DONNE FIERE E VULNERABILI / Femmes fières et vulnérables / Proud yet vulnerable women

“[…] quell’ometto con i baffetti godeva di uno smisurato potere di vita e di morte sulle persone[…]” (La lettera G, p. 52)

Mi ha colpito molto una considerazione di Gary Younge  in un denso articolo apparso sul Guardian, concernente il razzismo di cui sono ancora oggi vittima i neri d’America. Esagera a rievocare questa tematica? Io non credo: è semplicemente lo sguardo di un giornalista attento, perché la problematica lo riguarda da vicino. Younge dice che crescere un figlio nero in nella società americana pone un problema di difficile risoluzione: da un lato si vorrebbe che sia orgoglioso di essere nero, dall’altro bisogna spiegargli che è più vulnerabile proprio per via del colore della pelle.

Lo stesso accade alle donne. Come spiegare alla propria figlia che (notizia di qualche settimana fa) un padre lascia annegare la figlia perché non vuole che un soccorritore la tocchi? Come abbordare il fenomeno delle spose bambine ? E quello dei femminicidi? E la violenza alla quale, in quanto donne, siamo davvero più esposte? Tutte queste problematiche vengono alla luce durante discussioni in famiglia, attraverso la lettura o l’ascolto dei giornali. Sono (fortunatamente) diventate inevitabili.

Queste però sono solo le punte dei vari iceberg. Quelle prevalentemente imputabili a credenze che non appartengono alla nostra cultura. Ma ci sono discriminazioni e violenze ben più sottili, che pervadono anche la nostra società. Di queste vorrei, da un lato, discutere con mia figlia e con mio figlio quando sarà il momento, perché possano essere coscienti della posta in gioco, dall’altro mi chiedo se abbia un senso allarmarli per delle situazioni che, forse, non incontreranno.

In verità, io ho già preso la mia decisione: scelgo la strada del dialogo. Non voglio rinchiuderli nella prigione dorata di una famiglia che li protegge da certe situazioni e/o discriminazioni, non voglio lasciare la loro coscienza sonnecchiare. E questo non perché temo un brutto risveglio, ma perché i privilegi garantiti non ci dispensano dalla responsabilità sociale.

Allora qual è il mio problema? Semplice: siccome ho difficoltà a capire come certe cose possano accadere, ho le stesse difficoltà a spiegarle. Tenterò di farlo con oggettività e rispetto, cercando la distinzione giusta tra tradizioni o religioni da rispettare e fanatismo inammissibile, tra discriminazioni da non tollerare e semplici situazioni di vita evolute in una certa direzione. Tenterò di lasciare sempre lo spazio a domande, senza propinare le mie risposte. E per riuscirci nel miglior modo possibile, il vostro aiuto mi sarebbe prezioso. Idee? Suggerimenti?

 

Femmes fières et vulnerables

En lisant un dense article de Gary Younge concernant le racisme dont sont encore victimes les noirs aux Etats Units, j’ai été frappée par une phrase: il dit que élever un enfant noir pose un gros problème: d’un côté, on aimerait qu’il soit fier de l’être, de l’autre, il faut lui expliquer qu’il est plus vulnérable à cause de la couleur de sa peau.

Il en va de même pour les femmes. Comment expliquer à sa propre fille que (la nouvelle est d’il y a quelques semaines) un père laisse sa fille se noyer car il ne veut pas qu’un maître-nageur la touche ? Comment aborder des thèmes tels que les épouses-enfants ? Et celui des meurtres des femmes? Et la violence à laquelle, en tant que femmes, nous sommes bien évidemment beaucoup plus exposées ? Il arrive de discuter de toutes ces problématiques en famille, par le biais de lectures ou de reportages. On ne peut plus faire semblant de ne pas savoir.

Néanmoins, celles-ci ne sont que la pointe de l’iceberg. Celles qui appartiennent à des croyances que notre culture ne partage plus. Mais il y a bien d’autres discriminations et violences dans notre société. Faut-il que j’en parle à mes enfants, le bon moment venu, pour qu’ils puissent en être conscients, ou bien les éviter car il se peut qu’ils ne soient pas vraiment concernés ?

J’ai déjà décidé : je choisis le dialogue. Je ne veux pas les enfermer dans la cage dorée d’une famille qui les protège de certaines situations et/ou discriminations, je ne veux pas laisser somnoler leur conscience. Et ceci non pas car je crains un réveil brutal, mais parce que les privilèges garantis par notre naissance ne nous dispensent pas de la responsabilité sociale.

Quel est mon problème, alors? C’est simple : comme j’ai des difficultés à comprendre comment certaines choses peuvent se passer, j’ai les mêmes difficultés à les expliquer. J’essayerai de le faire avec objectivité et respect, en cherchant la juste distinction entre tradition ou religion à respecter et fanatisme, entre discriminations qu’il ne faut pas tolérer et simples situations de vie évolues différemment de mon style de vie. J’essayerai de toujours laisser la place aux questions, sans donner des réponses toutes prêtes. Et, pour y réussir de façon optimale, j’aurai peut-être besoin de votre aide. Des idées? Des suggestions?

 

Proud yet vulnerable women

I thought a lot about a sentence in Gary Younge’s dense article about racism in the US : he says that on one side he would like his son to be proud of being black; on the other side, though, he needs to warn him about his vulnerability.

The same happens with women. How shall I explain my own daughter that a father lets her daughter die because he does not want a male lifeguard to touch her? It was in the news a few weeks ago and it shock me. How shall I explain the phenomenon of child brides? And the killing or raping of women? And the violence to which, simply because we are women, we are exposed to? These are topics that are inevitable in the media, nowadays, yet they are only the tip of the iceberg. There are some other more subtle discriminations and kinds of violence in our society. I would like to discuss about them too, but I hesitate. Maybe they will not stumble into them, so why worry?

To be honest, I have chosen already: I will. I do not want them to be imprisoned in the golden cage of a family who protects them from the truth. I do not want them to sleep through the real world. Not that I fear a bad awakening, simply because privileges guaranteed by birth do not exempt us from social responsibility.

What is my problem, then? It is simple: since I barely understand how certain things can happen, I find it difficult to explain them. I will try to do it objectively and with respect, looking for the best distinction between traditions/religions and fanatics, between real discriminations and different paths in life. I will try have an open dialogue, with questions, not answers. Yet to succeed, I might need your help. Any suggestions or ideas?

 

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