informazioni culturali e pratiche, completato da una importante raccolta di fotografie a colori.

Un volume nato dall’intento di promuovere con un turismo responsabile la cultura di altri luoghi meravigliosi del mondo.

Edizioni LaBuonaStampa 2008 – ISBN 978-8895679-12-9

MOSTRE FOTOGRAFICHE E INCONTRI-CONFERENZA

2007 – Univers Arts & Voyages, Lausanne (CH) – mostra fotografica, aprile 2007
2008 – C.E.R.N, Genève (CH) – mostra fotografica – novembre 2008
2008 – Centro di cultura tibetana, Malvaglia (CH) – mostra fotografica e presentazione libro – dicembre 2008
2009 – Maison des Jeunes et de la Culture, Gex (F) – mostra fotografica – novembre 2009

2009- ABM Léman,  Saint Genis Pouilly (F) diapoconferenza, novembre 2009

2009 – Bibliomedia nazionale svizzera, Biasca, (CH) –  diapoconferenza, 20 marzo 2009

2010 – CAS Svizzero, Bellinzona (CH), diapoconferenza, 12 marzo 2010

RECENSIONI e INTERVISTE

  • Radio Suisse Romande – Devine qui vient dîner – Trasmissione Radiofonica su autori svizzeri – 14 maggio 2009
  • Corriere del Ticino – Impressioni dal Ladakh, 9.1.2009
  • Voce di Blenio – Ladakh, il piccolo Tibet – gennaio 2009
  • Popolo e libertà – I regni del silenzio in una mostra e in un libro – 12.12.2008

Dove acquistarlo?

ALTRE INTERVISTE

http://www.dialogare.ch/media/50766/Bonfanti_intervista_web.pdf

22 thoughts on “LIBRI/BOOKS

  1. Quando ho letto la storia di Gina, ho avuto l’impressione di averla
    già incontrata nella cucina della mia nonna a Parma,negli anni sessanta.
    Un bel libro, che si legge con piacere…….

  2. Grazie Laura per il tuo prezioso commento ,
    Gina è un personaggio emblema di intere generazioni, pensato per trascendere i luoghi. Del resto, del villaggio della protagonista non è fatta menzione, proprio perché chiunque possa riconoscere una “Gina” nella donna della porta accanto, o addirittura in casa propria.

  3. Come per una corsa sciolta ci vuole un piccolo riscaldamento, ed è stato così anche per l’inizio del libro… Poi i risvolti della storia hanno suscitato un interesse tale da proseguire la lettura in modo spedito. I dettagli, i riferimenti storici, i contenuti realistici, la fluidità della scrittura e la terminologia utilizzata hanno arricchito la storia rendendola, in certi frangenti, più in linea con i giorni nostri di quanto l’ambientazione può indurre a pensare. I sentimenti quali compassione, ammirazione, evasione, rassegnazione e devozione hanno dato “anima” ai personaggi dando modo di apprezzare il libro fino all’ultima pagina…

    • Anch’io ho avuto bisogno di qualche pagina di riscaldamento prima di essere preso dallo scorrere delle immagini e arrivare rapidamente ai titoli di coda di questo romanzo che ho letto come fosse un documentario anche grazie alla capacità di Manuela non solo di raccontare ma, soprattutto di “far vedere”

  4. Cara Giulia, ti ringrazio per aver notato, e sottolineato con il tuo commento, un dettaglio importante: la storia di Gina è ambientata nel secolo scorso, ma sono perfettamente d’accordo con te, questa mia scelta non deve fuorviare. La donna che descrivo nel romanzo si incontrava forse più frequentemente in tempi andati, ma Gina e la sua vita da “lettera g” possiamo viverla ancora oggi, tutte – e tutti – noi.

  5. Che dire di Gina, la protagonista del libro…non appena l’ho “conosciuta” iniziando a leggerlo ho pensato “che nome da “sfigata”, poverina. Ma perché l’autrice ha scelto proprio questo nome sfortunato…?” Ma poi, verso la fine, eccolo qui, il colpo di scena ….Gina è in realtà Regina! Ma per tutta la sua vita una regina inconsapevole, sepolta sotto una coltre di desideri mai espressi, di ambizioni mai nate, di sogni mai realizzati e soprattutto infagottata sotto 1000 convinzioni errate su se stessa che non le appartengono realmente, ma che le sono state attribuite da sempre da altre persone, che ormai si è convinta di essere così . Una vita da regina solo sognata, solo idealizzata e immaginata nelle sue fantasie …E tutto questo solo per non avere avuto il coraggio di guardare oltre….. Per essersi immedesimata in quella persona che gli altri, la situazione , la società le hanno fatto credere e convincersi di essere, senza possibilità di riscatto!! Se solo Gina avesse avuto la fortuna di avere qualcuno che le aprisse gli occhi e l’intelligenza e la voglia necessarie a farglieli aprire, non avrebbe vissuto un’intera vita da lettera G. Gina è dentro ognuna di noi più di quanto ci si possa aspettare. Perché in fondo, leggendo la sua storia, sono certa che non solo abbiamo riconosciuto la nostra zietta o la nostra nonna o mamma, ma guardando bene ci siamo viste anche noi…delle regine che ci hanno messo anni, sofferenza e fatica a venir fuori! ma non è mai troppo tardi per scoprire la regina che è in noi, basta volerlo e crederci! Grazie Manuela per avermi aiutato in questo cammino ed avermi aperto gli occhi ad un mondo nuovo, dove non per forza devi essere quello che ti hanno insegnato ad essere, ma puoi e devi essere te stessa. Spero che il tuo lavoro e il tuo impegno per le donne possano aiutarne molte, moltissime altre.

    • Grazie Paola per il tuo commento. Hai sottolineato una problematica importante, che merita alcune precisazioni. Le riprendo nella homepage con l’articolo dal titolo “Donne: vita di ieri, gabbie di oggi”. Grazie ancora per l’incoraggiamento a continuare le mie attività, perché è proprio l’impegno verso le donne, la metà silenziosa del genere umano, a motivarmi. Una goccia nel mare, ma anche di queste gocce è fatta la vita: gocce di scrittura e di altri progetti a venire.

  6. Avvincente sin dall’inizio. La linea piatta della quotidianità, scandita da doveri e necessità, ha degli acuti nei paragoni con il cavallo che scalpita per uscire dal recinto e con i sogni frequenti. Nonostante il grigiore della vita di Gina e la mancanza di dialoghi, il racconto scorre veloce, fluido, leggero ma suscita profonde sensazioni. interessante il contrasto della sua quotidianità con gli avvenimenti mondiali dell’anno. Il racconto è pervaso da un sentimento di rassegnazione che non scivola mai nella disperazione o nell’angoscia. Quindi G potrebbe anche essere “grigia”, come la sua esistenza, la cui tonalità non ha mai cambiato sfumatura. sapremmo vivere oggi con la stessa forza d’animo senza lamentarci, senza cadere in depressione? Bello e profondo. Un elogio e un invito a continuare.

    • Grazie Emanuela, mi piace molto questa tua associazione al grigio e soprattutto, la domanda che poni merita attenta riflessione. Grazie per lo stimolo. Riprenderò questa tua domanda nella homepage tra qualche giorno, perché merita più di due righe. Lo trovi sotto il titolo: 50 sfumature di grigio.

  7. Grazie del bellissimo libro che hai scritto, mi è piaciuto moltissimo.
    Un finale con i fiocchi, da non credere.
    Ho parlato a tutti di questo libro perché merita veramente di essere letto.
    Attendo il prossimo libro.
    Saluti Angelica

    • Grazie Angelica, in effetti come ben dici il finale, compresa l’ultima pagina, è importante e mi fa piacere che tu ne abbia colto il valore simbolico. Ho sempre paura che la si dimentichi, anche perché forse è la pagina più “criptica” di tutto il libro, e che non capendola si tenda a non pensarci più. Sarà anche per questo che tendo a scrivere in modo lineare, perché il messaggio giunga più limpidamente. Un abbraccio e a presto in Emilia-Romagna!

  8. Come tutti i libri, anche questo insegna, ed è pure complesso: non è solo un libro di narrativa femminile, ma è un libro di storia, con date impegnative senza cifre, ed è un libro-specchio, magari imbarazzante (a Gina gliel’avevano tolto, lo specchio!).
    Gina, Donna semplice, come semplice è la sintassi usata.
    Gina, Donna controllata, come controllato è lo stile scelto: sequenze ordinate nel tempo e alternate con narrativa, agganci storici e spezzoni della confessione di Gina.
    Ho provato un momento di sbigottimento leggendo le pagine, riuscite davvero scioccati e “scandalose”, della descrizione dei delitti. Invece, mi son posta un interrogativo leggendo il finale, inaspettato e apparsomi superfluo dopo “che riposino in pace”; il giorno seguente, però, mi son decisa a riprendere le prime pagine, che avevo scordato, perché quel capitolo non mi aveva coinvolta per niente, e allora ho apprezzato l’inizio e la fine.
    Gina sembra una donna di altri tempi, poi, continuando, si capisce che forse no: in ognuna di noi, anche se ci crediamo delle Arianne, c’è un tratto di Gina, basta cercarlo. Ora mi tocca elaborare quel tratto trovato in questo libro tutto Donna. Congratulazioni e Auguri, Manu!

    • Ti ringrazio per questo interessante commento! Riprendendo nell’ordine le tue osservazioni posso dire che il libro può davvero rimandarci a pensieri imbarazzanti, e in effetti un’amica mi ha detto che l’eroina non è simpatica. Purtroppo non volevo scrivere un copione da film di Hollywood, bensì la storia di una donna “vera”, e se disturba è forse perché tutti abbiamo dei lati che vorremmo nascondere. Forse ho persino fatto male a far togliere lo specchio a Gina, nel libro, ma così si faceva (e forse ancora si fa) quando qualcuno non è più in grado di riconoscere se stesso e potrebbe spaventarsi di ciò che vede. Proprio il caso di Gina. Se usato nel modo giusto, è un oggetto prezioso, lo specchio.
      Dici che Gina sembra una donna di altri tempi ma in fondo ci assomiglia un po’ e hai perfettamente ragione, l’osservazione è molto pertinente, già Giulia – pur più giovane di me – me l’aveva fatto notare, e ti dirò che è quello che molte altre donne hanno risentito (leggi, in proposito, il post “Ma femminista è una parolaccia?” o “Donne: vita di ieri, gabbie di oggi” nella homepage). Del resto Gina assomiglia anche a me: anche io sono in fondo una donna semplice, e il mio modo di ragionare e quindi di scrivere, pur essendo complesso nei temi, non va a cercare la fioritura, è pratico e concreto, vuole andare diritto al cuore del problema, senza tergiversare. Gli anni di insegnamento mi hanno a loro turno insegnato a riassumere e trasmettere, dunque questo modo di comunicare è la mia forza (e magari anche il mio limite, ma qui ognuno giudicherà per sé). Comunque il virtuosismo letterario non fa per me, sarà perché non è parte del mio bagaglio sociale che alla base è pressapoco quello di Gina. In fondo si scrive di quel che si conosce e Gina, difatti, potevo essere io. E proprio perché io in un certo senso “sono” Gina, ho potuto scrivere di lei e raccontare la vita di tutte quelle donne che non “meritano” una biografia.
      Il finale ognuno lo interpreterà a suo modo, per me è un tentativo di riconciliarmi con tutte le Gine di questo mondo, che non hanno potuto o saputo fare scelte diverse e che hanno accettato la vita da “lettera G”. Ho compassione e comprensione per loro e scrivere è il mio modo per aiutarle e renderle attente a questi risvolti della vita, alla sottile linea che divide il determinismo dall’individualismo. Proprio perché io non sono Gina, ho tagliato i ponti definitivamente con quella piccola parte di me che soffriva di “ginite” e da tempo vado per la mia strada. Penso di avere una visione abbastanza oggettiva di ciò che sta al di là del ponte e ne faccio uso a modo mio. La mia ambizione è che possa essere utile anche ad altre donne.
      Infine grazie a te cara Giuliana per il tuo contributo ben prima di questo commento: mi hai insegnato a leggere e a scrivere, e se questo libro oggi c’è, hai fatto la tua preziosa parte!

  9. Troppo corto è stato il nostro iter scolastico e peccato per me! Avevi sei anni e già dimostravi di essere “speciale”: avida di libri, che ti prendevi a due a due per anticipare la scelta dei compagni, i quali magari li avrebbero tenuti fuori biblioteca troppo a lungo.
    Come Gina con gli anni da vivere: “li sfruttò tutti. Non se ne lasciò portare via nemmeno uno” (bellissimo quel paragrafo del torsolo!).
    Una mattina, mi dicesti che anche tu avresti voluto scrivere un libro e da quel dì la tua matita si mise in movimento, con progressi da brucia-tappe. Non mi ero sbagliata sulla tua dote.
    Avanti, aspetto il prossimo!

    • Sono impressionata di aver detto che avrei scritto un libro, a quell’età. Non lo ricordo e per dire la verità non me lo sarei mai immaginato. Da un lato perché il mondo dei libri mi era pressoché sconosciuto, a quell’età, dall’altro perché non ho mai voluto fare la scrittrice. Uso “voluto” pensando a chi si pone con volontà a fare qualcosa, sai, quelle ambizioni che una persona ha e che porta avanti con determinazione, dicendosi “un giorno io…”. Per me non è andata così. Ho scelto i miei studi per affinità con la letteratura, non per un miraggio lontano o un fine pratico (per fortuna, altrimenti sarei stata tentata di scegliere qualcos’altro – e a tal proposito leggi il post “Portare il femminile in un mondo al maschile” che di cui ho appena pubblicato la prima parte).
      Anzi, per la verità quando avevo 20 anni pensavo che avrei fatto la manager. Ero brava nell’organizzare attività e gestire persone ed effettivamente ho fatto questo lavoro per qualche anno. Poi la scrittura è venuta a me, senza che la cercassi. È successo per una specie di consapevolezza che aumenta con gli anni, un desiderio, una necessità di comunicare. Sì, necessità è la parola giusta. Più che voluto, direi piuttosto che ho dovuto fare la scrittrice: ci sono cose che voglio comunicare, e scrivere è il mio modo di farlo. Anche questo blog ne fa parte. Di cose meritevoli di approfondimento ce ne sono a bizzeffe, ma per non disperdermi troppo mi concentro sul femminile.
      Un anno fa ho iniziato un romanzo che però ora è fermo per lasciarmi il tempo di riflettere. Da un lato la scomparsa di mio padre, dall’altro la formazione che sto iniziando, mi interrogano sulla vita e so che mi apriranno nuove finestre sul modo di vedere il mondo. Entrambe le cose, nel male e nel bene, mi stanno portando a un’ulteriore maturazione e sono convinta che ne beneficierà anche la mia scrittura. Quindi non ho fretta. Anche se non credo troppo nel famoso “chi va piano..” perché ho paura di arrivare (troppo) tardi, riconosco che talvolta bruciando le tappe si possono commettere errori. Confido in un prossimo libro più “maturo”, allora mi affido al destino, che spero mi concederà il tempo. Comunque grazie per l’incoraggiamento. Guardo la tua vita e non mi pare da Lettera G. E sorrido.

  10. La voce che non c’è…

    Parlando di voci femminili dal silenzio, mi torna in mente un commento di alcuni mesi fa (inespresso sul blog quindi ci tengo a metterlo io stessa nei commenti riguardanti il romanzo) : mi si faceva notare che non ci sono molti dialoghi ne La lettera G. Per questa scelta stilistica vi sono due ragioni. La prima legata alla protagonista, donna senza voce, per cui i dialoghi mi parevano superflui: cosa poteva mai dire Gina? Ho dunque usato il dialogo soltanto quando era necessario che un personaggio affermasse qualcosa di rilevante. Per il resto, ho preferito optare per la voce dell’autrice, per esprimere la gamma di emozioni e la pluralità di esperienze vissute dalla protagonista (e dagli altri). Secondariamente, ho poca propensione all’uso del dialogo: se un personaggio ha voce gliela do volentieri e se alcune mie protagoniste non ce l’hanno, è difficile farle parlare. Le donne devono recuperare la voce per affermarsi e non per dire banalità, per cui ammetto una certa reticenza al dialogo banale, che mi tedia e che vorrei risparmiare a lettrici e lettori. Che ciò piaccia o meno è una pura e semplice questione di stile.

    Altra voce dal silenzio era quella di una persona che affermava che una donna dell’estrazione sociale di Gina non avrebbe mai potuto esprimersi così. Forse questo commento non è mai giunto sul blog perché pare negativo, ma ne voglio parlare. È vero: Gina non avrebbe mai potuto parlare così, perché, marcata dalla lettera G, ovvero donna e povera, non le era stato accordato il diritto all’istruzione. Non sono però certa che non avesse pensieri di questo tenore, che era ovviamente incapacitata ad esprimere. Ho quindi optato per una voce forte, per un personaggio forte con voce propria debole. Ecco perché ho evitato i dialoghi e sono ricorsa all’espediente della voce narrante. La realtà è che la voce che ho dato a Gina e che viene udita nella confessione non infastidisce ed è plausibile. In fase di editing solo una frase pareva non appartenere realmente a Gina, prova che la VERA voce della protagonista è proprio quella che le ho prestato.

  11. Ciao 🙂
    grazie per avere riportato questo commento (che ti avevo riferito) ed anche la tua risposta.
    Pensa i casi della vita.
    Sabato sera alla presentazione della prima serie di biografie femminili del Luganese per il progetto “Tracce di donne” l’ho riferito ad alcune presenti (una signora era anche alla presentazione di Melano) per sottolineare come, a mio avviso, dare voce alle donne che hanno contribuito al nostro benessere di oggi ha una doppia valenza: rendere loro giustizia ma anche ricordare a noi quanto sia importante il contributo delle specificità femminili per superare l’attuale crisi e ritrovare speranza e ottimismo.
    Un saluto e un abbraccio.

    • Convengo con te che il contributo femminile è essenziale, anche perché da sempre invisibile proprio per mancanza di voce. Possedere le parole per dire non è anodino. Possedere le parole per esprimere un desiderio neppure. Il confine sul quale giace la possibilità di dire, di desiderare, di fare, è il grande tema del mio romanzo, e forse della mia scrittura in generale. Il mio compito di narratrice è quello di dare voce a chi non ne ha (le Gine che non riescono ad arrogarsi il diritto a chiamarsi Regine) ma anche quello di porre domande scomode: fino a dove ci marca la lettera G, e fino a dove siamo invece responsabili del nostro destino? Per me, anche un semplice commento su questo blog è un modo per riappropriarci della nostra voce. Nell’intimità di una telefonata o di una email ho ricevuto molti più commenti di quanti ne appaiano qui, alcuni molto interessanti (come i due che ho citato, ma ve ne sono altri e ora penserò a quali scegliere e pubblicare – purtroppo senza nome) eppure rimasti nel silenzio. Anche se il nome non apparirà, per me è importante la discussione che ne segue, o perlomeno la spiegazione che ne posso dare. Grazie comunque a te per i tuoi contributi.

  12. Sempre per colmare il silenzio delle donne, riporto un commento che mi è stato riferito e che mi pare interessante. La lettrice è rimasta colpita dalla confessione di Gina, che le è parsa troppo crudele. Di conseguenza, dice di non avere voglia di leggere un mio prossimo libro.
    Io non so se è Hollywood, che ci ha abituato al lieto fine, oppure se è semplicemente nella natura umana preferire le storie con una speranza. Certo preferirei anche io dare un barlume di speranza alla nostra Gina, ma quando guardo la storia di milioni di donne (storia identica alla sua), mi rendo conto che questa speranza non c’era. Io volevo descrivere una realtà, non finzione. Quanto al femminicidio, è anche simbolico e forse questo scuote le coscienze. Forse la crudeltà è accettata fintanto che sembra troppo lontana dalla realtà, mentre quella che descrivo è una realtà fin troppo concreta e disturbante.
    In un prossimo romanzo andrò ancora a rovistare nella soffitta delle donne, per cui se già la confessione era terribile, è davvero meglio che non mi legga più, perché qualche scheletro lo troverò ancora. Comunque, capire che i cadaveri non li abbiamo uccisi noi donne e che non dobbiamo colpevolizzarci aiuterebbe senz’altro la lettrice a mettere quelle pagine in una diversa prospettiva.

  13. Ciao Manu, ho riletto il libro per la seconda volta. E’ stato ancora piu’ bello della prima. Mi sembrava di sentire i profumi e gli odori delle situazioni descritte. All’inizio l’ambientazione mi portava a luoghi che ho conosciuto tantissimi anni fa, vicino a casa tua. Invece erano anche vicino a casa mia . E’ veramente una fotografia in divenire universale. Grazie per questo regalo. Aspetto il prossimo. Aldo

    • Caro Aldo, ti ringrazio per la rilettura!! è raro che si trovi il tempo di rileggere un libro, quindi questo mi onora. L’ambientazione l’ho scelta vicino a me, perché è più facile descrivere di ciò che si conosce, ma ho voluto lasciare aperta la località per creare una storia che, proprio – e benchè – simile per molte donne di quella generazione, volevo fosse universale e non particolare. Sono contenta che hai colto luoghi diversi nella storia. In tante mi hanno detto pure di essersi riconosciuta nella protagonista, o aver riconosciuto qualcuna, e questo è quello che conta di più.
      Quanto al prossimo, ormai penso di poterlo dire pubblicamente: uscirà ad inizio 2016. Si tratta di una raccolta di racconti tra ieri e oggi.

  14. RECENSIONE MANUELA BONFANTI

    PUNTI E INTERROGATIVI

    Manuela Bonfanti scrive davvero bene, di una scrittura concisa e partecipata, sapientemente connessa al contenuto di ogni racconto. Mi sono molto piaciuti i racconti che sembrano dipanarsi l’uno dall’altro come se le donne, protagoniste di ogni racconto, si prendessero per mano, pur così diverse nel loro essere e nel contesto di vita. Ogni storia ti tiene avvinta, vuoi capire o forse riflettere su una realtà di cui sei già a conoscenza, ma non appartiene al tuo mondo, o forse in parte sì. E così torni indietro di una pagina per rileggere un brano del racconto della libraia cui viene chiesta cultura a metri, la storia della signora dei pacchetti, condannata alla solitudine dalla sua bellezza e dalla paura di perderla, ti commuovi su colei che ha creduto amore il possesso violento e assassino, o sull’emigrata che si riscatta nel prendere la decisione della sua vita, attraverso l’amicizia con un’altra donna che sente sorella nella sua emarginazione di Negra, ti coomuovi ancora sul segreto che emerge da un baule dei ricordi, sorridi all’ironia disincantata che descrive l’incontro delle tre amiche che non si vedono da tempo, rifletti sui rapporti che regolano le dinamiche femminili nella famiglia, nel lavoro, nelle richieste sociali, nelle aspirazioni. Gli uomini? Ci sono. Emergono come figure sbiadite o tragiche nelle vite delle donne, apparentemente a latere, ne delineano il destino, un destino cui alcune di loro, per fortuna, si sottraggono.

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