Avere voce (femminile) in capitolo

“A casa loro non si usava parlare a tavola. [..]  non avevano niente da dire, […] a parte quelle due o tre faccende che andavano sbrigate” (La lettera G, p. 82)

 

Questo è un blog di “donne che scrivono di donne”. L’ho concepito nell’intento di fare ritrovare alle donne la loro voce in capitolo, parallelamente alla pubblicazione de La lettera G, romanzo incentrato sull’assenza di possibilità per le donne di esistere al di fuori del ruolo sociale a loro assegnato, che le voleva senza voce.

L’enciclopedia Treccani così definisce l’espressione “avere voce in capitolo”: “avere autorità, credito per intervenire in una discussione..”.

Premetto che sono fiera dei commenti inviatimi: sono tutti pensati e interessanti. Contrariamente ad altri blog, nessuno ha mai postato commenti veloci e superficiali. Chi ha commentato, l’ha fatto con pensieri elaborati e così ho cercato di fare io stessa, consacrando righe pensate e personali a chiunque abbia voluto farmi l’onore di un commento dello stesso tenore. Rimpiango solo che è ancora piuttosto sguarnito, ma quel che c’è è di qualità. Sono fiera della serietà delle persone – sigh, purtroppo ancora poche rispetto alle pagine visionate – che scelgono di lasciare qui le loro opinioni!

Ma lo ribadisco: è pensato come un blog di donne che scrivono di donne! Dunque vorrei spronare anche le donne a partecipare, anche se accolgo con molto piacere i commenti maschili perché possono fare da contrappunto alle mie idee femminili (tra i commentatori più attivi per ora ci sono due uomini). Mi capirete quindi se ho voglia di dire: FORZA donne, fatevi sentire!

Sono cosciente di due cose importanti e ringrazio Paola per avermele fatte presenti. La prima è che spesso le persone sono più a loro agio all’orale. E allora ben vengano i gruppi di discussione al femminile. Sento che la necessità esiste e sono felice di lanciarne uno. La seconda è che molte persone preferiscono ascoltare. Ma sono anche consapevole del senso di vulnerabilità che si prova a fare sentire la propria voce, e soprattutto a lasciarla per iscritto, perché dopotutto “verba volant, scripta manent”. Dire ciò che si pensa è mettersi a nudo, rivelare una parte di sé, attirarsi commenti negativi, affrontare divergenze di opinione, essere criticata. E questo tantopiù quando se ne lascia innegabile traccia. Ma è anche una grande occasione per scambiare e per crescere. Il mio non vuole essere un monologo, bensì un dialogo con persone che condividono le mie preccupazioni, che la pensino o no come me. Nel frattempo, continuo a mettere su schermo nuovi spunti di discussione: possono generare perlomeno pensieri.

Dopo anni, decenni, secoli o millenni di silenzio non è facile, far sentire la propria voce. Ma seppur piccola, questa è un’opportunità per farvi (e farci) udire e soprattutto per avere, finalmente, voce femminile in capitolo. Mi pare una buona ragione per coglierla.

Vi prego di credere che

  1. avete autorità e credito per intervenire nelle discussioni che propongo,
  2. nessuno giudicherà virgole e grammatica
  3. la vostra opinione conta
  4. e mi aiuta a crescere.

Un grazie dunque a tutte e tutti coloro che vorranno partecipare, anche all’orale o via email, e le cui riflessioni potrebbero trovarsi qui, magari rielaborate da me.

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