Droga visiva / Drogue visuelle / Visual drug

“Ma.. perché quell’espressione? Ne eravate già al corrente anche voi? (Tempi duri, in Punti e interrogativi, p. 28)

La nuova DROGA VISIVA è la pornografia in rete. È difficile parlarne perché la pornografia, contrariamente alle altre dipendenze, è uno scheletro presente nel 96% degli armadi (maschili). A scapito delle donne. Così afferma una ricerca appena pubblicata in Svezia e che Monica Mazzitelli presenta su Le Donne Visibili. Un breve riassunto con le mie considerazioni qui, ma per approfondire leggete tutto l’articolo: è molto lungo ma ne vale la pena.

Il problema comincia da molto giovani e rappresenta perciò una questione di società sulla quale dobbiamo riflettere. Perché da esso scaturisce anche l’atteggiamento violento nei confronti delle donne, che in Italia sfocia regolarmente nell’ennesimo, inaccettabile femminicidio. Purtroppo, l’accesso a questo tipo di materiale è oggi semplicissimo: ci riesce persino un bambino. Basta usare la rete. Infatti, la prima ricerca attiva è a 12 anni in media. Semplice. Discreto. E distruttivo per delle giovani persone ancora in costruzione e pertanto molto fragili. Quando il fenomeno aveva iniziato a prendere piede, avevo voluto rifletterci scrivendo il racconto TEMPI DURI, che fa ora parte del libro Punti e Interrogativi. Pensavo sarebbe rimasto confinato agli adulti.

Non è così e questa ricerca ha il pregio di mostrare gli aspetti distruttivi di una precoce dipendenza, facilitata dall’accesso semplice che il web mette a disposizione.

Cosa è cambiato dalla pornografia “tradizionale”, nascosta e poco accessibile delle generazioni precedenti? Questo: negli ultimi 15 anni la violenza ha preso il sopravvento sul piacere. Il 90% dei video in rete contengono almeno un abuso sulla donna. Nel 12% dei casi c’è proprio una violenza fisica. Per proteggerci dalle emozioni forti, il cervello crea una soglia di accettazione più bassa – soprattutto se ha ricevere lo stimolo è il cervello ancora in costruzione di un ragazzino. Quindi l’escalation è inevitabile. I ragazzi intervistati nel libro hanno confessato di aver bisogno di sempre maggiori stimoli, fino a livelli di violenza o atti spinti nei confronti di animali, minori, disabili, oltre che sempre più violenti sulle donne. Purtroppo funziona così: il ragazzino che necessita di uno sfogo ormonale naturale impara ad accettare queste immagini come normali e ad associarvi il piacere. Tanto più che la donna viene mostrata come consenziente e passiva. Come se le stesse bene. E non è il caso. Se ciò non bastasse a mostrare che il porno è roba fatta da maschi per maschi, vi è la testimonianza delle donne: ne guarderebbero forse di più se fosse incentrata sul piacere femminile. Ma non è così. Lo conferma anche un lungo articolo apparso sull’Internazionale del mese di luglio.

Parla infatti chiaro la testimonianza delle ragazzine. Solo la metà ha visto una volta questi video, ma 2/3 non hanno più voluto guardarne. E se acconsentono, spesso lo fanno nell’ambito di una relazione, ammettendo di ricevere richieste di prestazioni a cui non si sentono pronte o interessate, la grande difficoltà a rifiutare per paura di essere lasciate, il senso di inadeguatezza che ne deriva, l’umiliazione e molto altro.

Si può eliminare la violenza senza eliminare la pornografia? È una domanda etica importante. Nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa. Possiamo tentare di evitare che i ragazzini si rivolgano a queste immagini per i loro corsi di educazione sessuale. Possiamo educare al rispetto, insegnare che la sessualità è condivisione (vera, non simulata) del piacere, senza violenza o prevaricazioni. In quanto genitori, dobbiamo interrogarci sulla nostra disponibilità a parlare apertamente di questo tema ancora troppo tabù e a guidare i nostri figli verso una sessualità basata sul rispetto e sul piacere. Solo così possiamo sperare di educare a dire no a immagini che non c’entrano nulla con una sessualità sana. Educare anche e soprattutto i maschi. Perché la pornografia finta, violenta e estrema fa violenza anche a loro.

 

Drogue visuelle

La nouvelle drogue visuelle est la pornografie online. Il est difficile d’en parler ouvertement car la pornographie, contrairement aux autres dépendances, est un squelette dans l’armoire de 96% (des hommes). Aux dépens de femmes, encore et toujours victimes. C’est le sujet d’un livre récemment sorti en Suède. En voici un court résumé et mes réflexions.

Le problème se pose très tôt et nous devons reflechir à cela car il concerne des enfants. Il s’agit donc d’un problème de société qu’il faut adresser au plus vite. Car l’accès à ce type de matériel est très simple, de nos jours : il suffit d’aller sur le web. La 1ère recherche active dans la toile se situe à 12 ans en moyenne. Car c’est bien la toile qui offre le matériel, de nos jours. Je l’avais déjà remarqué et choisi d’en parler dans l’une de mes nouvelles, Tempi duri, publiée l’année passée aux éditions Tombolini en Italie. Je pensais, à l’époque, que ce resterait un domaine réservé aux adultes, plus à même de faire face aux images proposées.

Faux. Et cette recherche le prouve, en soulignant le potentiel destructeur de ces pratiques. Y accèdent facilement et simplement des très jeunes gens, encore en construction identitaire et donc très fragiles.

Qu’a-t-il changé depuis les temps où le porno n’était pas accessible ? La discrétion a fait fleurir un porno qui privilégie la violence au plaisir. Et c’est bien tout cela que nos jeunes voient. Dans 90% des vidéo online il y a au moins un abus sur la femme. Et dans le 12% des cas une violence physique avérée. Pour se protéger des émotions fortes, le cerveau crée un seuil d’acceptation plus bas. Surtout s’il s’agit du cerveau d’un ado, qui n’est nullement prêt à comprendre ces scènes. Donc l’escalation est inévitable. Les jeunes interviewés ont avoué cette escalation, jusqu’à des niveaux de violence ou des actes sur les plus faibles, femmes en premier mais aussi animaux, enfants, handicapés, etc. Malheureusement, l’ado qui a naturellement besoin d’évacuer ses hormones apprend à accepter ces images comme étant partie d’une sexualité normale et à y associer son plaisir. D’autant plus que la femme y est toujours montrée passive et consentante. Comme si ceci lui convenait parfaitement, alors que nous savons pertinemment que ce n’est pas le cas. Le porno est fait par les hommes pour les hommes. Et les femmes l’admettent : elles en regarderaient peut être plus, si il était centré sur leur plaisir. Or, il en est rien : une longue enquête parue sur Courrier International l’été dernier le démontre clairement.

Écoutons les femmes, maintenant. Seule la moitié d’entre elles a vu ces vidéos, mais 2/3 n’ont pas renouvelé l’expérience. Souvent, elles consentent pour ne pas se faire quitter, en admettant qu’elles reçoivent souvent des requêtes qui les embarrassent et les humilient de la part de leur partenaire. Voulons-nous écouter ces embarras, ces humiliations ? Je le veux. Et vous? En tous cas, il faut se poser des questions éthiques et la première est la suivante : peut-on éradiquer la violence faite aux femmes sans éliminer le porno ?

Tout n’est pas perdu, nous pouvons faire quelque chose pour contrer tout cela. Nous pouvons essayer d’éviter que les ados utilisent ces images pour les guider dans la découverte de la sexualité. Comment ? En apprenant à parler plus ouvertement de la sexualité, en enseignant que le vrai plaisir est fait de partage et de respect. Seulement de la sorte, nous pouvons espérer éduquer à dire non à des images qui n’ont rien à voir avec une sexualité saine. Et cela concerne toutes et tous. Car quoi que l’on puisse penser, le porno faux, violent et extrême fait subir une violence également aux garçons.

 

Visual drug

The new visual drug is online pornography. Contrary to other addictions, pornography is a topic, which is hard to discuss as it is viewed by 96% (of men). And it affects women deeply. Here is a summary of a recently published book (in Sweden) and my point of view.

The first active research online is around 12 years old. The web is the primary source; I’ve known it for a long time and written about it in one of my short stories. What has changed from “traditional” pornography in the last 15 years, though? Violence has taken over pleasure. 90% of videos now show at least an abuse on women. In 12% of them, one can actually see physical violence. In order to protect use, the brain lowers the acceptance of such acts. Therefore, escalation is inevitable. Boys interviewed for the book confessed it: they could admit violence on women, on animals, disabled, or even children. Unfortunately, this is the way it works: a young boy who needs natural evacuation of hormones, watches them. In doing so, he learns to accept that kind of images and to associate pleasure to them. This is also because women are passive and willing in those videos. As if they enjoyed it. This is no news, actually. We have known for a long time that pornography is made by men, for men.

Let us listen to young girls now. Among teenagers, only half of them has ever watched porno videos, and 2/3 did not do it anymore after the first time. Often they agree to watch them because they do not want to lose the guy, often too their partners ask them for the same performances they see. Girls admit feeling humiliated and hurt. I want to listen to their pain. Do you?

We can try to avoid our children using those videos for their sexual education. How? Let us learn to talk about sexuality in an open way, teaching that real (not faked) pleasure is made of respect and sharing. In this way, we can hope that one day they will say no to those shocking images, which have nothing to do with healthy sexuality. This concerns everyone, girls AND boys. For faked, violente and extreme pornography rapes them as well.

 

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11 thoughts on “Droga visiva / Drogue visuelle / Visual drug

  1. Grazie tantissimo per aver ripreso e riassunto così egregiamente il mio articolo! sono molto fiduciosa che ci sia una possibilità di combattere questa situazione ponendosi le domande giuste e assumendosi tutte le responsabilità del caso, a livello politico e sociale. Grazie!!

    • Grazie a te per l’utilissimo spunto di discussione. A luglio l’Internazionale aveva pubblicato una lunga inchiesta sulle pratiche in rete, ma non prevedeva la discussione sul risvolto emotivo e shockante che può avere sui ragazzi e la loro costruzione identitaria e il rapporto con l’altro sesso. Né di come questo nuovo genere di sessualità influenzi il rapporto uomo-donna e lo renda vulnerabile a più (ancor più) violenza inutile e distruttiva.

      • In questa questione ci sono anche a mio modesto avviso 150 anni di lotte per una visione critica al patriarcato che vanno in fumo…. sospetto che ci sia anche un odio per la donna che rigurgita, qui, libero di esprimersi…. grazie ancora!

      • Non so se è odio. O forse non voglio pensare che lo sia. Ho l’impressione che sia una risposta alla frustrazione o alla rabbia. Noi donne abbiamo fatto decenni di lotte per conquistare la parità. Abbiamo attraversato un cambio di mentalità fondamentale (e i residui sono ancora ben presenti nella nostra psiche). Il cambiamento è però stato positivo. Noi siamo nel +. Abbiamo ottenuto, conquistato, aggiunto. La nostra condizione (perlomeno alle nostre latitudini) è migliorata. L’uomo ha subìto lo stesso cambiamento ma in quella che è stata percepita come una sottrazione. “Sottrazione” normale, per ristabilire un equilibrio. Ma negli individui più fragili si è innescata una reazione. Negli ultimi 50 anni ci siamo focalizzati molto, a giusta ragione, sulla condizione della donna. Ma è forse tempo di studiare anche quella dell’uomo nel post-femminismo. Alcuni nomi che hanno iniziato a farlo: Stefano Ciccone, Zoja, Recalcati. Il primo con azioni sul terreno.

    • Purtroppo l’odio esiste, ed è dovuto a un senso di inadeguatezza da un lato, ma anche a un senso di difficoltà per la perdita di un ruolo maschile certo. Anche io vedo le donne in una situazione di maggiore diritto, un po’ in tutti i campi, ed è per questo che il rischio di perdere così tanto terreno è un’ipotesi assolutametne sciagurata. Per fortuna possiamo contare su ottimi uomini come alleati, senza i quali non andremmo da nessuna parte….

  2. Avevo già letto l’articolo di Monica Mazzitelli su Le Donne invisibili ma ti ringrazio per questa sintesi. Il tema è centrale e credo che abbia molta influenza nei rapporti tra donne e uomini. Come sempre gli estremi sono dannosi e, per finire, purtroppo si incontrano.

    • Sì, certo, e purtroppo si finisce a parlare sempre di ciò che non funziona, invece di evidenziare ciò che funziona. Che è pur tanto! Ma è necessario anche interrogarsi e reagire. Soprattutto perché, per esempio in questo caso, stiamo parlando della formazione personale, psicologica e etica delle generazioni future. A questo tema io avevo già pensato quando ancora non ero mamma, figuriamoci ora.

    • Buongiorno Monica 🙂
      rileggendo il mio commento mi rendo conto di quanto sia eccessivamente ermetico.
      Credo che in un’epoca in cui gli uomini (almeno quelli che vogliono gettarsi alle spalle i modelli della società maschilista impersonata dai loro padri o nonni) devono ridefinire il loro rapporto con le donne i due estremi (l’ignoranza da una parte e l’eccesso di informazioni anche fuorvianti dall’altro) «si incontrano» nel senso che generano insicurezza e minano le certezze delle menti e dei caratteri più deboli.
      Una debolezza che, purtroppo, si cerca di nascondere con atteggiamenti da macho che poi possono sfociare anche nella violenza fisica.

      • Grazie Matteo! Comprendo benissimo quello che vuoi dire, è un gioco delle parti che alla fine crea un “vuoto” di possibilità di posizionamento per una mascolinità diversa e più libera di esprimere una volontà di equità senza snaturare la propria diversità. Il tutto è di difficile ottenimento perché mancano i modelli sociali di questa possibile via, e l’esempio della Svezia fa comprendere quanto i modelli sociali derivino in ultima analisi anche dalle scelte politiche che vengono fatte per allargare l’asfissia di una prospettiva sempre e solo machista dell’organizzazione sociale. E il tutto si riflette nelle pubblicità, che cristallizzano il comportamento dettando norma implicite a cui entrambi i sessi sono “costretti” ad aderire.
        Ti chiedo solo di concedere a queste donne arrabbiate un pochino di spazio per esprimere una frustrazione comprensibile, però 🙂 Tu sei un’eccezione, credimi… the world out there is very cold… L’unica strada è di fare il percorso insieme! Buona giornata!

      • Le eccezioni per fortuna esistono! Ma anche le donne che scelgono di discuterne, di pensare, di agire non sono la maggioranza. Io mi auguro, per le prossime generazioni: più consapevolezza, più dialogo, più senso critico, più intelligenza, più istruzione, più apertura, meno odio, meno reazioni violente, meno estremismo. Mi fermo qui, la lista sarebbe troppo lunga. E grazie x i vostri spunti. Oggi uno è arrivato anche sulla mia pagina FB alla condivisione dell’articolo. Da un uomo. Da quando ho aperto questo blog esorto le donne a parlare, ma la strada è ancora lunga.

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