Un nuovo libro. Che parla di donne.

Le donne che si raccontano in questo libro non hanno avuto riconoscimenti pubblici importanti, eppure hanno dato tutte il loro contributo alla società. Il quadro di riflessione dal quale nascono i diciotto autoritratti riuniti in questa raccolta nasce dalla volontà dell’autrice di valorizzare l’unicità di ogni vita, mostrandone il valore intrinseco e sociale e conservando, al contempo, le sottili tracce che delineano una realtà poco conosciuta: la Storia delle donne.  

L’angolazione approfondisce i fattori che influenzano l’essere e il vivere donna, mettendo a fuoco alcuni paradigmi che tratteggiano il cambiamento di modelli generazionali avvenuti nei sessant’anni che separano la più giovane protagonista dalla più anziana. A prescindere dall’unicità di ogni percorso, nell’ascolto di più testimonianze si ravvisano tematiche o similitudini che aprono una dialettica tra singolarità e universalità. Dall’intimo delle storie narrate si ricava il sociale.  

Diciotto donne nate, cresciute o vissute nella Svizzera italiana, si raccontano. Chi sono? Come hanno vissuto? E cosa ci mostra la loro vita? Ognuna ha lasciato una fragranza nell’aria. Questi autoritratti ne colgono l’essenza, collocandola nel giardino del mondo.  (ISBN 978-88-7967-552-9 – Scopri recensioni e interviste nell’area LIBRI del mio blog)

Le violeur Pelicot escomptera-t-il toute sa peine? Il violentatore Pelicot sconterà tutta la sua pena? Will the rapist Pelicot serve all his sentence?

Le violeur Pelicot escomptera-t-il toute sa peine ?

Aujourd’hui on a rendu le verdict du procès de Mazan : vingt ans de prison pour Dominique Pelicot qui a fait violer sa femme Gisèle, qu’il a droguée et qui était donc inconsciente, pendant plus de dix ans par plus de cinquante hommes. Je n’aime pas l’idée d’appeler le procès par le nom du lieu, il est plus correct de l’appeler par celui de la personne, pour que la honte, comme l’a toujours dit la courageuse Gisèle, change de camp. Même s’il n’a pas été le seul à la violer, il est bel et bien l’orchestrateur de toute cette horreur et il faut bien que des noms et des prénoms soient dits et connus. Il est dommage que la justice n’ait pu agir que maintenant : compte tenu de l’âge du violeur, 72 ans, il risque malheureusement de ne même pas avoir à purger toute sa peine. Honte aussi aux autres hommes condamnés, ils méritent bien de faire de la prison. Et un grand soutien à Gisèle, pour qu’elle puisse un jour retrouver un peu de paix. Je ne commenterai pas l’horreur que je ressens face à tout cela, parce que beaucoup – voir tout – a déjà été dit. J’espère seulement que ce procès à résonance internationale déclenchera un vrai changement.

Il violentatore Dominique Pelicot sconterà tutta pena?

Oggi si è conclusa la vicenda chiamata Les procès de Mazan, con vent’anni di carcere a Dominique Pelicot che fatto violentare la moglie Gisèle, sotto droghe pesanti e quindi incosciente, per più di dieci anni da oltre cinquanta uomini. Non mi piace l’idea di chiamare il processo con il nome del luogo, è più giusto chiamarlo con quello della persona, perché la vergogna, come l’ha sempre affermato la coraggiosa Gisèle, cambi campo. Anche se non è stato l’unico a violentarla, è stato la testa pensante di questa orribile storia e bisogna avere il coraggio di fare dei nomi. Peccato che la giustizia abbia potuto agire solo ora: vista l’età del violentatore, 72 anni, purtroppo rischierà di non dover nemmeno completare la pena. Vergogna anche agli altri condannati, che si meritano ampiamente la prigione.

E un grande sostegno a Gisèle, perché possa trovare un giorno un po’ di pace. Non commenterò l’orrore che risento di fronte a tutto questo, perché credo che molto – tutto? – sia già stato detto. Spero soltanto che questo processo con eco internazionale scateni un vero cambiamento.

Will the raper Dominique Pelicot serve all his sentence?

The verdict for the so-called Mazan process is twenty years in prison for Dominique Pelicot who had his wife Gisèle raped, under heavy drugs and therefore unconscious, for more than ten years by over fifty men. I don’t like the idea of calling the trial by the name of the place, it is more correct to call it by that of the person, so that shame, as the courageous Gisèle has always stated, changes sides. We need say the names out loud. It is a shame that justice has only been able to act now: given the rapist’s age, 72, he unfortunately risks not even having to serve his complete sentence. Shame to all the convicted men who also raped her and deserve to do time.

I hope that Gisèle will be able to find some peace, one day. I will not comment on the horror I feel, because I believe that much – everything? – has already been written. I only hope that this process with international resonance will trigger a brand-new conscience and long-lasting change.

Non l’uomo, bensì l’essere umano / Non pas des hommes, mais des êtres humains / Not man, but human being

Ogni donna è esperta, a lasciare tracce invisibili (Punti e interrogativi, p. 13)

“Sai mamma – dice mio figlio tornando da scuola – oggi la prof di biologia ha parlato dell’evoluzione dell’uomo e io le ho chiesto perché non dice “essere umano”, così comprenderebbe anche le donne. Lei mi ha risposto che con Uomo, scritto con la maiuscola, intende uomo e donna”. Che ne dite voi? Io dico che la scuola ha fatto e continua a fare un bel lavoro di “evangelizzazione” se anche le donne istruite e peggio ancora quelle a cui affidiamo i nostri figli, non sono in grado di porsi qualche domandina. Che non se la siano mai posta, passi, ma che quando un undicenne gliela pone e non sappiano rifletterci sopra, è inescusabile sia per uomini che per donne e particolarmente grave per chi si pregia di avere una formazione al ragionamento scientifico.

Non sono piccole cose, cose inutili, dettagli. La visione del mondo si cambia partendo proprio dalle piccole cose che possiamo fare tutte e tutti, quotidianamente. Si cambia anche tramite la lingua. Togliendo certi riflessi condizionati.

La settimana seguente sfoglio il suo quaderno di storia e leggo in una frase dettata dall’insegnante: “bla bla bla …gli esseri umani… bla bla bla”. Sorrido e dico a mio figlio: “Beh, hai visto? Almeno il tuo insegnante di storia non dice uomo…”. E lui: “No mamma, il prof ha dettato Uomini, sono io che ho scritto Esseri umani”.

Una ragione in più per amare mio figlio. Lo so, è una goccia nel mare. Ma è zuccherata e lo rende meno amaro.

Non pas des Hommes, mais des Etres humains

« Tu sais maman – me dit mon fils en revenant de l’école – aujourd’hui la prof de SVT a parlé de l’évolution de l’homme et je lui ai demandé pourquoi elle n’avait pas dit « être humain », pour que le mot inclue aussi les femmes. Elle m’a répondu que par Homme, écrit avec une majuscule, elle veut dire homme et femme.” Qu’en pensez-vous? A mon avis, les écoles ont fait et continuent de faire un excellent travail « d’évangélisation » si même les femmes, surtout les plus instruites et pire encore celles à qui on confie nos enfants, ne sont pas capables de se poser quelques questions. Qu’on ne se soit jamais posé la question, d’accord, mais quand un enfant de onze ans la leur pose et qu’elles/ils ne savent pas comment y réfléchir, ça me paraît grave. On est bien loin de la démarche scientifique… pour les femmes, et pour les hommes.

Tout cela n’est pas une « petite chose », des détails sans importance. La vision du monde change à partir des petites choses que nous pouvons tous faire, chaque jour. Elle change également à travers la langue, en utilisant un langage inclusif. En supprimant certains réflexes conditionnés.

La semaine suivante, je feuillette son cahier d’histoire et lis une phrase dictée par le prof : “bla bla bla… les êtres humains… bla bla bla”. Je souris et dis à mon fils : « Eh bien, tu vois ? Au moins ton professeur d’histoire n’utilise pas juste le masculin…”. Et lui : « Non maman, le prof a dicté les Hommes, c’est moi qui ai écrit les Êtres Humains ».

Une raison de plus d’aimer mon fils. Je sais, c’est une goutte d’eau dans la mer. Mais c’est une goutte sucrée, qui le rend moins amer.

Not Man, but Human Being

“You know mum – says my son coming back from school – today the biology teacher talked about the evolution of man and I asked her why she didn’t say “of human beings”, so that it would also include women. She replied that by Man, written with a capital letter, she means men and women.” How would you judge her reaction? It seems to me that schools have done and continue “evangelizing” children, if even women, especially the educated ones and even worse those to whom we entrust our children, are not able to ask themselves a few questions. I can bear the fact that they never did, but if they don’t when an eleven year old points it out to them, that’s serious stuff. For both men and women. And plus, I would not call it scientific reasoning… would you?

These are not “small things” or boring details. We change the world, and how we see it, with the little things that we can all do and say, every day. I mean that we can also change it thanks to an appropriate, more inclusive language, removing certain conditioned reflexes.

The following week I leaf through his history notebook and read a sentence dictated by the teacher: “blah blah blah…human beings… blah blah blah”. I smile and say to my son: “Well, you see? At least your history teacher doesn’t say man…”. But he replies: “No mum, the teacher dictated Men, it’s me who wrote Human Beings”.

One more reason to love my son. I know, it’s a drop in the ocean. But it is a sweet one, and it makes the sea less bitter.

Donne e uomini attraverso le età / Femmes et hommes dans les phases de la vie / Women and men during life stages

“L’orologio segnava, inesorabile, i minuti che trascorrevano…” (Punti e interrogativi, p. 125)

Ho trovato queste immagini a una mostra e mi paiono eloquenti. Il confronto tra le due piramidi mostra che la donna, nelle varie fasi della vita non è quasi mai sola, non può agire come donna indipendente perché è accompagnata o al servizio di qualcuno. L’uomo, invece, a parte nella giovinezza dove prende moglie, è poi libero da impegni che concernono gli altri. Lo vediamo a 50 anni nel pieno delle sue forze, gagliardo, quasi fosse al top mentre la donna, alla stessa età, ha già l’aria anziana, provata. A volte un’immagine parla più di mille parole.

Femmes et hommes dans les phases de la vie

J’ai vu ces images lors d’une exposition et elles me semblent éloquentes. La comparaison entre les deux pyramides montre que les femmes, aux différentes étapes de la vie, ne sont presque jamais seules, elles ne peuvent pas disposer de leur vie car elles accompagnent ou sont au service de quelqu’un. L’homme cependant, sauf dans sa jeunesse où il se marie, est libre des engagements concernant la famille. On le voit à 50 ans au faîte de sa force, vigoureux, comme s’il était au sommet alors que la femme, au même âge, a déjà un air âgé et usé. Parfois, une image vaut mille mots.

Women and men during life stages

I found these images at an exhibition and they seem eloquent to me. The comparison between the two pyramids shows that women, in the various stages of life, are almost never alone, free to live their own lives, but accompanied or at the service of someone. The man, however, except in his youth where he gets married, is then free from commitments that concern family. We can see him at the age of 50 at the height of his strength, vigorous, almost as if he were at the top while the woman, at the same age, already has an elderly, worn-out look. Sometimes a picture speaks more than words.

Non ci basta, no / Pas suffisant / Not enough

Non ci basta, no.

“… toccava sopportare le arie di modernità…” (La lettera G, p. 123)

Un uomo un giorno mi disse: “Ma a voi donne, non vi basta ciò che avete ottenuto”? Sottinteso: basta fare storie, accontentatevi.

Io vorrei rispondere con una domanda: ti sogneresti mai di dire a un ebreo di finirla con la storia dell’olocausto, oppure a un nero con quella della schiavitù, a un armeno con il genocidio, a un cambogiano con Pol Pot (e via dicendo, solo per citarne alcuni gruppi etnici che sono stati brutalmente oppressi)? Ti sogneresti mai di dire dai, piantala, sono cose superate?

Pas suffisant

Un homme m’a dit un jour : “Mais ce que vous avez obtenu n’est-il pas suffisant pour vous, les femmes” ? Sous-entendu : assez de vous entendre vous plaindre, soyez satisfaites.

J’ai envie de répondre par une question : oseriez-vous dire à un juif d’arrêter de se plaindre de l’Holocauste, ou à un noir que l’esclavage est terminé, à un Arménien de même concernant le génocide, à un Cambodgien d’oublier Pol Pot (et etc., pour ne citer que quelques groupes ethniques qui ont été brutalement opprimés) ? Auriez-vous le courage de dire allez, arrêtez ça, c’est une vieille histoire ?

Not enough

A man once said to me: “But isn’t it enough, what you women have gained”? Meaning: stop complaining, you have enough.

I wish to answer with a question: would you ever dream of telling a Jew to stop complaining about the Holocaust, or to a Black person to stop reminding us that they were enslaved, to an Armenian not to complain with the genocide, to a Cambodian to forget Pol Pot (and so on, just to name a few ethnic groups that have been brutally oppressed)? Would you ever dream of saying come on, stop it, these things are outdated?

Il « care », un lavoro tipicamente femminile / Le “care”, ce job typiquement féminin / Emotional and physical care is a woman’s job

“… spupazzando la prima nipotina…” (La lettera G, p. 123)

Alcuni lavori sono invisibili. Mentre è costantemente dibattuta la necessità di condividere i lavori domestici, ci si scorda spesso del lavoro emotivo. Il grafico sottostante, tratto dal barometro 2024 della parità in Svizzera, mostra con chiarezza il ruolo del padre. Appena appena presente nei momenti di gioia e di successo della prole, il suo contributo scende drasticamente quando si tratta di discutere di un problema o rivelare le proprie tristezze. Quante ore trascorrono le mamme con il figlio o la figlia che ha difficoltà fisiche o emotive? Quante ore passano a riflettere a una soluzione e ad attuarla? E soprattutto, perché non ci si rivolge al padre? Benché fondamentale al benessere famigliare, il “care” è un tipico lavoro invisibile delle donne. Quando si parla di carico mentale, oltre al lavoro organizzativo, occorre tenere in considerazione anche questo aspetto.

Le « care », ce job typiquement féminin

Certaines tâches sont invisibles. Alors que la nécessité de partager les tâches ménagères est constamment débattue, le travail émotionnel est souvent oublié. Le graphique ci-dessous, tiré du Baromètre de l’égalité 2024 en Suisse, montre clairement le rôle du père. A peine présent dans les moments de joie et de réussite de la progéniture, sa contribution diminue drastiquement lorsqu’il s’agit de discuter d’un problème ou de révéler qu’on est triste. Combien d’heures les mères passent-elles avec leur fils ou leur fille qui a des difficultés physiques ou émotionnelles ? Combien d’heures passent-elles à réfléchir à une solution et à la mettre en œuvre ? Et surtout, pourquoi ne pas se tourner vers le père ? Bien que fondamental pour le bien-être familial, le travail émotif est invisible et typiquement fait par les femmes. Lorsqu’on parle de charge mentale, outre le travail d’organisation, cet aspect doit également être pris en considération.

Emotional and physical care is a woman’s job

Some jobs are invisible. While the need to share housework is constantly debated, emotional support is often forgotten. The graph below, taken from the 2024 Equality Barometer in Switzerland (in French), clearly shows the role of the father. Sometimes present in moments of joy and success of the offspring, his contribution drops drastically when it comes to discussing a problem or revealing sadness. How many hours do mothers spend with their son or daughter who has physical or emotional difficulties? How many hours do they spend thinking about a solution and implementing it? And above all, why don’t children turn to the father? Although fundamental to family well-being, caring is a typical invisible job of women. When talking about mental load, this aspect must be taken into consideration along with organizational work.

La prolétaire du prolétaire / La proletaria del proletario / The proletarian of the male proletarian

Lottava per liberarsi dall’oppressione dei bianchi, ma era pur sempre un oppressore perché riteneva me, solo perché donna, un essere inferiore (Punti e interrogativi, p. 36).

La prolétaire du prolétaire. C’est ainsi que la féministe et socialiste Flora Tristan (1803-1844) désigne l’ouvrière. « Les campagnes européennes fournissent un réservoir de bras inépuisable à la révolution industrielle. La loi restreignant le travail des enfants accroît la demande d’ouvriers qui offrent aux patrons le double avantage d’être dociles et très mal payées. Souvent préférées aux hommes car moins chères et plus endurantes, les femmes même enceintes travaillent jusqu’à l’accouchement et retourne le plus vite possible ». (Source : L’histoire des femmes pour les nuls)

Je trouve dans ces mots la raison pour laquelle les hommes touchés par les discriminations ne se battent pas pour l’éradication des discriminations : ils auront toujours leur « prolétaire » et, comme ils sont des hommes, ils espèrent bien, un jour ou l’autre, améliorer leur sort et devenir « dominants ». Ils feraient mieux de s’allier aux femmes : le système les écrase tout autant qu’il a écrasé les femmes, et a tout intérêt qu’ils restent, eux aussi, soumis.

La proletaria del proletario

Così la femminista e socialista Flora Tristan (1803-1844) definisce l’operaia. “Le campagne europee costituiscono una riserva inesauribile di armi per la rivoluzione industriale. La legge che limita il lavoro minorile aumenta la domanda di lavoratori che offrono ai datori di lavoro il doppio vantaggio di essere docili e mal retribuiti. Spesso preferite agli uomini perché meno costose e più durature, le donne, anche incinte, lavorano fino al parto e ritornano il più presto possibile. (Fonte: Storia delle donne per negati, versione francese).

Trovo in queste parole il motivo per cui gli uomini discriminati non lottano per l’eliminazione della discriminazione: avranno sempre la loro “proletaria” e, poiché sono uomini, sperano di migliorare la loro sorte e diventare, un giorno o l’altro, anche loro “dominanti”. Invece farebbero meglio ad allearsi con le donne: il sistema li schiaccia tanto quanto ha schiacciato le donne, ed è nell’interesse di quello stesso sistema che anche loro rimangano sottomessi. Per un cambiamento, c’è bisogno dei “proletari” maschi.

The proletarian of the male proletarian.

This is how the feminist and socialist Flora Tristan (1803-1844) refers to the female worker. “The European countryside provides an inexhaustible reservoir of arms for the industrial revolution. The law restricting child labor increases the demand for workers who offer employers the double advantage of being docile and very poorly paid. Often preferred to men because they are less expensive and more enduring, women, even pregnant, work until giving birth and return as quickly as possible. (Source: Women’s History for Dummies – original read in French)

I find in these words the reason why men affected by discrimination do not fight for the eradication of discrimination: they will always have their “proletarian” and, as they are men, they hope that one day or another, their situation will improve and they might be able to become “dominant” too. It would be better if they allied hemselves with women: the system crushes them just as much as it crushed women, and it is in the system’s best interest that they too remain submissive.

Quote rosa sì o no? / Autant d’hommes que de femmes, pour ou contre? / Are you in favor of an equal number of women and men?

È diligente. Sa stare al suo posto. (Punti e interrogativi, p. 39)

Su questo dibattito si discute da parecchio, c’è chi è pro e chi è contro. Che gli uomini siano contro, non stupisce nessuno. Ci vuole una certa generosità a rinunciare ai propri privilegi. Ma anche le donne, molte volte, si schierano contro. Perché mai? L’argomentazione principale è: per il bene della comunità/azienda/associazione…, l’importante è che sia scelta una persona competente, poco importa se uomo o donna. Troppo buone, anche contro i nostri interessi. E poi non vogliamo che un posto sia ci attribuito solo perché siamo donne. Le critiche pioverebbero, senza pietà. Ma dico: un uomo se n’è mai fatto un punto d’onore, di essere non scelto solo perché è uomo? Eppure è quello che è successo per secoli. E infatti il mondo professionale, politico o associativo pullula di incompetenti. Quello al merito è certamente il sistema più giusto, ma solo se il contesto è davvero paritario. Altrimenti è solo un espediente per manipolare le opinioni e mantenere lo status quo in favore degli uomini.

Autant d’hommes que des femmes en politique et au travail, pour ou contre?

Que ce soit en politique ou dans les entreprises, on en discute depuis longtemps : est-ce juste qu’il y ait autant d’hommes que des femmes sur une liste électorale ou des postes ouverts qu’aux femmes dans les entreprises ? Il y en a qui sont pour, et d’autres contre. C’est normal. Que les hommes soient contre, cela ne surprend personne. Mais les femmes aussi, bien souvent, prennent parti contre cette mesure. Pourquoi? L’argument principal est : pour le bien de la collectivité/entreprise/association…, l’important est que le poste soit occupé par une personne compétente, peu importe qu’elle soit un homme ou une femme. Toujours trop gentilles les femmes… nous ne défendons même pas nos propres intérêts. Et puis, nous ne voulons pas qu’un poste nous soit attribué simplement parce que nous sommes des femmes. Les critiques seraient nombreuses, impitoyables même. Mais que diable : un homme a-t-il jamais eu l’orgueil de ne pas vouloir être choisi juste car qu’il est un homme ? C’est pourtant ce qui se passe depuis des siècles. Voilà comment le monde professionnel, politique ou associatif regorge d’incompétents. Le système du plus méritant est certainement le plus juste, mais seulement si le contexte est véritablement égalitaire. Sinon, ce n’est qu’un stratagème pour manipuler les opinions et, de ce fait, maintenir le statu quo en faveur des hommes.

Equal number of men and women in politics or societies: are you in favour or against it?

This has been discussed for a long time, there are those who are in favor and those who are against. Men are typically against and that’s no surprise. It takes a certain generosity to give up one’s privileges. But many times women too take sides against it. Why the hell would they do that? Their main argument is: for the good of the community/company/association…, the important thing is that a competent person is chosen, no matter if it is a man or a woman. Women are too good, even against their interests. And also, they don’t want a position to be given to them just because they are women. Criticism would be merciless. But hear me out: have men ever taken pride in not being chosen just because they are men? No. Therefore, being chosen sbecause they are men is what has happened for centuries. That is why the professional, political or associative world is actually full of incompetents. The merit system is certainly the fairest one, but only if the framework is truly equal. Otherwise, it is nothing than a strategy to manipulate opinions and maintain the status quo in favor of those who have always had the privileges.

Les grandes oubliées / Le grandi dimenticate / The great forgotten

Les grandes oubliées

Quelques éléments tirés du livre di Titiou Lecoq, Les grandes oubliées, ed. Proche

Pourquoi l’histoire a effacé les femmes? Le sous-titre du livre de Titiou Lecoq nous promet une réponse. De suite, quelques éléments pour vous titiller sur les légendes et les préjugés qui ont construit la condition féminine et des vérités qui font ressurgir des figures de femmes là où on ne le croirait pas.

Les théories (masculines) sur la différence entre femmes et hommes, avec la subordination des femmes à la clé, part de la Préhistoire. On a supposé que c’était à cause des naissances qui contraignaient les femmes à rester à la maison et à pratiquer la cueillette au lieu de la chasse. Donc… les femmes de la Préhistoire font la cueillette au lieu de la chasse, comme si chasser était plus fatiguant et donc plus adapté aux hommes ? Faux : la cueillette était exténuante. La place des femmes est devenue « naturellement » celle au foyer car à cette époque on faisait des enfants à la suite ? Faux : En réalité elles espaçaient les naissances. L’idée de la division sexuée du travail, qui statue que chasser est une activité plus exigeante et supérieure à la cueillette, était née, entérinant la subordination des femmes.

L’Histoire continue. Les femmes continuent d’être oubliées. Les femmes ne bâtissent pas des cathédrales ? Faux. Au Moyen Age, il ne leur était pas interdit d’exercer certains métiers. On trouve dans les registres des ménestrelles, des jongleresses, des musiciennes, des artisanes, des maréchal-ferrant…

On voit le Moyen Age comme une période d’ignorance où la situation de la femme était horrible mais c’est à la Renaissance qu’elle empire. On oublie aussi les femmes artistes, les lettrées. On ne retient que les noms des hommes. La langue est masculinisée au XVII siècle : avant, par exemple, les adjectifs s’accordaient avec le dernier substantif. Ensuite, les traités misogynes prolifèrent : Le caractère de La Bruyère, L’Emile de Rousseau, pour en citer que quelques-uns. En réalité les femmes sont dans plusieurs domaines, mais on arrive à minimiser leur travail. C’est au XIII siècle que commence la discréditation. Les clercs deviennent misogynes car ils veulent retirer le pouvoir aux femmes, en particulier aux femmes lettrées. D’ailleurs, le premier texte écrit par un auteur identifié revendiquant son identité date de 2300 ans a.C et c’est une femme : Enheduanna grande prêtresse d’Ur. C’est un fait très important pour l’Histoire, mais il n’est mentionné nulle part dans les manuels scolaires. Qui sait pourquoi. On parie ?

Ensuite vient la loi salique qui empêche aux filles d’hériter le trône. Voilà que le masculin l’emporte sur le rang et sur le sang. Les béguinages (communautés de femmes) sont fermés. Et en 1487 la chasse aux sorcières commence. Beau programme de « nettoyage de genre ».

Les femmes participent également à la Révolution française, mais le soulèvement des femmes du 5 octobre est minimisé par l’histoire et finit par ne plus être mentionné. Les femmes veulent des droits aussi, mais on les leur nie. La déclaration des droits de l’homme concerne bel et bien seulement les hommes. Lorsque Napoléon devient empereur, il ne fait qu’empirer les choses : son Code civil est défavorable aux femmes et il perdure jusqu’à la réforme des régimes matrimoniaux en 1965. Dans ce code, la femme est soumise au mari et le meurtre de l’épouse par l’époux est « excusable ». Voilà que ça explique bien des choses de notre situation actuelle.

Même les affaires de femmes telles l’accouchement passent entre les mains des hommes: la première chaire d’obstétrique en France date de 1806 et est occupée par un homme. Les soignantes traditionnelles sont disqualifiées. A la fin du siècle on arrive même à l’ablation des ovaires pour « calmer » les femmes, supposées être hystériques. Ah, oui, l’hystérie ! Les femmes sont folles. Surtout celles qui ne se taisent pas et n’acceptent pas le rôle qu’on leur impose. Je suis convaincue que c’est la nouvelle chasse aux sorcières ! D’ailleurs, la première femme psychiatre française, Madeleine Pelletier, finit sa vie en asile psychiatrique car accusée d’avoir pratiqué un avortement sur une fille de 13 ans qui avait été violée.

Puis vient l’industrialisation, qui change davantage le monde du travail. Au XIX siècle les modes de productions changent. Avant les femmes travaillaient depuis la maison mais maintenant elles ne peuvent plus faire car la place du travail, dans les usines par exemple, est à l’extérieur. Le foyer devient un sujet, en lui consacre la première expo nationale en 1923. Pendant les guerres, les femmes s’engagent dans la résistance. Emilienne Moreau-Evrard organise une école clandestine pour enfants, d’autres sont agents de liaison, la plupart travaillent car les hommes sont au front et sont ensuite renvoyées au foyer quand la guerre se termine.

Voilà quelques éléments donnés par l’auteure,  afin de mieux comprendre que les femmes dans l’Histoire ont bel et bien existé, mais les manuels scolaires ne les mentionnent pas. Rares sont les femmes qui y ont une place. Ce livre contribue à expliquer – avec une langue très accessible – leur disparition et à en faire ressortir quelques-unes de l’oubli.

Le grandi dimenticate – quasi una recensione del libro di Titiou Lecoq Les grandes oubliées

Perché la storia ha cancellato le donne? Il sottotitolo del libro di Titiou Lecoq ci promette una risposta. Subito qualche elemento per solleticarvi sulle leggende e sui pregiudizi che hanno costruito la condizione femminile e sulle verità che fanno apparire figure femminili dove meno ce le si aspetta.

Le teorie (maschili) sulla differenza tra donne e uomini, che giustificano la subordinazione delle donne, partono dalla Preistoria. Si presumeva che la differenza fosse dovuta al fatto che il parto costringeva le donne a rimanere a casa e a praticare la raccolta invece della caccia. Quindi… le donne preistoriche raccoglievano invece di cacciare, come se la caccia fosse più faticosa e quindi più adatta agli uomini? Falso: la raccolta era estenuante. Il luogo “naturale” delle donne è diventato la casa, perché a quel tempo facevano figli uno dopo l’altro? Falso: in realtà distanziavano le nascite. Nasce però così l’idea della divisione sessuata del lavoro, che afferma che la caccia è un’attività più impegnativa e superiore alla raccolta, giustificando la subordinazione delle donne.

La storia continua. E le donne continuano ad essere dimenticate. Le donne non costruiscono cattedrali? Falso. Nel Medioevo non c’erano professioni che non potevano esercitare. Troviamo nei registri menestrelle, giocoliere, musiciste, artigiane, maniscalche…

Consideriamo il Medioevo come un periodo di ignoranza in cui la situazione delle donne era orribile, ma fu durante il Rinascimento che peggiorò. Si sono dimenticate anche le donne artiste, e le letterate. Ricordiamo solo i nomi degli uomini. La lingua venne mascolinizzata nel XVII secolo: prima, ad esempio, gli aggettivi concordavano con l’ultimo sostantivo. Poi comincieranno a proliferare i trattati misogini: Il carattere di La Bruyère, L’Emile di Rousseau, per citarne solo alcuni. In realtà le donne sono presenti in più ambiti, ma si riesce a minimizzare il loro lavoro. Fu nel XIII secolo che iniziò la svalorizzazione femminile. Il clero diventa misogino perché vuole togliere il potere alle donne, soprattutto alle donne colte. Pensate che il primo testo scritto da un autore identificato, che rivendica la sua identità, risale al 2300 aC e si tratta di una donna: Enheduanna, gran sacerdotessa di Ur. Questo è un fatto molto importante per la Storia, ma non è menzionato da nessuna parte nei libri di testo scolastici. Chissà perché. Scommettiamo?

Poi arriva la legge salica che impedisce alle figlie di ereditare il trono e il maschile prevale sul rango e sul sangue. I beghinaggi (comunità femminili) sono chiusi. E nel 1487 inizia la caccia alle streghe. Bel programma di “pulizia di genere”.

Anche le donne parteciparono alla Rivoluzione francese, ma la rivolta femminile del 5 ottobre viene minimizzata dalla storia e alla fine non è nemmeno più menzionata. Anche le donne vogliono dei diritti, ma glieli negano. La dichiarazione dei diritti umani riguarda solo gli uomini. Quando Napoleone divenne imperatore, non fece altro che peggiorare le cose: il suo Codice Civile era sfavorevole alle donne e durò fino alla riforma dei regimi matrimoniali del 1965. In questo codice la donna è soggetta al marito e all’omicidio della moglie da parte del marito è “scusabile”. Questo spiega molte cose della nostra situazione attuale.

Anche le questioni femminili, come il parto, passano nelle mani degli uomini: la prima cattedra di ostetricia in Francia risale al 1806 ed è occupata da un uomo. I mestieri della medicina occupati tradizionalmente dalle donne sono squalificati. Alla fine del secolo, le ovaie venivano addirittura asportate per “calmare” le donne che si supponeva fossero isteriche. Ah, sì, l’isteria! Le donne sono pazze. Soprattutto quelle che non stanno zitte e non accettano il ruolo che viene loro imposto. Per quel che mi riguarda, oso affermare che questa sia davvero un’ulteriore caccia alle streghe! Del resto, la prima psichiatra francese, Madeleine Pelletier, finì la sua vita in un manicomio perché accusata di aver praticato l’aborto a una ragazzina di 13 anni che era stata violentata. Giudicata non colpevole perché la sua emiplegia le impediva di praticare, fu comunque condannata al manicomio perché “pericolosa”.

Poi arriva l’industrializzazione, che cambia ulteriormente il mondo del lavoro. Nel XIX secolo i metodi di produzione cambiano. Prima le donne lavoravano da casa, ora non possono più farlo perché il luogo di lavoro, ad esempio nelle fabbriche, è fuori. La casa diventa un tema importante e la prima mostra nazionale francese si tiene a Parigi nel 1923. Durante le guerre le donne parteciparono alla resistenza. La scrittrice cita Emilienne Moreau-Evrard, che organizza una scuola clandestina per bambini, altre donne partecipano portando le informazioni, e la maggior parte di loro lavora perché gli uomini sono al fronte e poi vengono rimandate a casa quando finisce la guerra e non c’è più bisogno di loro.

Ecco alcuni elementi forniti dall’autrice, per comprendere meglio che le donne nella Storia sì, sono esistite, ma i libri di testo scolastici non ne parlano. Poche donne sono menzionate. Questo libro aiuta a spiegare – con un linguaggio molto accessibile – la loro scomparsa e a far uscire alcune di loro dall’oblio.

The great forgotten – some thoughts on Titiou Lecoq’s book Les grandes oubliées

Why has history cancelled women? The subtitle of Titiou Lecoq’s book promises us an answer. Here are some elements to let you know about legends and prejudices which have constructed the feminine condition, and the truths which bring back female figures where one would not expect them.

(Masculine) theories on the difference between women and men, with justify the subordination of women, start from Prehistory. It was assumed that childbirth forced women to stay at home and practice gathering instead of hunting. So… shall we understand that prehistoric women did a less tiring activity, more suitable to them? False: picking was exhausting. Women’s place “naturally” became that of the home because at that time they had children one after the other? False: In reality they spaced births. The idea of ​​the sexual division of labor, which states that hunting is a more demanding and superior activity than gathering, was created, thus confirming the subordination of women.

The story goes on. Women continue to be forgotten. Women don’t build cathedrals? False. In the registers of Middle Ages, we can find women minstrels, jugglers, musicians, artisans, farriers..

We see the Middle Ages as a period of ignorance where the situation of women was horrible but it was during the Renaissance that it got worse. Women artists or writers were forgotten. We only remember the names of the men. The languages which come from Latin were masculinized in the 17th century: before, for example, adjectives agreed with the last noun (not so today). Then, misogynistic treatises proliferated: The Character of La Bruyère, L’Emile by Rousseau, to name just a few. In reality, women were in several fields, but their work was minimized. It was in the 13th century that discredit began. The Church became misogynistic, power was taken away from women, especially cultivated women. Moreover, the first text written by an identified author claiming her identity dates from 2300 BC and it is a woman: Enheduanna high priestess of Ur. This is a very important fact for History, but it is not mentioned anywhere in school textbooks. Who knows why. Shall we bet ?

Then comes the Salic law, which prevents girls from inheriting the throne. Now the masculine prevails over rank and blood. The beguinages (XIII c. communities of women) are closed. And in 1487 the witch hunt began. A perfect “gender cleansing” program.

Women also participated in the French Revolution, but the women’s uprising of October 5 was downplayed by history and eventually no longer mentioned. Women want rights too, but they are denied them. The French declaration of human rights only concerns men. When Napoleon became emperor, he only made things worse: his Civil Code was unfavorable to women and it lasted until the reform of matrimonial regimes in 1965. In this code, the woman is subject to the husband and the murder of the wife by the husband is “excusable”. This explains a lot of things about our current situation.

Even women’s affairs such as childbirth pass into the hands of men: the first chair of obstetrics in France dates from 1806 and is occupied by a man. Traditional medical jobs held by women, are disqualified. At the end of the century, ovaries were even removed to “calm down” women who were supposed to be hysterical. Ah, yes, hysteria! Women are crazy. Especially those who do not shut up and do not accept the role imposed on them. I am convinced that this is the new witch hunt! Moreover, the first French female psychiatrist, Madeleine Pelletier, ended her life in a psychiatric asylum after being accused of having performed an abortion on a 13-year-old girl who had been raped, recognized not guilty because she could not use one of her hands but still considered dangerous.

Then comes industrialization, which further changes working practices. In the 19th century, production methods changed. Before, women worked from home but now they can no longer do so because the place of work, in factories for example, is outside. The home became a subject: the first national exhibition was held in Parist in 1923. During the wars, women engaged in the resistance. Emilienne Moreau-Evrard organizes a clandestine school for children, others are liaison officers, most of them work because the men are at the front and are then sent home when the war ends.

Here are some elements given by the author, so that we can understand that women in History did indeed exist, but school textbooks do not mention them, so we did not learn about them. Few women have a place in schoolbooks. This book helps to explain – with very accessible language – their disappearance and to bring some back into light.