Scegliere la maternità con cognizione di causa

“Era riuscita a nascondere la poca propensione alla maternità e a farsi elevare al rango di cittadina perfetta, ottima madre [ …]” (La lettera G, p. 123)

Incontro dopo circa vent’anni una donna, oggi quarantenne, da poco madre e le chiedo come va la sua nuova vita. Bene, mi risponde e con sincerità aggiunge: “Certo, tornassi indietro non lo rifarei”. Un figlio è impegnativo e non occorre questa testimonianza per capirlo, ma raramente se ne sentono di tanto sincere. Un’amica insorge: come si fa a dire una cosa simile, speriamo che la figlia non debba mai saperlo! Certo, non è un’affermazione rincuorante: probabilmente vorremmo tutti poter credere ai sentimenti di grande magnanimità e abnegazione delle nostre madri (e dei nostri padri), sentirci desiderati, amati, adorati, essere al centro dell’universo di un’altra persona che per noi si annulla senza mai pentirsene o stancarsene, proprio come accadeva una volta. Ma davvero era così? Davvero esistono solo madri così “perfette”? La storia delle donne ce l’ha voluto far credere, ma la realtà è diversa. Non ci sono madri di un solo tipo perché non ci sono donne di un solo tipo. Solo il discorso delle donne sulla prole, una specie di omertà o di magnificazione della maternità, è sempre stato comune, senza voci fuori dal coro. E finalmente eccone una!

Io ho apprezzato, malgrado tutto, la sincerità della “confessione”. Quanto alla figlia, non si preoccupi la mia amica (anche giustamente) indignata: i bambini sono bravissimi a sentire le correnti e non occorre dire certe cose perché le percepiscano. Ben venga quindi una madre che ha il coraggio di dire la verità, perlomeno la figlia non sarà presa nella contraddizione tra quanto affermato e quanto risentito, nella quale si troverebbe con una madre meno sincera. Quando sarà giunto il suo momento di scegliere se avere figli, avrà almeno carte chiare in tavolo e – lasciate da parte le inevitabili animosità – potrà scegliere con cognizione di causa, cosa che le donne non hanno mai potuto davvero fare. Io non credo che questa donna non ami sua figlia, semplicemente ha il coraggio e oggi anche la possibilità di ammettere le difficoltà del lavoro di madre – che è un lavoro vero e proprio, indipendentemente dalla inesistente remunerazione. I genitori amano i propri figli e questi sono fonte di grande gioia, ma in realtà i bambini non sono l’ideale proposto dalla pubblicità delle salviettine, dei biberon o della famiglia Mulino Bianco proprio come noi donne non assomigliamo quasi mai alle donne di queste pubblicità. Nella vita di tutti i giorni si può passare dai momenti idilliaci a quelli terribili, in un’altalena di emozioni discordanti che finisce per pendere sempre dalla parte dell’amore incondizionato, ma che non ci impedisce di anelare a quei momenti di tranquillità e di riposo che avevamo quando ancora loro non c’erano. Credo che tutte le madri in fondo lo sappiano: la vita è più semplice senza figli. Questo non vuole dire più soddisfacente o più felice, significa solo meno complicata, meno stancante. Meno lavoro, meno sacrifici, meno stress, meno preoccupazioni, meno rinunce, più tempo per sé, più libertà. Essere la colonna portante di un altro essere umano almeno per i primi (18) anni della sua vita è un lavoro molto impegnativo. È giusto ricordarlo e apprezzarlo. Ed è pure giusto che vi siano donne disposte a dire a voce alta non solo le “gioie”, ma anche i “dolori” della maternità, con il rischio di essere giudicate male. Solo così le donne avranno una vera scelta e saranno madri ancor più consapevoli.

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