Scrivere per sé, scrivere per gli altri / Ecrire pour soi-même et pour les autres

“Ma […] se c’era una vita da rammendare, voleva che fosse la sua.” (Rammendi, in Punti e Interrogativi, Antonio Tombolini Editore, p. 146)

 

L’écriture est avec moi depuis le premier jour d’école. J’avais 6 ans et la maîtresse m’appela au tableau, où j’écris le seul mot que je savais écrire : mon nom. Un mot quelconque ? Détrompez-vous ! C’est la porte d’entrée de la maison de l’identité et, depuis, j’en ai exploré les pièces.

Aujourd’hui je franchis une nouvelle étape. L’exploration se concrétise : après la sortie de mon roman, La lettera G, une histoire personnelle mais au même temps universelle, celle de la femme commune, j’ai pris conscience de mon intérêt pour les histoires de vie. Non pas celles pour des personnes connues, plutôt pour les histoires « banales », oubliées, silencieuses. Une série de coincidences me met sur la route de la Libera Università dell’Autobiografia, auprès de laquelle je viens de recevoir un diplôme d’experte en méthodologies (auto)biographiques. C’est la suite naturelle de mon parcours.

Mon point de départ en écriture est probablement le même que le vôtre : j’ai écrit pour moi-même, tout simplement, loin de l’idée qu’un jour je serai écrivaine ou que j’enseignerai l’écriture. J’ai étudié les Lettres par passion et par intuition. Ensuite j’ai écrit des articles, des nouvelles et enfin des livres.

Maintenant, je souhaite travailler avec l’écriture, en accompagnant les autres pour que vous puissiez tirer bénéfices de l’écriture autobiographique. Pourquoi écrire, vous vous demandez peut-être. Pour prendre soin de vous-mêmes, pour retrouver une place de protagoniste dans votre propre vie, pour laisser un témoignage, pour remettre de l’ordre dans le grenier des souvenirs et avoir une vision plus claire, un autre point de départ. Les raisons sont nombreuses et je ne connais pas les vôtres. Ce que je sais par contre, est que le seul prérequis est l’envie d’essayer. Écrire pour soi, sans la pression d’un public, sans peur du jugement, est une expérience extraordinaire qui peut également libérer la créativité, en plus des émotions.

Orhan Pamuk, Nobel de littérature 2006, le dit joliment: “J’écris non pas pour raconter une histoire, mais pour la construire”.  Si vous souhaitez vous essayer à l’écriture en partant du point le plus important – vous – et essayer de trouver une porte d’entrée différente, je vous accompagnerai volontiers. J’adore voyager et les routes de la vie sont passionnantes et riches en surprises.

Si vous avez des doutes, lisez le volet Life Stories FAQ. Sous le volet Life Stories Labs vous y trouverez tout pour entamer cette nouvelle aventure. Parcourons un bout de chemin ensemble.

 

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La scrittura mi accompagna fin dal giorno in cui andai alla lavagna in prima elementare e scrissi l’unica parola che sapevo scrivere: il mio nome. Mica una parola da nulla: è la prima porta di entrata verso l’identità. E, da allora, ne ho esplorato le stanze.

Arrivo oggi a un punto della vita nel quale l’esplorazione prende forma più concreta. Dopo la pubblicazione del romanzo La lettera G, una storia personale e al contempo universale, ovvero quella della donna qualunque, ho preso coscienza del mio interesse per le storie di vita. Non quelle importanti, bensì le storie “banali”, dimenticate, silenziose. E, per una serie di coincidenze, mi sono imbattuta nella Libera Università dell’Autobiografia, presso la quale ho appena conseguito il diploma di esperta in metodologie (auto)biografiche. Un proseguimento naturale del mio percorso, un punto di sosta o chissà, di arrivo.

Sono partita dallo scrivere per me stessa, lontana anni luce dall’idea di pubblicare libri o di insegnare scrittura. Ho studiato Lettere per passione e intuizione. Ho scritto articoli, racconti, un blog e infine libri. Ho avuto la fortuna di trovare occhi attenti e sensibili, che mi hanno permesso di pubblicarli.

Ora voglio continuare a lavorare con la scrittura, accompagnando altri verso i benefici della scrittura in autobiografica. Perché? Per prendersi cura di sé, per tornare ad essere protagoniste/i della propria vita, per lasciare una testimonianza, per dipanare la matassa dei ricordi e costruirne una visione più chiara, un altro punto di partenza della propria vita. Le ragioni sono innumerevoli e non conosco le vostre. Ma so per certo che il solo requisito è la voglia di provarci. Scrivere per sé, senza la pressione di un pubblico, senza paura del giudizio, è un’esperienza straordinaria, che può liberare creatività e – sempre – emozioni.

Lo dice bene Orhan Pamuk, Nobel di letteratura 2006: “Scrivo non per raccontare una storia, ma per costruirla”. Così, in Rammendi, uno dei miei primi racconti pubblicato a ottobre scorso nella raccolta Punti e Interrogativi, già avevo usato, inconsapevolmente, questa metafora. Allo stesso modo, il finale di un altro racconto, Le urla dei muti, tradiva il desiderio di aiutare gli altri a scrivere, mettendo a disposizione le mie capacità.

Se volete avvicinarvi alla scrittura partendo da voi stesse/i, cercando una porta di entrata diversa alla vostra vita, vi accompagnerò volentieri. Adoro viaggiare e le strade della propria vita sono appassionanti e fruttuose.

Se avete ancora dubbi, leggete Life Stories FAQ su questo sito: rispondo lì a eventuali domande che questo post può avervi suscitato. Mentre nella sezione Life Stories Labs troverete ulteriori dettagli e i luoghi degli incontri già programmati.

Incontriamoci lì. E percorriamo, insieme, un tratto di cammino.

 

Mon joyeux Noël / My own merry Christmas /Il mio buon Natale

Margherita, davanti allo specchio del bagno, in piedi, pianse. Per quella donna, la Negra, che avrebbe dovuto passare il Natale da sola. Perché nessuno l’aveva voluta, la straniera. Come lei quando era arrivata lì. (Rammendi, in Punti e Interrogativi, p. 145)

 

Mon joyeux Noël

Noël n’est pas une fête de cadeaux, vœux et repas. C’est une fête d’amour, de partage, de bonté, d’union et d’espoir. En commun il n’y a que l’abondance et il ne faut priver personne, car l’exclusion et le rejet des autres n’est rien d’autre que notre propre exclusion. Et quand cela arrive, on ne peut que pleurer, comme la protagoniste de la nouvelle Rammendi de mon dernier livre.

Je vous souhaite, et je le souhaite à moi-même, que les vrais cadeaux de Noël, intangibles mais tout aussi précieux, puissent nous être livrés partout où nous vivons, peu importe avec qui nous serons et comment nous choisirons de passer cette journée de fête. Je souhaite également que tout le monde puisse les recevoir et qu’ils soient avec nous pour toujours: c’est le plus beau des cadeaux pour nous-mêmes, et pour les autres.

Joyeux Noël, Manuela

 

My own merry Christmas

Celebrating Christmas does not mean celebrating presents, eating and wishes. It means celebrating love, sharing, kindness of heart and hope. The common point is abundance, which no one should be deprived of. Because rejecting other people actually means rejecting ourselves. And when this happens, all we can do is cry, as did the main character in the short story Rammendi of my latest book.

I wish you (and wish it for myself too) that the true Christmas gifts, precious although impossible to touch, can be delivered to us no matter where we live or how we will spend Christmas. I also wish that everyone will receive them and that they can stay with us forever: this would be the greatest present of all.

Merry Christmas, yours Manuela XXX

 

Il mio buon Natale

Il Natale non è festa di regali, auguri e abbuffate. È festa di amore, di condivisione, di bontà, di unione e di speranza. In comune solo l’abbondanza, di cui nessuno dovrebbe essere privato, perché escludendo o rifiutando gli altri rifiutiamo noi stessi. E allora non resta che piangere, come la Margherita del mio racconto.

Io vi auguro, e mi auguro, che i veri regali natalizi, intangibili ma preziosi, ci raggiungano ovunque viviamo, con chiunque e in qualsiasi modo trascorreremo il giorno di festa. Mi auguro che li ricevano tutti/e e che rimangano con noi per sempre: è il più bel regalo che possiamo fare a noi stessi/e, e pure agli altri/e.

Auguri di cuore. Manuela

Per ogni donna uccisa / Pour chaque femme tuée / For every woman killed

“Come dici? Non ci ho visto giusto? Ma se lo guardavo con quegli occhi” (Cuore senza occhi, in Punti e interrogativi, p. 94)

 

Manuela Carmena, sindaca di Madrid, si distingue per la sua lotta contro le violenze alle donne. Nella giornata internazionale del 24 novembre scorso, ha deciso che la capitale spagnola proclamerà tre giorni di lutto ogni volta che verrà uccisa una donna. Una misura drastica, che potrà sensibilizzare la popolazione a una problematica ancora troppo sottovalutata. Si tratta di una misura concreta, ma dubito che possa sradicare un fenomeno ancor troppo presente.

Per fare questo, occorre una sensibilizzazione precoce.  Il video sul sito dell’Huffington Post è senza dubbio eloquente e sprona a individuare e denunciare gli atteggiamenti violenti. Tuttavia, è soltanto una politica di educazione al rispetto e alla non-violenza – politica che deve rivolgersi ai bambini attraverso la scuola e ad interventi nelle famiglie portatrici di un modello famigliare violento – che potrà, a mio parere, dare il colpo di grazia a un fenomeno di società terribile e diffuso. Dobbiamo provarci, anche se non sempre funzionerà, anche se non sempre sono i figli che hanno vissuto violenze a trasmettere le violenze. Non sempre, ma tante, tante volte ed è sui grandi numeri che dobbiamo concentrarci a questo stadio.

Ho tentato spesso di capire il perché di questi atti sconsiderati, che fuoriescono dai miei schemi mentali. Non potendo affidarmi a nulla, ho cercato nei libri un’analisi, un tentativo di comprensione e di soluzione. Ve ne propongo uno tra tanti: nel saggio Il silenzio degli uomini, Iaia Caputo ci parla di uno smarrimento maschile di fronte ai cambiamenti culturali. E benché l’autrice lo metta in relazione a uomini che uccidono la loro prole per punire la madre, questo smarrimento potrebbe non essere dissimile da quello di cui sono vittime questi assassini di donne. È forse per contrastare il sentimento di vittimizzazione e ritrovare una potenza di cui si sentono deprivati, che alcuni passano dall’altra parte della linea? E cosa possiamo fare per aiutarli?

Sì, avete capito bene: aiutarli. Perché aiutando gli uni salveremo le altre. Ma dobbiamo aiutarli fin da piccoli, prima che si trasformino in mostri. Fin da quando tutto è ancora possibile. Sarebbe un magnifico regalo di Natale per l’umanità.

 

Pour chaque femme tuée

Manuela Carmena, maire de Madrid, agit contre la violence contre les femmes. Le 24 novembre passé, lors de la journée internationale, elle a décidé que sa ville proclamera trois jours de deuil chaque fois qu’une femme sera tuée. Une mesure draconienne, qui sensibilisera à une problématique croissante mais encore sous-estimée. Il s’agit certainement d’une mesure concrète, mais je doute qu’elle puisse éradiquer un phénomène encore trop présent.

Pour cela, il faut une sensibilisation précoce. La vidéo sur le site italien du Huffington Post est très éloquente, car elle sollicite les femmes à déceler au plus vite les signaux de violence et à les dénoncer. Mais seulement une politique d’éducation au respect et à la non-violence – une politique qui doit s’adresser aux enfants par le biais de l’école et à des interventions dans les familles porteuses d’un modèle familial violent – qui pourra à mon avis porter enfin préjudice à cet horrible phénomène de société. Il faut essayer, même si cela ne marchera pas pour tous, même si d’autres types d’enfants, issus de familles non-violentes, pourront le devenir un jour. Mais il faut s’attaquer au problème le plus pressant.

J’ai souvent essayé de comprendre le pourquoi de ces actes qui dépassent totalement ma compréhension. Ne pouvant pas m’accrocher à quoi que ce soit, j’ai cherché dans les livres une analyse, une tentative de compréhension et je vous en propose une : il s’agirait en fait du désarroi des hommes face aux changements sociaux, dont ils se perçoivent en tant que victimes. Victime est le mot clé : afin de retrouver leur ancienne puissance sociale et culturelle, certains hommes n’hésitent pas à franchir la ligne entre citoyen et assassin. Que pouvons-nous faire pour les aider ?

Oui, vous avez bien compris. C’est en aidant les uns qu’on sauvera les autres. Mais il faut les aider depuis leur plus jeune âge. Lorsque tout est encore possible. Ce serait sans doute un magnifique cadeau de Noël pour l’humanité.

 

For every killed woman

Manuela Carmena, mayor of Madrid, acted strongly against violence towards women. On the international day for the elimination of violence against women, the mayor with whom I share the name decided that Madrid would be mourning for three days each woman killed in the city. A drastic measure, which will finally make people aware of this growing plague. This is certainly a good start, yet it will not be able to eradicate violence.

For this to happen someday, we need an early awakening of public opinion. The Huffington Post video (posted on the Italian version) is certainly eloquent,  in that it tells women to be aware of signs of violence in a relationship and to denounce them right away. Yet it is only a global politics on an early education to respect and non-violence, which could to my mind, give a blow to these disgusting acts. It will pass though programs in schools and through detection and intervention in potentially violent families, where violence breeds and develops.

I have tried many times to understand the reasons for these gender-oriented murders, but they are too far from my understanding, too different from my mental functioning. Therefore, I begun to read books and articles, trying to find a scrap of understanding or solution. Here is one worth mentioning: men feel victims of the rapid change in society and try to recover power by killing.

What can we do to help them? These men definitively need help. By helping them, we will save women. However, we need to do it when they are little, i.e when everything is still possible. Succeeding would be one of the best Christmas presents to humanity.