La voce di chi non ha parole

“Non voleva [..] parlare di sé perché credeva che [..] non vi fosse niente che valesse la pena di essere raccontato.” (La lettera G, p. 14)

È fatto assodato che le donne, nel corso dei secoli e a parte rarissime eccezioni, non hanno mai avuto voce. Non perché prive, ma perché private di essa. Private a tal punto che spesso pensavano di non avere nulla da dire e non raramente, quando invece ce l’avevano, non possedevano i mezzi per farlo. Non erano l’unica categoria (c’erano anche i poveri e le minoranze di ogni genere, ad esempio) ma certamente è l’unica che contava così tanti membri!

La voce si divide infatti in due azioni distinte: la prima è avere qualcosa da dire, la seconda è sapere come dirlo. Purtroppo, per raggiungere una voce udibile, sono necessarie le due ed entrambe vanno allenate. Ci vuole perseveranza e coraggio. Alcune persone sono favorite dalla natura o dalla cultura, ma con l’allenamento ci possiamo riuscire. Senza pretendere di diventare campionesse, per il semplice piacere di poterci esprimere.

La mia impressione è che, oggi, se una voce si sente, è spesso quella di chi sa come dire ma non sa cosa dire. Ovvero discorsi vuoti, ma detti bene. Ne troviamo in politica, in televisione, nelle istituzioni e nei luoghi di lavoro, per fare qualche esempio, ma se ci guardiamo intorno troveremo di certo esempi meno appariscenti. Esiste invece a mio parere un serbatoio di voci immenso (composto soprattutto da voci femminili) che si nasconde dietro il silenzio di chi non sa come dire, e questa è una grande perdita a livello del singolo, certo, ma anche a livello di società. Come detto, vi sono altre categorie private di voce, ma se pensiamo alla privazione della voce femminile, ci rendiamo conto che si è ammutolita la metà dell’umanità!

È importante per le donne sviluppare la propria voce (anche con forme di comunicazione non verbale) e offrirle alla sfera pubblica. Le donne hanno spesso riserbo nel mostrare le loro capacità, e ciò è esacerbato dal fatto che la società attuale non offre statuto riconoscibile (ovvero voce udibile), se dalle loro attività e passioni non si ricava pecunia o se non si possiede già una immagine pubblica in grado di validarle.

La mia speranza è quella di riuscire a rimediare alla perdita che deriva dal silenzio, in particolare quello femminile. Questo blog è un primo tentativo, ma ne seguiranno altri. Il prossimo in coda è il gruppo di discussione al femminile “Les femmes parlantes” che inizierà la prossima settimana a Meyrin (Ginevra). I contenuti delle varie discussioni saranno accessibili da questo blog, in italiano e in francese. È un inizio senza pretese di grandiosità ma dal quale mi aspetto molto a livello di contenuti. In fondo si è capito: preferisco la sostanza all’apparenza, anche se non dimentico che per essere udibili, bisogna farsi sentire, e questo è possibile solo osando essere visibili e viste.

Non mi resta che esortarvi a far sentire la vostra voce: con che parole lo farete, ha importanza relativa.

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