Scrivere la vita delle donne

Faremmo meglio a interpretare un ruolo da protagonista nello sconosciuto e banale film della nostra vita” (La lettera G, p. 203)

 

Eravamo solo donne alla presentazione de La lettera G a Ginevra. La cosa non mi ha colto di sorpresa perché la letteratura è donna: la maggior parte degli uomini sembra avere altri interessi e priorità. E va bene così, anzi, va benissimo. Perché il mio romanzo ha come protagonista una donna, e questo per un motivo molto semplice: io sono una donna. Ecco perché scrivo di donne. Questa non è un’affermazione anodina: gli uomini hanno scritto molto, soprattutto sugli uomini e per gli uomini. Ma addirittura, essi hanno scritto (o parlato) anche delle donne. Attraverso i secoli e secondo i costumi del momento, gli uomini hanno definito le donne e le loro vite, hanno deciso quali dovessero essere le loro passioni e le loro gioie, hanno descritto le loro frustrazioni, hanno parlato dei loro sentimenti e delle loro sensazioni, hanno attribuito loro ruoli che alcune non avrebbero scelto. Spesso si è trattato di ruoli di comparsa, che hanno impedito alle donne di essere protagoniste della loro vita. Come accade alla Gina del mio romanzo. La riconoscete?

La vita delle donne raccontata dalle donne stesse è fatto relativamente recente e questo libro è un primo passo per sfuggire a una visione androcentrica e ridare voce alle donne, perché parlino sempre di più e in prima persona di quello che dà loro gioia, tormento, soddisfazione o frustrazione. Sommersa da secoli di silenzio, la vita delle donne possiede una ricchezza infinita che occorre recuperare e narrare, non importa sotto quale forma. Perché ogni donna ha almeno una storia da raccontare: la sua.

Ringrazio il gruppo intelligente e interessato per aver posto domande che hanno aperto una discussione appassionante, tutta al femminile.

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