CORDE INVISIBILI / Chaînes invisibles / Invisible chains

“Senza il marito, si sentiva sperduta.” (La lettera G, p. 156)

Sento un generale accordo sul fatto che l’indipendenza economica delle donne abbia portato, negli ultimi decenni, all’aumento dei divorzi. Si tratta di una generalizzazione grossolana che equipara  l’emancipazione femminile all’occupazione di un posto di lavoro remunerato, senza tenere in considerazione altre variabili più complicate (a tal proposito vi invito a leggere la sezione Femmes Parlantes, argomenti n. 5/6). Alcune precisazioni sono quindi necessarie.

L’indipendenza economica delle donne è certamente un fattore di divorzio. Libere dalla paura dell’indigenza, le donne intrappolate in relazioni insoddisfacenti o difficili hanno un freno in meno, se vogliono partire. E fortunatamente molte lo fanno. Ma vi sono altri freni. Altre corde. Altre catene. Le vere ragioni per le quali una donna non lascia il compagno sono la dipendenza psicologica (che deriva da una bassa autostima) e il condizionamento al sacrificio (dal quale derivano il senso di colpa verso i figli, il tenere duro, il giustificare, il perdonare, ecc.). Se la dipendenza finanziaria si aggiunge a una di queste, la situazione è disperata. Ma se le prime esistono, non c’è nulla da fare. Conosco alcune donne che per poter divorziare si sono cercate un lavoro remunerato, e molte di più che lavorano, ma che restano in una relazione insoddisfacente malgrado abbiano i mezzi per mantenersi. La realtà delle seconde è peggiore, perché proprio lavorare fuori casa fa credere loro di essere emancipate, lasciandole crogiolare in una pericolosa illusione.

L’emancipazione è ben altro che avere un lavoro e un uomo che non ti maltratta fisicamente. Riguarda anche dinamiche – meno concrete ma non per questo meno subdole – che è necessario identificare e eliminare. Qualunque esse siano, sono tutte corde invisibili. Perciò vanno tagliate. Solo così si può distinguere tra un sano compromesso, necessario per il funzionamento di una relazione, e il compromesso unilaterale e malsano che ha il gusto di rassegnazione, frustrazione e paura.

Chaînes invisibles

On s’accorde à affirmer que l’indépendance économique des femmes est la cause de l’augmentation des divorces. A mon avis, il s’agit une généralisation qui inscrit l’émancipation des femmes dans une pure et simple logique de travail, alors que bien d’autres facteurs doivent être considérés (à ce propos, lisez les points 5/6 de Femmes parlantes).

L’indépendance économique des femmes est certainement une cause de divorce. Libre de la peur de ne pas pouvoir subvenir à leurs besoins, les femmes qui vivent des relations insatisfaisantes ou difficiles n’ont plus cet obstacle devant elles. Beaucoup en profitent et quittent leurs partenaires. Mais il y a bien d’autres obstacles. Les chaînes qui emprisonnent les femmes, c’est-à-dire les raisons pour lesquelles elles restent, sont la dépendance psychologique (issue d’une faible estime de soi) et le conditionnement au sacrifice (duquel découlent la culpabilité, pardonner, justifier, assumer, etc.). Si la dépendance économique se rajoute, tout est perdu. Mais si la dépendance psychologique et les conditionnements sont à l’œuvre, une femme ne quittera pas son partenaire. Je connais quelques femmes qui, afin de divorcer, ont cherché un travail payé. Et beaucoup plus qui travaillent déjà, mais qui acceptent une relation insatisfaisante. La réalité pour celles-là est bien pire, et cela car avoir un travail rémunéré leur fait miroiter la dangereuse illusion d’être des femmes libérées.

L’émancipation n’est se réduit pas à un travail et à un homme qui bat pas sa femme. Elle se joue sur la compréhension de certaines dynamiques – moins concrètes mais également dangereuses – il nous faut déjouer afin de nous affranchir. Peu importe quelles chaînes nous emprisonnent, il faut s’en défaire. Celle-ci est la seule façon de comprendre la différence entre un compromis sain et nécessaire au bon fonctionnement d’une relation, et un compromis injuste, qui fait plonger dans la frustration, le mécontentement et la peur.

Breaking free from our invisible chains

People tend to agree on the fact that the divorce rate has risen because of the economic independency of women. While this is certainly true, it is not the only reason (please read 5/6 in the Femmes Parlantes section). Believing this is the only cause is quite a gross generalisation, which equates women’s liberation to holding a paid job.

Yet it is true that women, finally free from fear of not being able to earn a living with their own means, have less chains that tie them to an unsatisfactory relationship. But there are other chains. The true reasons why women don’t quit their partners are psychological dependency (due to low self-esteem) and conditioning to sacrifice (which leads to qualms of conscience, justifications, forgiving, holding on, staying for children, etc.). If economic dependency adds up to these two, everything is lost. But if the two exist, a woman will indeed stay. I know some women who looked for a job in order to divorce, but much more who already have one, yet they stay. For the latter, the situation is much worse, as holding a paid job leads them to think they are independent.

This is a dangerous way of thinking: being a free person means much more than having a job and a man who does not beat you. It means understanding and getting rid of some dynamics. No matter which, they are all invisible chains. Without them it will be possible to understand if the compromise to make a relationship work is minor, or if it tastes like resignation, frustration and fear.

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2 thoughts on “CORDE INVISIBILI / Chaînes invisibles / Invisible chains

    • Grazie! Vuoi darci una prospettiva maschile?

      Approfitto di questo tuo commento per precisare che non sono favorevole al divorzio come soluzione di comodo o superficiale. La separazione di una famiglia non è un evento anodino e una unione a lungo termine è quantopiù necessaria per sentirsi sereni in questa epoca di grandi insicurezze dovute alla fragilizzazione dei legami, della situazione ecomica, delle credenze, eccetera. Lo ritengo però necessario quando l’unione presenta abusi, violenze fisiche o psicologiche, rinunce troppo grandi, infelicità costante, progetti di vita che evolvendo sono diventati inconciliabili, eccetera, Insomma, le ragioni possono essere molte. Ogni persona deve valutare la sua situazione personale e cercare di vedere qual è il giusto compromesso.

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