Scegliere la maternità senza manipolazioni

“Sarebbe andata a lavorare in città […] Ma sarebbe anche rimasta una zitella senza figli. Un ventre sterile.” (La lettera G, p. 27)

È di due settimane fa la notizia che grandi gruppi quali Google e Apple offrirebbero il congelamento degli ovuli alle loro impiegate. La spiegazione di tale generosa offerta? Che le donne possano fare carriera come gli uomini e, al momento che riterranno più opportuno, diventare infine madri.

La proposta pare allettante: finalmente anche noi donne potremo dedicarci al lavoro senza la paura di arrivare troppo tardi, avere una carriera tutta nostra ad alti (?) livelli e al momento giusto, senza pressioni, soddisfare anche il nostro desiderio di diventare madri. La situazione proposta dalla scienza pare idilliaca, perfetta, una manna dal cielo. Una bella cosa per le famose pari opportunità. Eppure c’è un tranello.

Premetto che sono favorevole alle gravidanze “tardive” (40 o 45, per intenderci) come pure a quelle “precoci” (20, per intenderci) perché l’età “giusta” dipende dal singolo e da una serie di motivazioni che spero sappia valutare. Né per uomini, né per donne sono favorevole (ma non sono affari miei) a gravidanze in adolescenza o in età troppo matura, le prime perché i futuri genitori non sono degli adulti e non possono occuparsi come dovrebbero dei loro figli, le seconde perché rischiano di lasciare i figli orfani prematuramente, con le stesse conseguenze di fragilizzazione. Spesso non ci si rende conto della grande fragilità dell’essere umano, anche quando ha avuto padri e madri “normali”: figuriamoci dunque casi simili. Però tant’è, ognuno gestisce la propria vita come può e se ne assume le responsabilità. Ma questo poco c’entra con il congelamento degli ovuli. La cosa non mi preoccupa perché si potrebbe arrivare a fare figli a 55 anni o oltre. Questo sarebbe il fatto meno grave.

Mi preoccupa l’ennesima manipolazione delle donne e del loro utero. Il discorso da parte padronale non è una prova di magnanimità e di apertura, ma si riassume più facilmente in “sfruttiamo le donne finché sono giovani e una volta arrivate oltre i quaranta, tanto meglio se smettono di lavorare e si fanno un figlio, meno costi per noi, e nuova linfa che arriva, giovane, preparata e ancora motivata a battersi per prendersi le briciole che vorremo lasciare loro”. Sarebbe bello se questa fosse davvero una nuova possibilità per le donne per avere le stesse opportunità degli uomini, ma le motivazioni che stanno alla base di tanta generosità non sono pensate per il benessere delle donne. Saranno dunque esse tanto disperate da accettare anche questa manipolazione? Saranno tanto forte la paura o il desiderio di rivalsa?

Che una donna, singolarmente, decida per il congelamento dei propri ovuli perché nella vita non si sa come possono andare le cose, e non vuole togliersi la possibilità di diventare madre anche dopo i fatidici 40 anni, mi va bene e lo sostengo. Fa parte di una riflessione individuale e legittima che si potrebbe trovare il modo di sostenere anche finanziariamente. Ma quando questa diventa una pratica di massa, sostenuta da ditte private (e dai rispettivi governi) per aumentare la loro redditività, non è più accettabile. Quando in gioco ci sono i guadagni, possiamo tranquillamente usare la parola “sfruttamento”. E ancora una volta pagheranno le donne.

La soluzione sarebbe lasciare che il ritmo biologico delle donne faccia il loro corso, che possano avere figli e al contempo una carriera, o che possano interromperla e riprenderla a un momento più opportuno (che potrebbe anche essere 10, o 15 anni dopo). Perché il problema delle donne è proprio questo: la scelta che si ritrovano a fare tra carriera e famiglia, sapendo che assai raramente ritroveranno le stesse possibilità una volta terminato di allevare i figli. E questo è purtroppo tanto più vero, quanto più istruite sono le donne, che lasciano posizioni generalmente più elevate e ripartono dal basso. In una società dove a 40 anni il mondo del lavoro rischia di considerarti troppo vecchio, la scelta non è semplice. Forse anche per questo le donne “in carriera” scelgono la maternità a 40 anni e fanno spesso un figlio soltanto.

Siamo tutti d’accordo, occorre fare qualcosa. Ma la soluzione non sta nella manipolazione delle donne e del loro utero a fini di guadagno. La soluzione sta in un cambiamento di mentalità che prenda in considerazione il nuovo ruolo delle donne nella nostra società e che proponga loro un modo di vivere, di lavorare e di essere madri più consono ai cambiamenti sociali avvenuti. L’ingente somma investita dalle citate aziende per il congelamento degli ovuli (si parla di oltre 20000 dollari pro capite) potrebbe coprire l’equivalente di anni di congedo maternità o di lavoro a tempo parziale o a orari che concilino famiglia e lavoro, senza sottoporre le donne a operazioni. Se la scelta non si orienta in quella direzione, è perché le ragioni che stanno alla sua base sono tutt’altro che altruiste e favorevoli alle donne stesse. Nel corso della storia le donne non hanno mai ricevuto “regali”: allora facciamo bene attenzione a quelli avvelenati.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...