LE BUGIE DI UNA MAMMA / Les mensonges d’une mere / A mother’s lies

Rispondo all’anonima mamma, disperata da quanto la nascita dei suoi due adorati figli abbia complicato la sua situazione professionale (licenziamenti, menzogne forzate, sta ora pensando di negare l’esistenza stessa dei suoi figli, pur di poter trovare lavoro).

Cara mamma,

i tuoi figli ti capiranno e ti ammireranno, da grandi. E se possibile ti ameranno anche di più di ora. Forse almeno uno di loro lotterà, a modo suo, per cambiare un pochino questo sistema di valori che relega la maternità sempre all’ultimo posto: proprio lì, dove pensa debbano stare anche le donne. Non dobbiamo rassegnarci perché così è sempre stato. Il tuo caso è probabilmente uno dei tanti (ma non per questo va minimizzato) che accadono ogni giorno in molte parti del mondo, anche in quelle che osiamo chiamare civilizzate. Anzi: ove vige il sistema capitalistico spinto ai suoi estremi, ovvero la legge del maschio bianco, non può restare molto spazio per altre realtà.

Grazie di aver fatto sentire la tua voce, e speriamo che arrivi alle orecchie di chi, tramite leggi o mobilitazioni, può cercare di cambiare le cose. La tua è una voce dal silenzio, e perciò tanto preziosa. Per questo ho scelto di ribloggarla qui. Un giorno, tante voci silenziose si trasformeranno in un boato. Sarò ingenua, ma ci credo: o smetterei di scrivere e di tenere in vita questo blog.

 

Les mensonges d’une maman

Je réponds à la lettre anonyme d’une mère italienne, désespérée car la naissance de ses enfants lui a valu de nombreux problèmes au travail (elle a été virée, contrainte à mentir sur ses disponibilités pour trouver du travail ou pour le garder, envisage maintenant de mentir même sur le fait d’être mère afin de pouvoir retrouver un emploi et se demande si ses enfants comprendront ses mensonges, un jour)

Chère maman,

tes enfants comprendront pourquoi tu as du mentir et ils t’admireront, lorsqu’ils seront grands. Si possible, ils t’aimeront d’autant plus pour cela. Peut-être même, l’un d’eux luttera, à sa façon, afin de changer ce système de valeurs qui place toujours la maternité à la dernière place, là où sont depuis toujours les femmes. Il ne faut pas se résigner. Ton cas n’est probablement que l’un parmi beaucoup d’autres (mais pas de moindre importance), même dans notre société « civilisée ». C’est là que le bât blesse : chez nous, le système capitaliste ne laisse pas d’espace pour d’autres réalités que celle de l’homme (blanc).

Je te remercie d’avoir fait entendre ta voix. J’espère qu’elle tombera dans les oreilles de ceux et celles qui, grâce aux lois ou à la mobilisation, peuvent espérer de changer les choses. La tienne est une voix qui sort du silence, et pour cela d’autant plus précieuse. Voilà la raison pour laquelle j’ai chosi de reblogguer ton histoire ici. Un de ces jours, les voix silencieuses se transformeront en un cri qui sera entendu. Je suis peut-être naïve, mais j’y crois : autrement j’arreterai d’écrire et ce blog avec.

 

A mother’s lies

I hereby answer a letter from an Italian mother, who is desperate because the birth of her two children made her lose her job and forced her to lie about the way she will get organised in order to meet her employer’s needs. Faced to the seemingly impossible task of getting a job, she is now thinking of denying the existence of her children and asks them to forgive her.

Dear Mum,

Your children will forgive and understand you, one day. Possibly, they will love you even more than now. Maybe of them will fight to change the present system of values, which puts maternity in the back rows, there, where women always had to sit. You – we – should not give up. Your case is probably one of many (but not unimportant!) that happen in the world, even in those which we dare to call civilised. Living in a developed country does not solve all problems. On the contrary: where the dominant law is that of the white male, there is no room for other realities.

I cannot but thank you for letting your voice be heard. I hope it will reach the ears of those who can try to change things (though politics and law-makers). Yours is a voice from silence and thus even more precious. I cherish the hope that one day all these silent voices will become an audible cry.

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Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice — Le Donne Visibili

Siamo onorate di pubblicare una lettera che ci ha inviato una lettrice che si firma “una mamma”. Non aggiungiamo commenti a questo testo che ci ha veramente colpite per la sua chiarezza e onesta, aspettiamo con ansia le vostre opinioni. Si discute tanto di bonus bebè e allora vorrei scrivere una lettera ai miei figli […]

via Lettera ai miei figli: le bugie di una madre lavoratrice — Le Donne Visibili

PERCHE LE GIOVANI NO / Pourquoi pas les jeunes femmes / Why not young women

“La nuora aveva fatto parte di uno di quei gruppuscoli che fomentavano la rivoluzione” (La lettera G, p. 124)

Mi sono trovata spesso in situazioni in cui ero giovane, troppo giovane, la più giovane, abbastanza giovane. Spesso era al lavoro, come in una corsa contro il tempo. Però, ora la cosa continua a ripetersi: nel gruppo di discussione al femminile sono la più giovane, alla Libera Università dell’Autobiografia nel 20% delle più giovani. Come se la riflessione, la scoperta, la consapevolezza, appartenessero sempre a un’età della vita che non è ancora la mia. Eppure io sono qui, a questo punto del mio percorso.

Anche alcune altre si chiedono: perché le giovani no?

Di primo acchito verrebbe da rispondere che da giovani la consapevolezza è poca, che non c’è dunque niente da dire, che quelli su cui rifletto io oggi con qualche pugno di altre persone sono temi astratti, introspettivi, globali: ovvero in antitesi con le necessità della vita di oggi.

Ma, forse, questo è quello che risentivo io su me stessa. La realtà è più complessa.

Probabilmente, le giovani non ci sono (nei gruppi di riflessione o nelle formazioni che richiedono di rimettersi in discussione) semplicemente perché sono nell’azione, nella lotta, nella conquista del loro spazio, dei loro sogni, nel lavoro, nella ricerca dell’amore, nell’educazione dei figli e in molte altre attività. Discutere, riflettere, è un lusso. E le giovani non se lo possono permettere perché sono molto occupate. Del resto, neppure io ho sempre potuto. Da giovanissima donna ho conquistato il diritto al lavoro e all’indipendenza, ma non mi sono comprata il tempo: lo faccio ora, forse ancora una volta un po’ in anticipo sui tempi.

Ovviamente mi rammarico della loro assenza, perché viene a mancare uno sguardo importante, ma nutro una speranza: che una volta lottato, perso, vinto, partecipato, tireranno le somme e ci porteranno le loro esperienze.

Pourquoi pas les jeunes femmes?

Je me suis souvent retrouvée dans des situations où j’étais jeune, trop jeune, la plus jeune, assez jeune. Souvent, cela m’est arrivé au travail, dans une course à remonter le temps. Mais rien n’a changé : dans le groupe de discussion au féminin je suis la plus jeune, quoi que l’animatrice, dans ma formation actuelle en écriture (auto)biographique l’une des plus jeunes. Comme si la réflexion, la découverte, la conscience, appartenaient toujours à un âge qui n’est pas le mien. Pourtant je suis là, à ce point de mon parcours.

D’autres se posent la même question : pourquoi pas les jeunes femmes ?

Au premier abord, on pourrait dire que quand on est jeune on ne se rend pas trop compte de certaines choses, qu’il n’y a donc rien à dire, que les thèmes sur lesquels je réfléchis aujourd’hui avec quelques poignées de personnes sont abstraits, introspectifs, globaux : c’est-à-dire le contraire de notre société actuelle.

Mais, peut-être bien que ceci est ce que je ressentais pour moi. La réalité est bien plus complexe.

Tout probablement, les jeunes femmes ne participent pas car elles sont dans l’action, dans la lutte, dans la conquête de leur espace, de leurs rêves, du travail, de l’amour, de l’éducation des enfants et dans bien d’autres activités. Discuter, réfléchir, est un luxe et les jeunes femmes ne peuvent pas se le permettre. Moi non plus je n’ai pas pu, d’ailleurs. En tant que jeune femme j’étais aussi occupée à conquérir le droit au travail et à l’indépendance.

Bien évidemment je regrette leur absence, mais mon espoir est qu’une fois lutté, gagné, perdu ou simplement participé, elles viendront nous raconter leurs expériences.

Why not young women?

For a long time (especially at work) I have been young, too young, the youngest, pretty young. Things have not changed, though: in the discussion group I lead I am the youngest, in the 3-year-course study in (auto)biographical writing I’m doing now, I am one of the youngest. It is as if thinking, discussing, discovering and consciousness always belonged to an elder age with respect to mine.  Yet I am here, at this point in my life trip.

Some others wonder too: why not other young women?

One could answer that when young there is no consciousness, therefore nothing to say. Or that the subjects I have in mind are abstract, introspective, global, i.e antithetical to our modern society. However, we must be aware that reality is much more complex.

Possibly, younger women do not participate because they are too busy working, fighting, fulfilling their dreams, finding love, raising children and so on. Thinking and discussing is a luxury. And young women cannot afford it.

Even if I regret their absence, I cherish one hope: that one day, after winning, losing or participating, they will come and tell us their precious experience.