UN VILLAGGIO PER ALLEVARE UN FIGLIO/ Un village pour élever un enfant / A village to raise a child

“[..] Gina correva a destra e a manca, spupazzando la prima nipotina [..]” (La lettera G, p. 123)

Torno brevemente sulla problematica dello sfibrillamento dei legami sociali e famigliari che aiutavano la donna ad allevare i figli. Un tempo la prole era più numerosa ed era scontato che ci si aiutasse a vicenda. Figli(e) maggiori, amiche, vicine, zie, nonne…. il villaggio allevava il figlio tuo e tu, parte del villaggio, quello degli altri.

La donna, uscendo dalle mura domestiche per lavorare, ha oggi meno tempo per istaurare quei legami sociali tanto preziosi. Ciò è esacerbato quando ci si deve trasferire per lavoro e ricostruire tutto. Le più fortunate hanno quelli famigliari (in generale i nonni, per cui le nonne fanno due volte le mamme), mentre per le altre la situazione è più difficoltosa, in particolare negli ambienti cittadini e cosmopoliti. Per esperienza vissuta, non è una situazione facile e, senza rimpiangere mai di essermi mossa geograficamente, ho rimpianto talvolta l’aiuto che la vicinanza ai miei genitori o ai miei suoceri mi avrebbe accordato, nonché il beneficio per i miei figli di trascorrere qualche ora con i nonni.

La mia vita è cambiata da quando ho preso il tempo di coltivare queste relazioni, tempo che prima non trovavo perché lavoravo “lontano” da casa, perché conoscevo solo altre donne con una situazione personale e professionale simile alla mia, catturate dalla logica del tempo perfettamente organizzato, e perché non avevo il tempo per conoscere gente che mi abitava accanto e entrare in una logica di scambio e condivisione. Ora so quanto contano i rapporti di amicizia, ma anche quelli di vicinato. Restaurarli può essere un modo attraverso il quale le donne, in modo compatto, si sostengono a vicenda, lasciandosi la possibilità di organizzare anche una vita lavorativa soddisfacente e non sempre all’insegna dello stress da un piede in due scarpe.

PS: se il termine è in disuso, meglio ricordarlo: si chiama solidarietà.

 

Un village pour élever un enfant

Je reviens brièvement sur la problématique du relâchement des liens sociaux et familiaux qui aidaient les femmes à élever les enfants. Avant, le nombre d’enfant par couple était plus élevé et l’entraide allait de soi. Filles aînées, amis, voisine, tantes, grand-mères… le village entier élevait les enfants.

La femme qui travaille en dehors de la maison a bien naturellement beaucoup moins de temps aujourd’hui pour tisser ces liens si précieux. Cela empire quand on déménage à cause du travail, car il faut tout reconstruire. Celles qui restent à côté de leurs parents ont la chance d’avoir les grand-mères. La situation la plus difficile est vécue par celles qui vivent en ville. Ma propre expérience m’a démontré que ce n’est pas facile et, même si je n’ai jamais regretté d’avoir changé de lieu de vie, j’ai regretté de ne pas avoir pu bénéficier de l’aide de mes parents, ce qui aurait également permis à mes enfants de profiter d’être avec eux.

Ma vie a changé quand j’ai pris le temps de tisser ces liens. Si je n’avais pas le temps, c’était car je travaillais “loin” de la maison, car je ne connaissais que des femmes avec une situation professionnelle et familiale similaire, qui étaient capturées par la logique du temps parfaitement organisé, et car je n’avais pas vraiment le temps de connaître mes voisins et adopter une logique d’échange. Maintenant je sais combien sont importants les liens d’amitié et de voisinage. Les restaurer peut être un moyen grâce auquel les femmes, unies, se soutiennent et se donnent ainsi la possibilité d’organiser une vie professionnelle satisfaisante, loin du stress qui la caractérise aujourd’hui.

PS: si le mot ne s’utilise plus, il convient de le rappeler: ça s’appelle solidarité.

 

 

A village to raise a child

I would like to tackle briefly the problem of how women, today, cannot always count on family or neighbours to raise their children. That help was taken for granted before and everyone helped as (s)he could.

Nowadays women who work outside the house have less time to have social relationships (even though this seems absurd, as they are constantly outside). Even worse is the situation for women who have left their natal place, as they have to find new friends and do not have the help of their parents/parents-in-law. Even though I do no regret having moved to another country, I sometimes regretted not having family to help me with the children.

My life has pretty changed when I have taken the time to promote friendship with my neighbours, which I could not do because I was working quite far away from home, because I got to know only women with a similar professional and personal situation, and finally because I did not have time to get to know my neighbours enough! Now I know how much friends and neighbours count. To go back to this way of living might be a good way to help other women and be helped by them. In this way, women can organise their life better and feel less stressed at work.

PS: if the word is no longer used, let me remind it: it is called solidarity.

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