Mobilità = libertà / Mobilité = liberté / Mobility = freedom

“Sei cieca o scema, non vedi che non si avanza?” (Bava di vento, in Punti e Interrogativi, Antonio Tombolini Editore, p. 92)

L’ultimo bastione che impediva la mobilità indipendente alle donne è caduto ieri: l’Arabia Saudita, ultimo paese al mondo nel quale le donne non potevano guidare, ha capitolato. Dal 24 giugno prossimo, le Saudite potranno guidare un’auto.

Rallegriamocene ma riflettiamo.

Sappiamo bene che una legge varata non significa una mentalità cambiata. Infatti, il diritto di voto delle donne non ha significato automaticamente la loro elezione. Né la possibilità di lavorare fuori casa ha modificato improvvisamente i rapporti nella cura della casa e dei figli. Per ogni avanzamento sociale che necessita un cambiamento di visione, occorrono anni prima che venga digerito e messo in atto. Questo ci dimostra che, pur occupandoci di tematiche più avanzate in materia di diritti della donna, evolviamo allo stesso ritmo.

Le domande aperte sono ancora molte. Chi insegnerà alle donne a guidare? Come verrà percepita una donna al volante? Quali sanzioni alternative verranno a sostituirsi alle frustate, fintanto che questa nuova libertà conquistata non sarà entrata nella mentalità comune? Oseranno, le donne, mettersi alla guida? Fin dove si spingeranno, sole? Queste e molte altre domande attenderanno risposta nei prossimi anni, se non decenni.

Resta un fatto: la legge andava approvata. Perché la mobilità delle donne significa indipendenza. Con ogni piccolo cambiamento, le donne continuano a conquistare nuovi spazi di libertà. In questo caso: libertà di movimento.

E libertà di andare avanti, anche da sole.

 

Mobilité = liberté

Le dernier bastion empêchant la mobilité indépendante pour les femmes est tombé hier : l’Arabie Saudite, dernier pays au monde où les femmes ne pouvaient pas conduire, a capitulé. À partir du 24 juin prochain, les Saudites pourront conduire une voiture.

Nous savons pertinemment qu’approuver une loi ne signifie pas changer une mentalité. Le droit de vote aux femmes n’a pas entraîné automatiquement leur élection. Ni la possibilité de travailler à l’extérieur de la maison a drastiquement modifié l’attitude par rapport à la prise en charge des enfants et de la maison. Bien que plus avancés en termes de droits de la femme, nous évoluons en fait au même rythme.

Les questions restent largement ouvertes : qui enseignera aux femmes à conduire? Comment une femme au volant sera-t-elle perçue ? Remplacera-t-on les coups de fouet par d’autres sanctions ? Quand sera-t-il normal de voir une femme conduire ? Et les femmes, oseront-elles conduire ? Le faire seules ? Et jusqu’à où oseront-elles aller ?

Néanmoins, la loi se devait d’être approuvée. Car mobilité, pour les femmes, signifie indépendance. Tout petit changement permet aux femmes de conquérir de nouveaux espaces de liberté. Dans ce cas spécifique, il s’agit de la liberté de mouvement. C’est-à-dire : une autre possibilité d’aller de l’avant.

Seules, si elles le souhaitent.

 

Mobility = freedom

It is done. Saudi Arabian law preventing women from driving a car has been abolished yesterday. Next June, Saudi women will be able to drive by themselves.

We all know that approving a law does not automatically mean its social acceptance. In fact, conquering the right to vote did not mean that women were automatically elected in parliaments or became presidents. Nor children care and housekeeping were equally shared just because women went out working. These examples show that we surely fight for different things, yet we evolve at the same pace.

There are still many open questions. Who is going to teach women how to drive? How will people perceive a woman driving? No more whipping will really mean no more backlash or retaliations? Will women dare driving alone? And how far will they dare going? We should not expect answers to these and other questions until many years ahead.

For the time being, let us stick to the fact: that law needed abolishment. For mobility, for women, means independence. Independence means freedom. In this very case: freedom to move, to go forward.

Even alone, if they wish to.

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Droga visiva / Drogue visuelle / Visual drug

“Ma.. perché quell’espressione? Ne eravate già al corrente anche voi? (Tempi duri, in Punti e interrogativi, p. 28)

La nuova DROGA VISIVA è la pornografia in rete. È difficile parlarne perché la pornografia, contrariamente alle altre dipendenze, è uno scheletro presente nel 96% degli armadi (maschili). A scapito delle donne. Così afferma una ricerca appena pubblicata in Svezia e che Monica Mazzitelli presenta su Le Donne Visibili. Un breve riassunto con le mie considerazioni qui, ma per approfondire leggete tutto l’articolo: è molto lungo ma ne vale la pena.

Il problema comincia da molto giovani e rappresenta perciò una questione di società sulla quale dobbiamo riflettere. Perché da esso scaturisce anche l’atteggiamento violento nei confronti delle donne, che in Italia sfocia regolarmente nell’ennesimo, inaccettabile femminicidio. Purtroppo, l’accesso a questo tipo di materiale è oggi semplicissimo: ci riesce persino un bambino. Basta usare la rete. Infatti, la prima ricerca attiva è a 12 anni in media. Semplice. Discreto. E distruttivo per delle giovani persone ancora in costruzione e pertanto molto fragili. Quando il fenomeno aveva iniziato a prendere piede, avevo voluto rifletterci scrivendo il racconto TEMPI DURI, che fa ora parte del libro Punti e Interrogativi. Pensavo sarebbe rimasto confinato agli adulti.

Non è così e questa ricerca ha il pregio di mostrare gli aspetti distruttivi di una precoce dipendenza, facilitata dall’accesso semplice che il web mette a disposizione.

Cosa è cambiato dalla pornografia “tradizionale”, nascosta e poco accessibile delle generazioni precedenti? Questo: negli ultimi 15 anni la violenza ha preso il sopravvento sul piacere. Il 90% dei video in rete contengono almeno un abuso sulla donna. Nel 12% dei casi c’è proprio una violenza fisica. Per proteggerci dalle emozioni forti, il cervello crea una soglia di accettazione più bassa – soprattutto se ha ricevere lo stimolo è il cervello ancora in costruzione di un ragazzino. Quindi l’escalation è inevitabile. I ragazzi intervistati nel libro hanno confessato di aver bisogno di sempre maggiori stimoli, fino a livelli di violenza o atti spinti nei confronti di animali, minori, disabili, oltre che sempre più violenti sulle donne. Purtroppo funziona così: il ragazzino che necessita di uno sfogo ormonale naturale impara ad accettare queste immagini come normali e ad associarvi il piacere. Tanto più che la donna viene mostrata come consenziente e passiva. Come se le stesse bene. E non è il caso. Se ciò non bastasse a mostrare che il porno è roba fatta da maschi per maschi, vi è la testimonianza delle donne: ne guarderebbero forse di più se fosse incentrata sul piacere femminile. Ma non è così. Lo conferma anche un lungo articolo apparso sull’Internazionale del mese di luglio.

Parla infatti chiaro la testimonianza delle ragazzine. Solo la metà ha visto una volta questi video, ma 2/3 non hanno più voluto guardarne. E se acconsentono, spesso lo fanno nell’ambito di una relazione, ammettendo di ricevere richieste di prestazioni a cui non si sentono pronte o interessate, la grande difficoltà a rifiutare per paura di essere lasciate, il senso di inadeguatezza che ne deriva, l’umiliazione e molto altro.

Si può eliminare la violenza senza eliminare la pornografia? È una domanda etica importante. Nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa. Possiamo tentare di evitare che i ragazzini si rivolgano a queste immagini per i loro corsi di educazione sessuale. Possiamo educare al rispetto, insegnare che la sessualità è condivisione (vera, non simulata) del piacere, senza violenza o prevaricazioni. In quanto genitori, dobbiamo interrogarci sulla nostra disponibilità a parlare apertamente di questo tema ancora troppo tabù e a guidare i nostri figli verso una sessualità basata sul rispetto e sul piacere. Solo così possiamo sperare di educare a dire no a immagini che non c’entrano nulla con una sessualità sana. Educare anche e soprattutto i maschi. Perché la pornografia finta, violenta e estrema fa violenza anche a loro.

 

Drogue visuelle

La nouvelle drogue visuelle est la pornografie online. Il est difficile d’en parler ouvertement car la pornographie, contrairement aux autres dépendances, est un squelette dans l’armoire de 96% (des hommes). Aux dépens de femmes, encore et toujours victimes. C’est le sujet d’un livre récemment sorti en Suède. En voici un court résumé et mes réflexions.

Le problème se pose très tôt et nous devons reflechir à cela car il concerne des enfants. Il s’agit donc d’un problème de société qu’il faut adresser au plus vite. Car l’accès à ce type de matériel est très simple, de nos jours : il suffit d’aller sur le web. La 1ère recherche active dans la toile se situe à 12 ans en moyenne. Car c’est bien la toile qui offre le matériel, de nos jours. Je l’avais déjà remarqué et choisi d’en parler dans l’une de mes nouvelles, Tempi duri, publiée l’année passée aux éditions Tombolini en Italie. Je pensais, à l’époque, que ce resterait un domaine réservé aux adultes, plus à même de faire face aux images proposées.

Faux. Et cette recherche le prouve, en soulignant le potentiel destructeur de ces pratiques. Y accèdent facilement et simplement des très jeunes gens, encore en construction identitaire et donc très fragiles.

Qu’a-t-il changé depuis les temps où le porno n’était pas accessible ? La discrétion a fait fleurir un porno qui privilégie la violence au plaisir. Et c’est bien tout cela que nos jeunes voient. Dans 90% des vidéo online il y a au moins un abus sur la femme. Et dans le 12% des cas une violence physique avérée. Pour se protéger des émotions fortes, le cerveau crée un seuil d’acceptation plus bas. Surtout s’il s’agit du cerveau d’un ado, qui n’est nullement prêt à comprendre ces scènes. Donc l’escalation est inévitable. Les jeunes interviewés ont avoué cette escalation, jusqu’à des niveaux de violence ou des actes sur les plus faibles, femmes en premier mais aussi animaux, enfants, handicapés, etc. Malheureusement, l’ado qui a naturellement besoin d’évacuer ses hormones apprend à accepter ces images comme étant partie d’une sexualité normale et à y associer son plaisir. D’autant plus que la femme y est toujours montrée passive et consentante. Comme si ceci lui convenait parfaitement, alors que nous savons pertinemment que ce n’est pas le cas. Le porno est fait par les hommes pour les hommes. Et les femmes l’admettent : elles en regarderaient peut être plus, si il était centré sur leur plaisir. Or, il en est rien : une longue enquête parue sur Courrier International l’été dernier le démontre clairement.

Écoutons les femmes, maintenant. Seule la moitié d’entre elles a vu ces vidéos, mais 2/3 n’ont pas renouvelé l’expérience. Souvent, elles consentent pour ne pas se faire quitter, en admettant qu’elles reçoivent souvent des requêtes qui les embarrassent et les humilient de la part de leur partenaire. Voulons-nous écouter ces embarras, ces humiliations ? Je le veux. Et vous? En tous cas, il faut se poser des questions éthiques et la première est la suivante : peut-on éradiquer la violence faite aux femmes sans éliminer le porno ?

Tout n’est pas perdu, nous pouvons faire quelque chose pour contrer tout cela. Nous pouvons essayer d’éviter que les ados utilisent ces images pour les guider dans la découverte de la sexualité. Comment ? En apprenant à parler plus ouvertement de la sexualité, en enseignant que le vrai plaisir est fait de partage et de respect. Seulement de la sorte, nous pouvons espérer éduquer à dire non à des images qui n’ont rien à voir avec une sexualité saine. Et cela concerne toutes et tous. Car quoi que l’on puisse penser, le porno faux, violent et extrême fait subir une violence également aux garçons.

 

Visual drug

The new visual drug is online pornography. Contrary to other addictions, pornography is a topic, which is hard to discuss as it is viewed by 96% (of men). And it affects women deeply. Here is a summary of a recently published book (in Sweden) and my point of view.

The first active research online is around 12 years old. The web is the primary source; I’ve known it for a long time and written about it in one of my short stories. What has changed from “traditional” pornography in the last 15 years, though? Violence has taken over pleasure. 90% of videos now show at least an abuse on women. In 12% of them, one can actually see physical violence. In order to protect use, the brain lowers the acceptance of such acts. Therefore, escalation is inevitable. Boys interviewed for the book confessed it: they could admit violence on women, on animals, disabled, or even children. Unfortunately, this is the way it works: a young boy who needs natural evacuation of hormones, watches them. In doing so, he learns to accept that kind of images and to associate pleasure to them. This is also because women are passive and willing in those videos. As if they enjoyed it. This is no news, actually. We have known for a long time that pornography is made by men, for men.

Let us listen to young girls now. Among teenagers, only half of them has ever watched porno videos, and 2/3 did not do it anymore after the first time. Often they agree to watch them because they do not want to lose the guy, often too their partners ask them for the same performances they see. Girls admit feeling humiliated and hurt. I want to listen to their pain. Do you?

We can try to avoid our children using those videos for their sexual education. How? Let us learn to talk about sexuality in an open way, teaching that real (not faked) pleasure is made of respect and sharing. In this way, we can hope that one day they will say no to those shocking images, which have nothing to do with healthy sexuality. This concerns everyone, girls AND boys. For faked, violente and extreme pornography rapes them as well.

 

Nella pelle di un uomo…o di una donna (Italian only)

Perché le donne si illudono sempre? Anche le sue amiche ci credono: le donne sono tutte uguali. (Stazioni, in Punti e Interrogativi, p. 61)

L’ho fatto una volta soltanto. È poco, lo so. Non prendetemi per una che non sa innovare, che non vuole provare niente di nuovo. Ma in prima persona, con voce di uomo, l’ho fatto davvero una volta soltanto. Con il racconto Stazioni, edito da Tombolini nella raccolta Punti e interrogativi. L’esperimento mi pare riuscito, pur non essendo un uomo. E ci dovrei riprovare.

Il fatto è che non mi è mai venuto spontaneo, il raccontare storie di uomini con voce di uomo. Del resto, sono una donna. E ci sono talmente tante storie da narrare con voce di donna, con una voce mia o che rappresenti altre donne, che la priorità è slittata altrove. Volevo rompere quel silenzio che da secoli appartiene alle donne, alle minoranze etniche e/o religiose, alle classi dominate, alle persone diversamente abili o omossessuali, e mi scuserete se ne ho tralasciate di altrettanto degne di nota. Ne parlo proprio oggi, nell’intervista rilasciata sul blog dello scrittore Massimo Lazzari.

Alcuni mesi fa sono entrata in libreria per farmi consigliare dei libri. Una libreria di quelle dove il libraio fa ancora il libraio, non il venditore. Ricordo che mi fu proposto un volume che narrava la storia di tre ragazzi. La mia prima reazione è stata, no, grazie, raccontateci storie di donne, per favore. Sono quelle, che voglio leggere.

Interessante sarebbe anche avere più uomini che si calano nei panni di una donna nei loro esperimenti letterari. Tolstoj e Flaubert ci sono riusciti incredibilmente bene, dopotutto. Di ciò parla anche Seba Marvin  in un post in cui sottolinea la mancanza cronica di personaggi femminili. Sì, perché le ragazze, nei libri di uomini, spesso esistono solo come appendice.

E quindi, se vi va di sentire tante voci di donna protagonista, leggete e consigliate il mio ultimo libro, Punti e Interrogativi. Non è scontato, non è mainstream, non è stato pubblicato perché sono cose che vendono. A parlare sono donne “vere”, quelle che quasi mai vengono ascoltate.

Io ho scelto di dar loro una voce.

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Ps: visto che di voce si parla… Punti e interrogativi è disponibile anche in audiobook!