LA PRESSIONE DI APPARTENERE / Désir d’appartenance et pression sociale / The pressure to belong

“Vuoi servire il popolo?” (La lettera G, p. 125)

Vorrei riprendere brevemente il discorso lasciato in sospeso nel precedente post, rispetto al desiderio di appartenenza. A mio parere questo è uno dei bisogni principali delle persone, certamente comprensibile e giustificabile, ma al quale occorre prestare attenzione perché può portare a un conformismo lesivo per la persona stessa e per chi la circonda.

Ognuno di noi cerca delle sicurezze, e quella di appartenere a un sesso piuttosto che all’altro ne è una. Da qui il piegarsi a modelli che non prendono forma da quello che in realtà siamo, ma su ciò che la società, e in particolare le persone del nostro stesso sesso, ritengono opportuno e giusto. Si chiama peer pressure, pressione da parte dei pari – ovvero chi ci assomiglia. Questo discorso è valido anche per altri criteri (appartenenza religiosa, politica, sociale, ecc.). Sono pressioni trasversali che attraversano e permeano i vari strati della società, ma è indubbio che la dicotomia maschile-femminile è una delle più riconoscibili. A seguito del mio post Letture e catene di giovani donne urbane (maggio), con Seba Marvin che prepara degli house concert sul tema dei cliché, era nata una breve discussione via email su quanto contasse la peer pressure. Secondo la sua osservazione personale del mondo che lo circonda, è ancora più forte della pressione mediatica.

Io non riesco a determinare quale sia più forte, mi pare però chiaro che il bisogno di conformarsi è figlio legittimo del loro sposalizio. Ci vuole molto coraggio per non seguire la massa e tutti noi, donne e uomini, dovremmo fermarci a riflettere e chiederci se quel che siamo e ciò che facciamo è davvero frutto di una scelta libera, o se essa è condizionata (posto che, probabilmente, la libertà assoluta, anche in questo campo non esiste).

Io auspico una società più diversificata, con modelli alternativi, affinché ciascuno possa determinare con maggiore indipendenza comportamenti, credenze, interessi o stili di vita, beneficiando di una libertà che siamo ben lontani dall’aver raggiunto. E ciò malgrado la si professi come dogma della nostra società contemporanea.

Ps: in questo 8 marzo, auguri a tutta la vasta e meravigliosamente diversa categoria delle donne!

 

Désir d’appartenance et pressions sociales

Je reprends ici une problématique de mon dernier post, concernant le désir d’appartenance qui est, à mon avis, l’un des principaux besoins des gens et auquel il faut faire attention, car il peut mener tout droit au conformisme social.

Nous avons tous besoin de certitudes, et celle d’appartenir à un sexe en est une. De ceci découle la tendance à se conformer à un modèle qui ne nous représente forcement pas. On appelle cela la peer pressure, la pression des gens qui nous ressemblent (et ceci et valable aussi pour d’autres critères.. religions, politique, etc…). Il s’agit de pressions transversales, qui traversent d’autres terrains, mais la dichotomie masculin-féminin est très reconnaissable.

Suite à mon post Lectures et chaînes… (mois de mai) j’ai discuté par mail avec Seba Marvin qui prépare des house concert sur les clichés en Suisse. À son avis, la peer pressure est plus importante que le pouvoir des médias.

Personnellement, il m’est impossible de dire laquelle est, d’après moi, la plus forte. Ce qui me paraît néanmoins clair est que le besoin de se conformer est le fils légitime de leur mariage. Il faut beaucoup de courage pour ne pas être suiveur et nous toutes et tous devrions réfléchir là-dessus. Ce que nous sommes ou faisons est-il vraiment le fruit du libre choix?

Il est fort possible qu’aucun choix ne soit entièrement libre, mais je souhaite quand même une société plus diversifiée, avec des modèles alternatifs, pour que chacun/e puisse choisir avec une plus grande liberté ses comportements, ses croyances, ses intérêts, ses styles de vie, etc. Il faudrait que toutes et tous puissent bénéficier d’une liberté que nous sommes loin d’avoir vraiment conquis. Et ceci bien qu’elle soit devenue un dogme dans notre société contemporaine.

 

Ps: tous mes meilleurs vœux à la vaste catégorie des femmes en ce 8 mars.

 

The pressure to belong

In my last post I mentioned briefly the need to belong, which is one of the most important ones. Though perfectly understandable, it can lead to a hurtful conformism.

We all seek certainties, and belonging to the feminine or masculine sex is one of them. However, belonging can mean accepting of thinking or behaving in a way, which is not good for us. Peer pressure (in sex, politics, religion or else) permeate our society. Following my May post (Young women’s hobbies and chains) I had an email exchange with Seba Marvin, who works on house concerts concerning prejudices in Switzerland. He seems to think that peer pressure counts more than media pressure.

I cannot make up my mind on which counts more, but it seems pretty clear to me that the need to conform is the legitimate child of the marriage between peer and media pressure. We should stop and think about this. Ask ourselves if what we do and who we are, is indeed our free choice (though I doubt it can be completely free, but let us at least try).

I long for a society with alternative models, so that each one of us can choose more freely. Freedom is a much talked-about word, a dogma in our modern society. Nevertheless, I do not believe we have it yet. It takes courage to think differently.

Ps: my compliments to all beautifully different women on March 8th.

 

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