UN ARCIPELAGO DI DONNE / L’archipel des femmes / An archipelago of women

Mi verrebbe da citare Martin Luther King e il suo sogno. Erano 52 anni fa, esattamente. Anche io ne ho uno: un arcipelago di donne che, da isole, autonome e indipendenti, costruiscono ponti verso le altre isole. Colleghiamoci, lavoriamo in rete. È necessario. Includiamo anche gli isolotti maschili che condividono il nostro pensiero.

Isole vicine e lontane da me, fatevi conoscere. Vi aspetto.

L’archipel des femmes

J’aurais envie de citer Martin Luther King et son rêve. C’était il y a exactement 52 ans Moi aussi, je n’ai un : un archipel de femmes qui, îles autonomes et indépendantes, jettent des ponts vers les autres. Connectons-nous, travaillons en réseau. Accueillons également les ilots masculins qui partagent notre philosophie.

Îles voisines et lointaines, venez vers moi. Je vous attends.

An archipelago of women

I am tempted to use Martin Luther King’s words (52 years ago, today) because I have a dream too: an archipelago of women who, independent and autonomous islands, build bridges towards other islands. Let us connect, let us create a network. We cannot do without it.

Islands near and far, come and meet me. I am waiting for you.

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AMBIZIONI E TEMPO LIBERO AL 50% / Ambitions et temps libre à 50% / 50% ambitions and free-time

“Stava a lei, e lei sola, organizzarsi altrimenti e smetterla di accumulare un doppio carico, famigliare e professionale” (La lettera G, p. 103)

Il rapporto dell’Istat mostra che se al Sud si smette di lavorare all’arrivo del primo figlio, al Nord la percentuale di lavoro si assottiglia con l’arrivo di ogni nuovo bambino. Non possiamo che constatare quanto difficile sia, fare il lavoro di mamma e un altro lavoro contemporaneamente. Ma questo è risaputo.

Volevo invece parlare di cosa accade quando si riduce la percentuale di lavoro per poter essere presenti a casa, perché non sempre è una libera scelta. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’avanzamento è compromesso. Il famoso 50%, plebiscitato per le donne, non è la panacea: in realtà è la tomba delle ambizioni e del tempo libero. Molte volte, con l’arrivo del secondo figlio, anche la più supermamma tende a ritirarsi dal mondo del lavoro, o a sfiorare percentuali bassissime. Quando non si può o non si vuole farne a meno, si negoziano orari e giorni per essere presenti, ci si occupa di tutto, ci si inventa wonderwomen, sacrificando i propri interessi.

Rivedo me, mamma “perfetta” ma anche piuttosto angosciata.

Parliamo del tempo parziale. Con basse percentuali ci si ritrova a svolgere lavori di supporto, senza possibilità di avanzamento. La frustrazione cresce anche perché viene dato per scontato che una donna con dei figli non sia più davvero interessata a lavorare. Me lo confermava la mia amica M.A, quadro dirigente che si è vista proporre per anni ruoli di quel tipo dopo la nascita del figlio. “Pensavamo volesse un lavoro più comodo”, era la scusa ufficiale. Comodo che? Comodo per il datore di lavoro, che pagando la metà ne sfrutta interamente le competenze.

Fare da supporto non va bene a tutte. Quindi, in assenza di sostegno da parte della società e senza aiuti esterni, se una donna vuole davvero far carriera e avere dei figli, dovrebbe avere il coraggio di negoziare meglio con il partner. Magari a casa ci vuole stare lui, magari il tempo parziale a lui va bene. Non diamo le cose per scontate. Il tipico lavoro al 50% non va bene per un sacco di donne: a quelle che vogliono lavori interessanti, a quelle che vogliono una carriera, a chi ha interessi che esulano dal lavoro. Ideale è invece per chi cerca un pretesto per uscire di casa e avere delle interazioni sociali mentre guadagna persino qualche soldo. Quante siano, non lo so. Molte, probabilmente, ma di sicuro meno di quello che le aziende si immaginano.

Chiariamo anche un altro aspetto: capita di sentire donne affermare di avere un lavoro di una certa responsabilità, svolto a tempo parziale. Quando però si va a indagare, si scopre che parziale è solo il salario: non si contano le ore supplementari compensate a casa o in ufficio. Conseguenza: il salario orario diminuisce ulteriormente, come se non bastasse la storica differenza tra uomini e donne. Ecco come viene (ri)pagato un lavoro interessante. Si tratta di un compromesso che va valutato.

Mi infastidisce che le donne debbano raccattare briciole per poter mantenere un piede nel mondo del lavoro o che, specialmente dopo la nascita dei figli, vaghino inutilmente alla ricerca della carriera che è come quell’isola, ovvero non c’è. Mi si dirà che non c’è via d’uscita e bisogna adattarsi e forse, nella situazione del mondo del lavoro attuale, questo è vero, perché le regole non le abbiamo decise noi donne. E qui torniamo a un discorso già fatto (leggi: Le competenze della Family Manager, archivio di aprile). Riflettiamo su quale è il punto sul quale non vogliamo cedere e, soprattutto, siamo coscienti di essere in libertà condizionata!

Difficile dire quale sia la soluzione. Mi pare che trovare l’equilibrio giusto, senza sacrificare la vita personale, gli interessi, i figli o il salario, richieda grande abilità. Personalmente, benchè sia in chiaro sulle mie priorità e quindi serena, sono ancora alla ricerca di un equilibrio personale ideale. Perciò non mi sento di dare consigli. Ascolterei però volentieri le vostre esperienze e i vostri consigli. Io di vere, abili, equilibriste professioniste non ne ho ancora incontrate e se siete una di queste, vi prego, rivelatemi il vostro segreto!

 

Ambitions à 50%

Les rapports officiels nous rappellent que chaque enfant diminue le pourcentage de travail des mères. Comme quoi, avoir 2 jobs à la fois c’est difficile. Mais ce n’est pas de cela dont je veux parler. Allons donc voir ce qui se passe quand on réduit le pourcentage d’activité afin d’être présentes à la maison, réduction qui est loin d’être un choix:

Lors d’une baisse du taux d’activité, tout avancement professionnel est bien souvent compromis. Le 50% tant plébiscité pour les femmes, c’est un leurre. En réalité, il s’agit de la mort des ambitions et du temps libre. Maintes femmes, même les plus motivées, lorsqu’elles le peuvent ont la tendance à quitter le monde du travail à l’arrivée du 2ème enfant. Si cela n’est pas possible, ou bien si la femme ne le souhaite pas, le chemin de la croix commence : on négocie les horaires, on s’occupe de tout, on se réinvente wonderwoman tout en sacrifiant le temps libre.

Je me revois, maman « parfaite » mais également plutôt angoissée.

Parlons donc de ce temps partiel, qui poussent les femmes dans la spirale des métiers sans avenir. Elles doivent se contenter de travaux d’assistance et cela ne convient pas à toutes. La frustration grandit car les employeurs pensent bien souvent qu’une mère ne soit plus forcément intéressée au travail. Le cas de mon amie M.A est parlant : cadre bancaire, après la naissance de son fils elle s’est vue proposer des jobs d’assistance. «Nous étions convaincus que vous vouliez un travail plus confortable » – lui a-t-on dit. Confortable pour qui ? Pour l’employeur, certainement, car il peut payer moins une employée très compétente.

Donc, le typique travail à 50% ne convient pas à beaucoup de femmes: à celles qui souhaitent un travail intéressant, à celles qui veulent une carrière, à celles qui ont des intérêts personnels. Il s’agit d’une option idéale pour celles qui voient dans le travail une possibilité de sortir et voir des collègues, ainsi que gagner un peu d’argent de poche. Mais elles ne doivent pas être aussi nombreuses que les employeurs s’imaginent.

Si une femme veut réellement avoir une carrière et des enfants, il faut qu’elle apprenne à mieux négocier avec son partenaire. Peut-être, être à la maison ou un temps partiel lui convient. Il faut envisager d’autres possibilités.

Tant qu’on y est, disons-le clairement: il m’arrive de rencontrer des femmes qui ont un poste intéressant/de responsabilité à temps partiel. Quand je me renseigne, néanmoins, je découvre que partiel n’est que le salaire: elles font des heures sup, ce qui fait baisser leur salaire horaire. L’historique différence de salaire entre hommes et femmes se creuse ultérieurement. Est-ce dont un compromis que vous pouvez accepter ?

Je suis triste de voir que les femmes avec enfants doivent souvent se contenter des miettes afin de rester dans le monde du travail, ou bien qu’elles soient à l’éternelle recherche d’une carrière inexistante. Vous me direz qu’on ne peut pas changer grande chose et peut-être vous avez raison, car les règle du monde du travail n’ont pas été établies par les femmes (sur ce sujet, relisez Les compétences de la Family Manager, dans les archives d’avril). Il nous faut tout d’abord réfléchir et comprendre quel est le point le plus important pour nous, sur lequel nous ne voulons pas céder.

Je n’ai pas de solution. Trouver le juste équilibre sans sacrifier sa vie personnelle, ses intérêts, ses enfants ou son salaire, requiert beaucoup d’habileté. Personnellement je suis au clair par rapport à mes priorités, mais je cherche encore l’équilibre personnel idéal. Pour cette raison, je m’abstiendrai de vous donner des conseils et j’écouterais volontiers les vôtres. De vraies équilibristes, je n’en connais presque pas. Mais si vous être une d’entre elles, je vous prie de me livrer votre secret.

 

Ambition at 50%

Official reports state that women reduce working time when they have children. Very often, they stop working after the second child, if they can. This clearly shows how difficult it is, to do two jobs at the same time. But we all knew that and it is not today’s issue.

Let us talk about career opportunities with reduced working hours. They are actually non-existent. So working part-time is not such a great solution for women, who are mainly pushed into assistance jobs with few career perspectives or interesting projects to work on. Frustration simmers. Employers tend to take it for granted that a woman with children is not interested in her job anymore, thus the idea of offering lower positions to them.

Being an assistant is not what all women want. So, if a woman really wants a career, she should discuss it beforehand with her partner. Maybe he is ok with staying home, or to work part-time. Let us find innovative solutions.

There is another point I would like to draw your attention to. Sometimes, I hear women say they have an interesting job, with responsibility and long-term projects to follow. When I ask them about how they cope, I realise that they work a lot more than they should. So they are paid, say 50% for a 70% job. That’s what happened to me. It was a compromise I had problems to bear. This is but one of the compromises women make in order to keep a job.

What is the solution, then? I do not know. Finding the right balance is not easy and requires a lot of skills. I do not think I possess them all yet, so I would be pleased to know about you. I know but a few “perfectly balanced” women so, if you are one of them, please speak up and reveal your secret to all of us.