Punti di vista / Points de vue / Points of view

«È solo una questione di punti di vista. Non dovevo vergognarmi, se la mia ambizione era servire” (Misure variabili, in Punti e Interrogativi, p. 8)

È di alcuni giorni fa un articolo su Focus Extra a tema: la stupidità. Le ultime righe, mordaci e basate su uno studio universitario, rivelano un particolare che mi fa riflettere di nuovo su come l’informazione possa essere “manipolata” da caratteristiche sociologiche, economiche o di genere, che portano a una inconsapevole omissione. Infatti, leggendole mi è stato subito chiaro che la giornalista è donna. Un uomo, infatti, l’avrebbe citato? Non ne sono affatto convinta. O nella (remota?) possibilità, l’avrebbe fatto con toni e parole diverse, modificando la portata dell’informazione. Tra alcune righe vi sarà chiaro il perché.

Del contenuto non mi interessa disquisire. Mi interessa farvi partecipi della mia riflessione su quanto abbiamo perso, e su quanto perderemo ancora, se non ammettiamo che una visione unilaterale (e androcentrica) ha permeato per secoli (per esempio in letteratura, di cui ho già scritto) la nostra comprensione del mondo. Questa visione si perpetua ancora oggi, magari in modo più sottile, attraverso la parola delle classi e delle religioni dominanti, o del mondo occidentale (citando solo le più evidenti, senza parlare di handicap, di anagrafe, di politica, ecc.).

Perché unilaterale non significa solo maschile, anche se è un criterio che ha chiaramente influenzato persino tematiche da sempre attribuite alle donne, come la cura o l’educazione, rendendo ogni riflessione al riguardo incompleta e soggettiva.

Perciò dobbiamo leggere, ascoltare, riflettere, con occhi e mente aperta.

Concludo con il paragrafo che mi ha interrogato. “Secondo uno studio dell’Università di Newcastle, gli uomini sarebbero la metà del cielo più intellettualmente fragile. La conclusione nasce da una consultazione dell’archivio del premio Darwin, il sarcastico riconoscimento attribuito a chi, morendo per un’azione cretina, ha contribuito all’evoluzione dell’umanità, nel senso che ha evitato di trasmettere il proprio patrimonio genetico. Dal 1995 al 2014, su 318 premi assegnati, ben 282 sono stati attribuiti a uomini.”

 

Points de vue

La stupidité est le thème d’un article paru dans Focus Extra Italie ces jours-ci. Les dernières lignes citent une étude universitaire et me révèlent, en même temps, quelque chose sur la personne qui les a écrites: il s’agit d’une femme. Un homme n’aurait pas mentionné cette étude, je me dis. Ou tout au plus, il l’aurait fait d’une autre façon. Vous verrez pourquoi. Cette constatation me mène à nouveau à réfléchir sur le rôle du genre (ou de la politique, de la religion, de la classe sociale, pour en rester au plus poignants) dans notre compréhension du monde. Car par omission, l’on peut « manipuler » les informations.

Le contenu de l’article ne m’intéresse pas. Mais il est utile pour insister à nouveau sur combien nous avons perdu, et combien nous perdrons encore, si nous n’admettons pas qu’une vision unilatérale (et masculine, par ailleurs, comme je l’ai déjà écrit en discutant de littérature) nous a influencé pendant des siècles. C’est pour cela qu’il nous faut lire les yeux et l’esprit très ouverts.

Voici enfin le paragraphe qui m’a interrogé. Selon une étude de l’Université de Newcastle, les hommes seraient intellectuellement plus fragiles. Cette conclusion est basée sur une consultation du Prix Darwin, sarcastiquement attribué à qui, en mourant suite à un comportement crétin, a contribué à l’évolution de l’humanité en évitant de transmettre ses gènes. De 1995 à 2014, sur 318 prix attribués, 282 ont été remportés par des hommes.

 

Points of view

Stupidity is the topic of an article I read in Focus Extra in Italy a couple of days ago. As soon as I read the very last lines, I realised it must have been written by a woman journalist. I sincerely doubt a man would have used the research she mentioned, or else, he would have presented it in a very different way. This lead me to consider once again the role of gender – as well as economics, education, politics, etc… (to cite just a few) in the way we have always understood the world.

I have already discussed this topic, pointing out literature (written by men only for centuries) as an example. Yet, I insist: we must realise and admit that a unilateral (and androcentric) vision is incomplete and biased. So is one based on occidental values only. Or on one-party politics or on a specific religion, just to name a few. So, let us read with an open eye and judge with an open mind.

These are the lines: A Newcastle University research demonstrated that men are more intellectually fragile than women. The conclusion is based on the sarcastic Darwin Award, which awards people who died because of a stupid action and, thus, contributed to the evolution of humanity because they did not transmit their genes. From 1995 to 2014, out of the 318 people awarded, 282 were men.

Donne e letteratura: invisibili / Femmes et littérature: les invisibles / Women in literature: invisible

“A onor del vero, Gina non sapeva neppure che anche le donne potessero essere premiate con il Nobel […] eppure ve n’erano state ben ventinove [..].” (La lettera G, p. 196)

 

Qualche giorno fa, sul sito Le donne visibili, viene pubblicato un post che torna su un argomento che mi è caro, la mancanza di VISIBILITA delle donne – in questo caso in letteratura. In una grande antologia del 900 letterario, sulla quale molte/i hanno studiato, su 104 autori, nessuna donna è menzionata. E questo nel secolo in cui le donne hanno finalmente potuto avere voce. Come è possibile?

Della mancanza di visibilità ho già parlato. La prima volta il 1.7.2014, tre anni fa, quando ho preso la decisione di leggere prevalentemente autrici per tentare di compensare i vent’anni di lettura svolta inconsapevolmente al maschile. (Leggete o rileggete: La letteratura è donna, ma la scrivono gli uomini (https://manuelabonfanti.wordpress.com/2014/07/01/la-letteratura-e-donna-ma-la-scrivono-gli-uomini/). Il ruolo della scuola è stato primordiale, e mi ha innegabilmente influenzato verso la lettura di autori maschi. Leggo ancora parecchi uomini (tranquille/i!) ma in percentuale ridotta. E ciò mi ha permesso di scoprire delle vere perle. Il secondo articolo sull’invisibilità è apparso sia sul mio blog, che su quello delle Donne Visibili, con il titolo Donne in-visibili: in esso discutevo dell’assenza del movimento femminista nei libri di storia. (https://manuelabonfanti.wordpress.com/2017/03/08/donne-in-visibili-femmes-in-visibles-in-visible-women/).

Non ho abbastanza elementi per affermare se sia un fenomeno solo italiano o globale. Ma un fatto rimane e confermo: nei miei studi di Lettere, l’attenzione alla letteratura femminile è stata minima, laddove una pratica consapevole non era presente. Così, negli studi di anglistica, ho trovato molta più disponibilità a studiare la letteratura al femminile che in quelli di italianistica.

Termino su una nota positiva: si diffonde sempre più la consapevolezza, a cominciare da noi donne, che siamo state ignorate. Inconsapevolmente, certo: non penso che vi sia mai stata l’intenzione di negare rilievo all’operato femminile. Faceva semplicemente parte della mentalità comune. E, se soltanto potessimo usare il passato, potremmo ritenerci soddisfatte.

Qui tocca anche a noi donne. Possiamo agire: leggiamo al femminile. Sosteniamo le donne in ciò che fanno. Diamo rilievo a ciò che ottengono.

Ci metterò del mio per suggerirvi qualche lettura, promesso. Qualcuna la troverete già nella sezione Link di questo sito. Perché ho oggi più che mai la certezza che le grandi dimenticate dalla storia, dalla letteratura, dai grandi exploit, dalle scoperte rivoluzionarie, eccetera, sono esistite, e in maggior numero di ciò che pensiamo. Se oggi iniziamo a conoscerle è perché l’ air du temps di questo momento storico permette infine di ridare loro il lustro che hanno sempre meritato.

 

Femmes et littérature: les invisibles

Je reviens à un sujet qui m’est cher, c’est à dire le manque de visibilité des femmes – dans ce cas, en littérature.

Car dans une grande anthologie du 900 italien, sur 104 auteurs, il y en a aucune. Et ceci pendant le siècle où les femmes ont enfin pu faire entendre leur voix.

Ce n’est pas la première fois que j’en parle. Lisez (en italien) cet article intitulé La littérature est femme, mais elle est écrite par les hommes. Il date du 1.7.2014, quand j’ai pris conscience de comment j’ai été influencée par l’école à la lecture d’auteurs hommes. (https://manuelabonfanti.wordpress.com/2014/07/01/la-letteratura-e-donna-ma-la-scrivono-gli-uomini/). Le 8 mars dernier, j’ai pu constater à nouveau l’absence du mouvement féministe dans les livres d’histoire (https://manuelabonfanti.wordpress.com/2017/03/08/donne-in-visibili-femmes-in-visibles-in-visible-women/). C’est ceci qu’on apprend, donc: les femmes sont invisibles, elle n’ont rien accompli.

Nous savons très bien que cela est faux. Peut-être ce fait est lié à des aspects culturels: par exemple, dans mes études de Lettres, la littérature des femmes est beaucoup plus étudiée dans le Département de Langue et littérature anglaise que dans celui de L/L italienne.

Je préfère terminer en positif: nous sommes de plus en plus conscient(e)s que nous avons été ignorées. Ceci de façon inconsciente, bien sûr: je ne crois pas qu’il y ait eu l’intention de nier aux femmes la visibilité qu’elles méritent, c’était juste considéré normal que ce soit ainsi. Tout, jusqu’à un présent relativement récent, à été rédigé et enseigné par les hommes. Mon souhait, à l’heure actuelle, est finalement très modeste, loin des revendications: que l’on puisse parler de cela au passé.

Nous, les femmes, pouvons agir: lisons d’autres femmes. Soutenons-les. Soyons attentives à ce qu’elles accomplissent.

C’est simple. Et la meilleure façon de changer.

 

Women in literature: invisible

Let me talk again about the absence of visibility for women. This time I am going to discuss literature, because in an anthology of the XX century used in Italian schools, none of the 104 authors proposed are women. Sure that none could be found? No Virginia Woolf or Jane Austen in Italy? Apparently not. Yet we know that this is not true. How come?

I already discussed this topic. The first time in 2014 (https://manuelabonfanti.wordpress.com/2014/07/01/la-letteratura-e-donna-ma-la-scrivono-gli-uomini/): literature is a feminine word, but it’s written by men. The second last March, when I realised that the feminist movement was absent from a history book I offered my daughter. How is she supposed to learn about women, if women are not mentioned? (You can read this article in English as well: https://manuelabonfanti.wordpress.com/2017/03/08/donne-in-visibili-femmes-in-visibles-in-visible-women/). How can she believe she can accomplish something herself? Thank God she has a mother who pays attention to these “trifles”.

Let me finish on the positive side: we are beginning to realise that women have been ignored. Unconsciously, I believe: it was just the way people (men and women) have been taught to think. And school books have been written mostly by men. School did not help as it should have had.

But we can change this.

Yes, we can.

Donne e premi letterari / Femmes et prix littéraires / WoMen and literary awards

“Per dirla tutta, Gina pensava che di donne così eccezionali da essere premiate con il Nobel non ne esistessero.” (La lettera G, p. 196)

Mi interroga l’articolo apparso qualche mese fa su il libraio.it .

Questa la sintesi: benché le donne siano ormai pubblicate tanto quanto gli uomini, l’autore ammette che il pregiudizio persiste, e che le opere delle donne sono prese meno sul serio di quelle scritte dagli uomini. Queste le cifre di prestigiosi premi letterari fino al 2015:

  • Nobel: 14 donne su 111 premiati
  • Goncourt: 11 donne su 113 premiati
  • Booker: 15 donne su 47 premiati.
  • Strega: 10 donne su 70 premiati.
  • Pulitzer: 18 donne su 62 premiati.

Su 403, solo 69 donne premiate: meno del 20%. E negli ultimi 30 anni, in cui ci si aspetterebbe un trend diverso, le cifre non sono più rallegranti: 25% se consideriamo il Pulizter, altrimenti sempre 20%. L’autore precisa che, malgrado siano meno premiate, le donne vendono altrettanto, se non di più. C’è dunque una differenza tra valore letterario e valore commerciale? E perché vengono premiate di meno? L’autore, per giunta editore, a giusta ragione dice che per una donna la risposta è abbastanza semplice: perché viviamo in una società maschilista e la società letteraria non fa eccezione. Anche negli studi di Lettere, le donne autrici rimangono pericolosamente sullo sfondo, tanto che si è arrivati a istituire degli Studi di genere per dare risalto alla prospettiva femminile e permettere alle donne di riappropriarsi di quella parte di letteratura e di storia che appartiene loro. Ma di ciò riparleremo in un prossimo articolo. Come pure della scrittura al femminile.

Per avvalorare la tesi del maschilismo (fortunatamente avanzata e ammessa proprio da un uomo) proviamo ad analizzare la composizione delle giurie e restiamo locali: per il Goncourt siamo a 7 uomini su 10 nel 2016, ma alla sua creazione non ve n’era una e fino a 10 anni fa erano soltanto 2. All’internazionale: nella giuria del Nobel solo una donna su 5. Con questi dati, potremmo stabilire una correlazione diretta tra percentuale di donne nei giurati e autrici premiate: circa il 20%. Un caso?

Io non lo definirei tale: fintanto che le giurie saranno composte a maggioranza da uomini, sarà meno facile per una donna venire riconosciuta. Recentemente, dopo alcuni anni, abbiamo avuto il caso della giovane Leila Slimani, Gongourt per la storia di una avvocatessa che, per tornare a lavorare, assume una tata che le assassina i figli. Un caso, questo consenso anche maschile?

L’autore conclude: “gli uomini si ostinano a non voler leggere il mondo attraverso gli occhi di grandissime artiste che hanno l’unico difetto di appartenere a un sesso diverso dal nostro, perché mantenere lo status quo porta loro potere, controllo, soldi, autostima, gratificazione”. Lo ringraziamo di cuore per questa coraggiosa spiegazione: se lo dice un uomo – ironia permettendo – nessuno lo metterà in dubbio.

 

Fe(ho)mmes & Prix littéraires

Je vous propose le résumé d’un article paru dans un site internet italien , qui nous éclaire sur les difficultés d’attribution des prix littéraires aux femmes. Juste après que Leila Slimani a gagné le Gongourt, prix qui a été attribué seulement 10 fois sur 112 à une femme. L’auteur de l’article – lui-même responsable de maison d’édition – est bien placé pour parler d’auteurs.

Voici quelques chiffres parlants:

  • Nobel: 14 femmes sur 111 (vérifié)
  • Goncourt: 11 sur 113 (vérifié et corrigé)
  • Booker: 15 sur 47 (selon l’article)
  • Strega: 10 sur 70 (selon l’article)
  • Pulitzer: 18 sur 62 (selon l’article)

Sur 403, que 69 femmes: moins de 20%. Et les dernières 30 années, où on s’attendrait à mieux, ne différent en presque rien : un petit 25%, qui redevient 20% si l’on enlève le Pulitzer. Malgré cela, les livres de femmes se vendent aussi bien que ceux des hommes. Y-a-t-il donc une différence entre valeur commerciale et valeur littéraire ? On dirait que oui. Mais pourquoi les femmes gagnent-elles moins de prix ? L’auteur de l’article nous dit, à juste titre, que pour les femmes l’explication est simple : nous vivons dans une société patriarcale et la société littéraire n’est pas une exception. Même dans les études de Lettres, les femmes restent dangereusement en toile de fonds (bien que quelques exceptions subsistent) et, afin de pouvoir se réapproprier de la part de littérature et d’histoire qui leur appartient, on a désormais des études genre.

Analysons maintenant les jurys des prix : pour le Goncourt, 7 hommes jurés sur 10 en 2016, mais à sa création il n’y avait aucune femme et jusqu’il y a 10 ans seulement 2. En ce qui concerne le Nobel : une jurée sur cinq. Avec ces données, on pourrait établir un lien direct entre pourcentage de jurés femmes et écrivaines qui ont reçu le prix : 20%. Un hazard ?

Pas simple à démontrer, mais je ne crois pas. Si les jurys sont composés par des hommes, ce ne sera pas facile pour une femme d’être reconnue. Je me réjouis de la victoire de Leila Slimani au Goncourt, 3ème femme de cette dernière décennie. Notez ce « troisième » sur 10, ça ne vous rappelle rien ?

En mettant de côté la satisfaction de voir une femme enfin couronné et malgré la qualité littéraire de l’œuvre, le doute plane : est-ce que l’histoire de l’avocate qui, afin de reprendre à travailler, confie ses enfants à une nounou qui les tue, a joué un rôle dans le consensus masculin?

L’auteur de l’article conclut que les hommes s’obstinent à ne pas lire le monde aussi à travers le regard de grandes artistes, dont le seul défaut est celui d’appartenir à un sexe différent, car déraciner les préjugés garantit encore et toujours le pouvoir des hommes, le contrôle et la gratification de leur ego. Il faut le remercier mille fois pour cette courageuse explication : au moins, si un homme le dit, personne ne le contestera.

 

 

WoMen & Literary Awards

Here is the summary of an article concerning women and literary awards, published on an Italian website. It was written by a well-known Italian publisher, who points out that women, though publishing as much as men, still receive less literary awards. Here are the figures (original article contains small mistakes):

  • Nobel: 14 women out of 111
  • Goncourt: 11 out of 113
  • Booker: 15 out of 47.
  • Strega: 10 out of 70.
  • Pulitzer: 18 out of 62.

Out of 403, only 69 : not even 20%. And in the last 30 years, which should do better, figures are not really different: 25%. Nevertheless, without the Pulitzer, back to 20%. The author points out that, although less awarded, women books sells as much, if not more, than men’s ones. Shall we call this a difference between literary and commercial worth? However, why are women less awarded than men, this is the crucial question. The answer is rather easy for women: we live in a patriarchal society and literature reflects it perfectly. This somehow proves to be true if we analyse juries of literary contests. Take Goncourt in France: 3 women out of 10. One out of 5 for Nobel price, which is….20%. Is it by chance?

I would not say so. For as long as mostly men will compose juries, it will always be less easy for a woman to win. We are happy that a woman won 2016 Goncourt, yet I fear: the jury awarded the story of a woman who, in order to get back to work, hires a nanny who murders her children.

The author of the article states it clearly at the end: men do not want to read the world through the lenses of women, great artists whose only problem is that they belong to a different sex than theirs, because this keeps them in power, boosts their self-esteem and brings them money and control. We must thank him for this courageous statement for at least, as a man wrote it, everyone will give it a respectful thought.

 

Donne in-visibili / Femmes in-visibles / In-visible women

“Non sarebbe cambiato granché, in fondo […]. Tutto avrebbe continuato ad essere come prima” (La lettera G, p. 75)

Mia figlia, una curiosa bimba di nove anni, si interessa di storia. Balzo sull’occasione per offrirle un libro per ragazzi, un volume che tratti gli avvenimenti principali, da leggere e discutere insieme. Sfoglio su internet perché, abitando all’estero, mi è comodo. E mi pare che Tutta la storia fino ai giorni nostri, edito da Giunti Junior, possa fare al caso mio. Le recensioni lo danno ottimo per la fascia elementare, anche se un commento avverte che presenta lacune. Mi chiedo quali, ma poi mi dico che stiamo parlando a una bimba di quarta elementare e che, se copre i movimenti storici più importanti, per un primo approccio può bastare. Pare persino ben strutturato e ben illustrato. Perciò lo compro.

Ecco, l’ho ricevuto. Lo sfoglio.

A prima vista copre i maggiori avvenimenti: preistoria, civiltà, medioevo, feudalesimo, umanesimo e rinascimento, rivoluzione francese e industriale, conflitti mondiali, con uno sguardo privilegiato sull’Italia. Noto che dedica persino tre pagine alla società americana, trattando dei diritti e delle lotte dei Neri. E lì mi fermo, a quelle ultime pagine che concludono la Storia del Novecento. Ohibò, rifletto, ma qui manca davvero qualcosa!

Dove sono le donne, in questa Storia? Ancora e sempre, invisibili. Al movimento femminista, pur svoltosi a cavallo di due secoli e di numerosi paesi, non sono dedicate che tre frasette riassuntive, queste: “basti pensare alla nascita del movimento femminista, alle lotte per il divorzio e per l’aborto”. Tutto qui? Tutto qui gli anni di lotte, di sacrifici e di conquiste? Tutto qui un cambiamento che ha sconvolto equilibri millenari? Che ha fatto evolvere e ha cambiato la società?

Sì, tutto qui. Che non mi dovevo fare illusioni era chiaro fin dalla quarta di copertina, che candidamente cita: “In questo volume troverai le tappe fondamentali della storia dell’uomo..”. Pensavo fosse un vizio di forma, la solita discriminazione linguistica alla quale siamo abituate da sempre. Invece no. Era proprio vero: la storia delle donne in questo volume non c’è. Non c’era spazio? C’erano eventi più importanti da citare? Non ha contato abbastanza? Ce lo siamo scordati? Quale sia la risposta, io non lo so. Ma prendetene nota e parlatene attorno a voi. Questo non deve più succedere.

La Storia non può rendere le donne invisibili. Perché anch’esse l’hanno scritta e la stanno ancora scrivendo. Ora più che mai.

Buona festa a tutte le donne.

 

(ritrovate questo articolo sul blog: Ledonnevisibili)

 

Femmes in-visibles

Ma fille a 9 ans et elle s’intéresse à l’histoire. Je décide donc de lui offrir un livre qui présente un survol des événements principaux. J’en vois un, online, qui pourrait faire l’affaire. Deux bons avis, un qui avertit: il y a quand même des lacunes. Lesquelles, je me demande. Mais je me dis qu’en CM1, on ne peut pas tout voir et comprendre. Les événements principaux devraient suffire, à cet âge. Donc je l’achète.

Je le reçois, je le feuillette. À première vue tout y est, préhistoire, moyen âge, civilisations anciennes… jusqu’au siècle dernier, où j’ai le plaisir de découvrir que même l’histoire des droits des Noirs y figure. Et là, je m’arrête. Que manque-il donc ? Vous ne l’imaginez pas?

Où sont les femmes, dans cette Histoire? Encore et toujours, invisibles. Ignoré, caché, même pas dignes d’être mentionné, le mouvement des femmes est le grand absent. Trois petites phrases résument des combats de plus de 2 siècles, dans plusieurs pays. Les voilà : « il suffit de mentionner la naissance du mouvement féministe, les luttes pour le divorce et pour l’avortement ». Voilà tout.

Oui, voilà tout.

Il ne fallait pas oser espérer plus, pourtant, car au dos du livre on y lit clairement : « Dans ce volume, tu trouveras les étapes fondamentales de l’histoire de l’homme.. ». Et moi qui pensais que ce n’était qu’une banale discrimination linguistique! Ce ne l’était pas, c’était bel et bien la vérité, car dans ce livre, il n’y a point d’histoire des femmes. Mais pourquoi pas ? Il n’y avait pas de place ? Il y avait d’autres choses bien plus importantes à raconter ? On a oublié? Je ne connais pas la bonne réponse, mais parlez-en autour de vous, tout cela doit changer.

Les femmes ont écrit un gros chapitre de l’histoire. Elles sont encore en train de l’écrire. Et elles ont le droit d’être lues. L’Histoire ne doit pas les oublier. Et je suis fière d’écrire mes propres lignes.

Bonne fête à toutes les femmes.

 

In-visible women

My daughter took an interest in History. So I offered her a book for primary school. So far so good. But when I received it, I noticed that something was missing. Can you guess what?

Women are missing. Two centuries of women struggles summarised in 3 short sentences. Here they are: “think about the birth of feminist movement, about the struggles for divorce or abortion”. This is all. I can tell you. This is how women are made invisible.

I should not have hoped for more, though. It was clearly stated on the back of the cover: “in this book you will find the fundamental events in the History of Man”. I thought it was just the usual linguistic discrimination to which we are all used to. In fact not. It was simply the truth.

Why not talking about the feminist mouvement? No room for it? More important things to write? Not important enough? Simply forgotten? Or else, which I cannot understand? I do not know the right answer, but talk about this to other people. Do not let women be forgotten and made invisible.

For women have written an important chapter of History. They are still writing it. Now more than ever. And I am proud to be one of these writers.

8th March. You know what this date means to all of us.

Immigrate, integrate? / Immigrée, intégrée? / Newcomers’ integration

Margherita arrivò in paese con una faccia che tutti capirono che era straniera. (Rammendi, in Punti e Interrogativi, p. 136 – Antonio Tombolini Editore)

La vedo sul tram, nel centro di Ginevra. Ha 17 anni. Tuttalpiù 20. Ha l’aria seria, non sorride. Forse è somala. O nigeriana. Porta il velo e una tunica tradizionale che le copre ogni lembo di pelle. Nella carrozzina dorme il suo bimbo.

Cosa è cambiato, per le giovani donne immigrate? Detto così, nulla.

Poi guardo il velo e la tunica: sono leopardate. La borsa è moderna, griffata. Forse il cambiamento inizia da qui, da questi segni appena visibili. Forse sono gli unici. O quelli consentiti? Forse qualcosa si sta muovendo. Se è così, lo fa al ritmo delle donne pervase da una cultura di origine che cerca la giusta integrazione con quella alla quale si confronta ogni giorno, gestendo come può il conflitto tra tra le due.

Cambiare è sempre complicato, per ognuna/o di noi: nell’immobilità, la natura umana cerca certezze. Anche quando non ha da affrontare sfide di questa portata.

 

Immigrée, integrée?

Je la vois dans le tram, au centre de Genève. Ella a 17 ans, peut-être 20. L’air sérieux, elle ne sourit pas. Vient-elle de Somalie? Ou du Niger? Elle porte le voile et une tunique traditionnelle qui la couvre jusqu’aux pieds. Dans la poussette, son bébé dort.

Qu’a donc changé, pour les jeunes femmes immigrées? Rien, on dirait.

Alors je regarde à nouveau: le voile et la tunique ont des taches de léopard. Le sac est moderne, de marque. Peut-être le changement part de ces signes à peine visibles. Sont-ils les seuls? Ou les seules consentis? Quelque chose est en train de se passer et on ne le voit pas? Si c’est le cas, le changement se passe au rythme d’une culture d’origine qui cherche à trouver la juste intégration avec la culture dans laquelle elle vit à présent, en gérant le conflit qui s’ensuit, le sentiment de “trahison”.

Changer est un défi de taille. Dans l’immobilité, la nature humaine cherche la sécurité. Cela vaut également pour nous, qui n’avons peut-être pas un défi aussi grand à relever.

 

Newcomers’ integration

I see her on the tramway, in Geneva. She is 17, maybe 20. She looks serious, she does not smile. Maybe she is from Somalia. Or Niger. She wears the veil and a long traditional dress which covers her completely. A baby sleeps in the pram she is pushing.

What has changed, then, for young immigrant women? Nothing, one would say.

Then I look again. The veil and the dress have leopard spots. The handbag is modern, of a well-known brand. Maybe change comes this way, with almost invisible signs. Maybe they’re the only ones. Or perhaps something is changing inside. If this is so, the rhythm of change is that of women still permeated with a culture of origin trying to come to terms with the one they are living in now. Because adopting a new one often implies a “betrayal” of the ancient one.

And it is a big challenge. We may not have as big a challenge in front of us, yet sometimes we dodge change too.

Per ogni donna uccisa / Pour chaque femme tuée / For every woman killed

“Come dici? Non ci ho visto giusto? Ma se lo guardavo con quegli occhi” (Cuore senza occhi, in Punti e interrogativi, p. 94)

 

Manuela Carmena, sindaca di Madrid, si distingue per la sua lotta contro le violenze alle donne. Nella giornata internazionale del 24 novembre scorso, ha deciso che la capitale spagnola proclamerà tre giorni di lutto ogni volta che verrà uccisa una donna. Una misura drastica, che potrà sensibilizzare la popolazione a una problematica ancora troppo sottovalutata. Si tratta di una misura concreta, ma dubito che possa sradicare un fenomeno ancor troppo presente.

Per fare questo, occorre una sensibilizzazione precoce.  Il video sul sito dell’Huffington Post è senza dubbio eloquente e sprona a individuare e denunciare gli atteggiamenti violenti. Tuttavia, è soltanto una politica di educazione al rispetto e alla non-violenza – politica che deve rivolgersi ai bambini attraverso la scuola e ad interventi nelle famiglie portatrici di un modello famigliare violento – che potrà, a mio parere, dare il colpo di grazia a un fenomeno di società terribile e diffuso. Dobbiamo provarci, anche se non sempre funzionerà, anche se non sempre sono i figli che hanno vissuto violenze a trasmettere le violenze. Non sempre, ma tante, tante volte ed è sui grandi numeri che dobbiamo concentrarci a questo stadio.

Ho tentato spesso di capire il perché di questi atti sconsiderati, che fuoriescono dai miei schemi mentali. Non potendo affidarmi a nulla, ho cercato nei libri un’analisi, un tentativo di comprensione e di soluzione. Ve ne propongo uno tra tanti: nel saggio Il silenzio degli uomini, Iaia Caputo ci parla di uno smarrimento maschile di fronte ai cambiamenti culturali. E benché l’autrice lo metta in relazione a uomini che uccidono la loro prole per punire la madre, questo smarrimento potrebbe non essere dissimile da quello di cui sono vittime questi assassini di donne. È forse per contrastare il sentimento di vittimizzazione e ritrovare una potenza di cui si sentono deprivati, che alcuni passano dall’altra parte della linea? E cosa possiamo fare per aiutarli?

Sì, avete capito bene: aiutarli. Perché aiutando gli uni salveremo le altre. Ma dobbiamo aiutarli fin da piccoli, prima che si trasformino in mostri. Fin da quando tutto è ancora possibile. Sarebbe un magnifico regalo di Natale per l’umanità.

 

Pour chaque femme tuée

Manuela Carmena, maire de Madrid, agit contre la violence contre les femmes. Le 24 novembre passé, lors de la journée internationale, elle a décidé que sa ville proclamera trois jours de deuil chaque fois qu’une femme sera tuée. Une mesure draconienne, qui sensibilisera à une problématique croissante mais encore sous-estimée. Il s’agit certainement d’une mesure concrète, mais je doute qu’elle puisse éradiquer un phénomène encore trop présent.

Pour cela, il faut une sensibilisation précoce. La vidéo sur le site italien du Huffington Post est très éloquente, car elle sollicite les femmes à déceler au plus vite les signaux de violence et à les dénoncer. Mais seulement une politique d’éducation au respect et à la non-violence – une politique qui doit s’adresser aux enfants par le biais de l’école et à des interventions dans les familles porteuses d’un modèle familial violent – qui pourra à mon avis porter enfin préjudice à cet horrible phénomène de société. Il faut essayer, même si cela ne marchera pas pour tous, même si d’autres types d’enfants, issus de familles non-violentes, pourront le devenir un jour. Mais il faut s’attaquer au problème le plus pressant.

J’ai souvent essayé de comprendre le pourquoi de ces actes qui dépassent totalement ma compréhension. Ne pouvant pas m’accrocher à quoi que ce soit, j’ai cherché dans les livres une analyse, une tentative de compréhension et je vous en propose une : il s’agirait en fait du désarroi des hommes face aux changements sociaux, dont ils se perçoivent en tant que victimes. Victime est le mot clé : afin de retrouver leur ancienne puissance sociale et culturelle, certains hommes n’hésitent pas à franchir la ligne entre citoyen et assassin. Que pouvons-nous faire pour les aider ?

Oui, vous avez bien compris. C’est en aidant les uns qu’on sauvera les autres. Mais il faut les aider depuis leur plus jeune âge. Lorsque tout est encore possible. Ce serait sans doute un magnifique cadeau de Noël pour l’humanité.

 

For every killed woman

Manuela Carmena, mayor of Madrid, acted strongly against violence towards women. On the international day for the elimination of violence against women, the mayor with whom I share the name decided that Madrid would be mourning for three days each woman killed in the city. A drastic measure, which will finally make people aware of this growing plague. This is certainly a good start, yet it will not be able to eradicate violence.

For this to happen someday, we need an early awakening of public opinion. The Huffington Post video (posted on the Italian version) is certainly eloquent,  in that it tells women to be aware of signs of violence in a relationship and to denounce them right away. Yet it is only a global politics on an early education to respect and non-violence, which could to my mind, give a blow to these disgusting acts. It will pass though programs in schools and through detection and intervention in potentially violent families, where violence breeds and develops.

I have tried many times to understand the reasons for these gender-oriented murders, but they are too far from my understanding, too different from my mental functioning. Therefore, I begun to read books and articles, trying to find a scrap of understanding or solution. Here is one worth mentioning: men feel victims of the rapid change in society and try to recover power by killing.

What can we do to help them? These men definitively need help. By helping them, we will save women. However, we need to do it when they are little, i.e when everything is still possible. Succeeding would be one of the best Christmas presents to humanity.

 

Anche perché è una donna / Aussi car elle est une femme / Also because she is a woman

“La cosa era certamente degna di nota poiché fu la prima donna alla quale riuscì un’impresa

 fino ad allora riservata agli uomini” (La lettera G, p. 111)

 

Il prossimo 8 novembre, io voterei Hillary Rodham Clinton.

E la sosterrei ANCHE perché è una donna.

Questo, naturalmente, solo se non bastassero le sue competenze o

l’inadeguatezza di un candidato al quale persino uno dei maggiori quotidiani

conservatori americani (il Dallas Morning News) ha negato il suo appoggio.

E finiamola qui: da dire ci sarebbe molto, ma non voglio fare politica,

anche se l’elezione americana, volenti o nolenti, ci concerne tutti.

E allora pensateci: non solo, ma anche perché è una donna.

 

Aussi car elle est une femme

Le prochain 8 novembre, je voterais Hillary Rodham Clinton.

Et je voterais pour elle aussi car elle est une femme.

Ceci serait l’argument décisif, si ses compétences n’étaient pas suffisantes (mais ce n’est pas le cas),

ou si l’autre candidat n’était pas tellement inadéquat que même l’un des grands

quotidiens conservateurs du pays (le Dallas Morning News) lui a nié son soutien.

J’en reste là, même s’il y aurait beaucoup à dire.

Pensez-y: pas seulement, mais aussi car elle est une femme.

 

Also because she’s a woman

On November 8th, I would vote for Hillary Rodham Clinton if I could.

And I would do it also because she is a woman.

Whether one likes it or not, at this point, this would be a good enough reason.

Fortunately, she is also competent. As for the other candidate,

even the conservative Dallas Morning News did not dare to endorse him.

So, think about it: if others reasons were not enough, and yet there are quite a few,

vote for her because she is a woman.

Dear American friends, the election of your president concerns us all, here in old Europe.

We are talking about our own future too. So, please do the right choice.