UN ENNESIMO BILANCIO DI PERDITE E GUADAGNI / Un énième bilan de pertes et de gains / What has been gained and lost

“Le cose stavano davvero cambiando, sospirava Gina. Studiare era diventato possibile anche per le donne.” (La lettera G, p. 196)

Faccio un breve punto sull’inchiesta di Sabina Minardi  sull’Espresso, intitolata Le donne  hanno perso, titolo provocatorio come l’immagine di copertina che ritrae le militanti Femen (la passiamo, visto che si cerca di vendere a ogni costo, non passiamo l’avere utilizzato altre foto simili all’interno: venduto è venduto, non è necessario esagerare).

Non è un articolo disfattista, ma mette in luce la mancanza di trasmissione dei valori di base dell’ideologia che ha cambiato la vita delle donne. Come lo dice bene la scrittrice nigeriana Chimanda Adichie, femminista è una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica e economica dei sessi. A questo punto si dovrebbe cambiar nome, dato che suona male per le generazioni di giovani, che non vi si identificano: le fa sentire vittima e, soprattutto, credono che tutto sia stato già raggiunto. Salvo a scoprirlo appena entrano nel mondo del lavoro, o/e diventano madri. E lì si capisce subito che quello di cui discutiamo noi donne, tutte le problematiche legate al lavoro, ai figli, il work-life balance… dovrebbero essere affrontate insieme agli uomini: non sono “roba nostra”, ma della società.

Cosa ha funzionato? Il soffitto di vetro si è scheggiato (ma non rotto) e le donne sono entrate a far parte della società esterna, acquisendo il diritto di essere e di fare. Mica male (e non è ironico). Ma come dice bene Elena Ferrante (autrice così brava che qualcuno ha lanciato il sospetto che sia un uomo): “Le ragazze sembrano convinte che la condizione di libertà che hanno ereditato sia un dato di natura e non il risultato provvisorio di un lungo scontro ancora in atto.” Pur comprendendo perfettamente il suo ragionamento, mi schiererei dalla parte delle giovani donne, perché in realtà è un dato di natura, falsificato però dalla storia. E poi che brutto, che sia uno scontro!

Cosa non ha funzionato? La trasmissione dell’eredità, in sostanza. Colpa della realtà di oggi, che lascia credere che tutto sia acquisito, che non esista più l’oppressione da combattere, ma anche dell’incapacità di coinvolgere gli uomini nel cambiamento. E, soprattutto, dell’individualismo crescente che fa sì che ognuna coltivi il suo orticello (leggi il post Nessuna donna è un’isola). A tal proposito, mi pare che una questione fondamentale la sollevi Natalia Aspesi, quando suggerisce di insegnare nelle scuole la storia delle donne negli ultimi cent’anni (ne accennavo nel post di giugno 2014, Portare il femminile in un mondo maschile). Come si studia l’Illuminismo, c’è spazio per altri argomenti che hanno squarciato le tenebre. Questo, però, andrebbe studiato prima del liceo.

Diciamo alle elementary? Elementare, Watson.

Un énième bilan de pertes et de gains

Voici un bref bilan à partir de l’enquête de Sabina Minardi parue sur L’Espresso, hebdomadaire italien. Les femmes ont perdu, un titre provocatoire, tout comme l’image de couverture, pour un article qui n’est pas défaitiste, mais qui nous montre le manque de transmission des valeurs de base de la cause des femmes. L’écrivain du Niger Chimanda Adichie nous le rappelle: féministe est celui ou celle qui croit en l’égalité sociale, politique et économique des deux sexes. Il faudrait peut-être changer de nom, car il ne convainc plus les jeunes femmes, qui ne se sentent pas de victimes et qui croient que tout est acquis, pour découvrir la vérité lors de l’entrée dans le monde du travail et/ou lorsqu’elles deviennent mères. En réalité, un bon point de départ serait de faire comprendre à tous que les problématiques « de femmes » sont en réalité des problématiques de société, auxquelles les hommes devraient également participer.

Qu’est-ce qui a marché? Le plafond de verre a été ébréché (mais pas encore cassé) et les femmes ont acquis le droit de dire et de faire. L’écrivain italien Elena Ferrant (dont le talent lui a valu la suspicion d’être un homme) nous rappelle un fait sur lequel réfléchir : « Les jeunes femmes sont convaincues que la condition de liberté dont elles ont hérité soit naturelle, et non pas le résultat d’un long travail pas encore terminé ». Mais là, j’aurai envie de soutenir les jeunes, car en réalité ce devrait être tout à fait naturel.

Qu’est-ce qui n’a pas marché? La transmission de l’héritage. Nous ne voyons plus clairement ce contre lequel il faut se battre, et nous n’avons pas inclus les hommes dans notre combat. A ceci, on peut ajouter l’individualisme (lire dans l’archive de février : Aucune femme n’est une île). A ce propos, il me semble important de rappeler l’idée de l’intellectuelle Natalia Aspesi, qui suggère d’enseigner l’histoire des femmes dans les écoles (je me suis également penchée sur une réflexion de la sorte dans un post de juin 2014, Portare il femminile in un mondo al maschile). Après tout, si on étudie l’Illuminisme, pourquoi pas un autre chapitre de l’histoire qui a fait sortir des ténèbres ? Mais il faudrait l’ensegner avant le lycée. À l’école primaire, par exemple. Élémentaire, mon cher Watson.

 

What has been gained and lost

Here is a brief analytical summary of Women have lost published on the Italian magazine L’Espresso. Despite the title, it is not meant to discourage. It just points out that we need to rethink the way the heritage of feminism has been transmitted. As Chimanda Adichie, the Nigerian writer reminds us: feminist is someone who believes in social, political and economic equality. We should consider a change in the name, as younger women no longer identify with that word. They do not feel victims and, moreover, they believe everything has been achieved (yet they discover it is untrue when they enter the workforce or/and become mothers). What everyone should understand is that women issues are in fact societal ones, so we failed to convince men to participate. Elena Ferrante (an Italian writer whose books are translated into English and worth reading) said that young women seem to think that what they have is a natural condition and not the result of a long battle. Yet I would agree with those women: it is a natural condition (at least it should be).

What has been gained? Glass ceiling has been splintered (if not broken yet)  and now women can be and do what they want. What did not work as expected? The transmission of a feminist conscience. Some forty years ago, the “enemy” was much more concrete, now it is not anymore, yet still present. And individualism too (read my February post No woman is an island). Yet women have their share of guilt: they have been unable to involve men in the change.

Finally, one point needs to be mentioned. I also talked about something similar in a June 2014 post but let me report what Natalia Aspesi, an Italian intellectual, proposes: we should consider teaching the history of women in schools. That is as fundamental as Enlightment, after all. Only of a different sort. In high school, it would be too late. Shall we teach it in primary (elementary) schools? Elementary, my dear Watson.

Annunci

2 thoughts on “UN ENNESIMO BILANCIO DI PERDITE E GUADAGNI / Un énième bilan de pertes et de gains / What has been gained and lost

  1. Ciao 🙂
    hai ragione (come sempre 😉 ).
    La parità (termine che preferisco a «uguaglianza») tra donne e uomini nella società, in politica e in economia sarà effettiva e generalizzata solo quando tutti noi uomini capiremo che rendere effettivo questo valore iscritto nella natura (ed anche nel racconto della Creazione nella Genesi) porterà ad un effettivo miglioramento della società e, di conseguenza, della vita individuale.
    Coinvolgere gli uomini in questo cambiamento è un compito di tutti, una missione per la società, che inizia però dentro ciascuno di noi, in un cammino difficile e ricco (al momento) di errori con anche qualche passo indietro.
    Buona settimana 🙂

    • Solo chi non lavora non fa sbagli. L’importante è prenderne atto e andare avanti, il cammino è lungo, lo si sa, ma come detto secondo me non va bene pensare a una lotta: la “lotta per la parità” o altre espressioni. Vorrei potermi allontanare da questa concezione del primo femminismo per accogliere metodi meno drastici (che forse hanno anche spaventato gli uomini). Abbracciando una filosofia diversa, basata sul rispetto delle reciproche differenze, senza che esse accantonino maschi e femmine a ruoli predeterminati, penso si possa avanzare più velocemente. Soprattutto però, vanno sensibilizzate le nuove generazioni, perché possano arrivare in età matura con maggiore consapevolezza di certi meccanismi che non vanno semplicemente giudicati, ma compresi a fondo perché possano essere cambiati.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...